Partito dell'Uomo Qualunque

01.03.2026 | di Giampaolo Beschin

Per alcuni anni il Partito dell'Uomo Qualunque fu uno dei più importanti nel panorama politico italiano. Slogan molto accattivanti, ma poche idee e tante fake news, scomparve totalmente nel giro di un decennio

Nel silenzio che sempre avvolge la vita dell'uomo qualunque, oggi sono in pochi a ricordare Guglielmo Giannini, giornalista, scrittore, regista, drammaturgo e politico italiano. Nato a Pozzuoli da una famiglia della media borghesia napoletana, Giannini nel 1944 fondò il partito dell'Uomo Qualunque, che nel 1946 ottenne il 5,3% dei voti e 30 seggi all'Assemblea Costituente, diventando il quinto partito nazionale dopo la Democrazia Cristiana, il PSIUP, il Partito Comunista e la Unione Democratica Nazionale. Un successo clamoroso e totalmente inatteso, che portò il giornale dell'Uomo Qualunque ad una tiratura di oltre 800.000 copie, ma effimero come la vita d'una falena

L'assenza di linea politica, la nascita del Movimento Sociale Italiano ed il rafforzamento della Democrazia Cristiana su posizioni più a destra causarono il crollo elettorale del movimento che alle elezioni del 1948, in accoppiata con il Partito Liberale Italiano, ottenne solo il 3,8% dei consensi. Giannini ebbe nel 1953 l'ultimo seggio alla Camera ed alle elezioni successive il suo partito scomparve totalmente. Di lui rimangono, oltre a qualche discreta opera teatrale e saggi, quegli slogan geniali con cui seppe far breccia nel cuore delle masse. Dal "non rompeteci le scatole" che in versione ancor più esplicita era lo slogan del movimento al raffinato "Gli intellettuali sono persone che non hanno i calli alle mani, ma sul pensiero", senza dimenticare quel "Proletari di tutto il mondo, attenti alle fregature" che ancora oggi è di incredibile attualità. Fu sceneggiatore del primo film di Totò, Fermo Con le Mani

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