Chiudono le vecchie Botteghe

02.03.2026 | di Giampaolo Beschin

Nei quartieri di Verona chiudono i negozi, soprattutto le piccole botteghe di generi alimentari che non riescono a tenere il passo con la Grande Distribuzione. Le periferie si trasformano in dormitori e il traffico aumenta

I tempi cambiano, e con essi le abitudini. La città si allarga, spariscono i confini tra i comuni e oramai ha senso parlare di agglomerati urbani. In quelle che un tempo erano le zone verdi tra Verona e i paesi della cintura, spuntano come funghi i grandi centri commerciali. Il primo fu la Città Mercato (oggi Auchan) a Bussolengo e poi arrivarono Verona Est, Verona Uno, Grande Mela, Corti Venete e Adigeo. Un grande successo, con decine di migliaia di clienti ogni giorno, prezzi sempre competitivi, promozioni, fidelity card, sconti e 3x2 aggiunti ad una incredibile varietà di prodotti e freschezza garantita dagli arrivi quotidiani

A pagare il prezzo del loro sviluppo sono i piccoli negozi di quartiere, soprattutto le vecchie botteghe di generi alimentari, che non riescono a tenere il passo. Che non riescono ad essere competitive, perché non possono applicare economie di scale e spesso acquistano i prodotti a prezzi che sono superiori rispetto a quelli di vendita nella GDO. Ad uno ad uno finiscono inevitabilmente per chiudere. Negli scorsi mesi è accaduto nel mio quartiere, dove hanno chiuso due botteghe di alimentari che avevano più di sessant’anni

E’ il progresso della grande distribuzione, ma intanto i quartieri perdono le loro attività commerciali e diventano dei dormitori; negli ipermercati ci sono corsie con oltre 200 tipi di yogurt, ma per acquistare un litro di latte e due panini bisogna fare più chilometri oggi che nell’ottocento. Tra il 2012 e il 2025 nel territorio del Comune di Verona hanno chiuso ben 681 negozi, passando da 2.361 a 1.680 attività. In centro storico i negozi sono scesi da 713 a 531 (-182, con una diminuzione di circa il 25%), mentre nei quartieri di è passati da 1.648 a 1.149 negozi (-499, con una diminuzione di oltre il 30,3%). Le categorie più colpite sono state quelle dell'abbigliamento e calzature (con 168 chiusure) e dei generi alimentari (78 chiusure), seguite da mobili e ferramenta (76), da libri e giocattoli (60) e dalle edicole (54)

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