Economia Veronese tra conflitti e sfide

20.03.2026 | di Maurizio Zumerle

L'economia del territorio veronese, ed in particolare il comparto dell'artigianato, sta attraversando un momento di profonda sofferenza, specchio delle difficoltà che colpiscono le famiglie. Tra conflitti globali e sfide locali

Il contesto internazionale non aiuta: la lunga guerra in Ucraina, che si prospetta come uno dei conflitti più duraturi dell'ultimo secolo in Europa, e le recenti tensioni mondiali con l'Iran scuotono le coscienze e destabilizzano i mercati, creando gravi problemi anche alle nostre imprese. È un quadro bellico che non possiamo permetterci di ignorare. Il nodo principale non risiede soltanto nell'andamento del prezzo del petrolio - che il Governo italiano e l'Unione Europea potrebbero in qualche modo contrastare - quanto piuttosto nel rincaro generalizzato dei prezzi che questa situazione trascina con sé. I mercati mondiali e nazionali, con la speculazione in testa (che è il termometro degli eventi e non va demonizzata), hanno già inviato segnali inequivocabili. Questo atteso balzo dell'inflazione, pur essendo meno immediato del rincaro vertiginoso dei carburanti visto all'inizio del conflitto, produrrà effetti pesanti: svaluterà gli stipendi, ridurrà i margini aziendali e graverà sul debito pubblico

Il rischio concreto è lo sforamento significativo della soglia del 3% del PIL, parametro europeo fondamentale per l'accesso a risorse e finanziamenti agevolati. Con l’Europa intenzionata a impedire deroghe su questi vincoli, è necessario che i partiti politici, sia di maggioranza che di opposizione, pensino a una seria revisione della spesa pubblica. Bisogna tagliare quei molti miliardi destinati a mantenere consensi "drogati", sostenendo aziende decotte o enti "atavici" che fungono spesso da parcheggio per politici in declino e premi improvvidi di varia natura. Chi vive in Italia da qualche anno sa bene a cosa mi riferisco, anche senza fare nomi. Tornando alla nostra terra veronese e veneta, vediamo imprenditori spaventati dal crollo dei consumi e dalla contrazione delle esportazioni

Fortunatamente resta imperterrita la crescita del turismo, legato alle nostre bellezze e alla nostra storia. Il nostro patrimonio, che in un libro ho definito i nostri "giacimenti", non ce lo possono sottrarre, a differenza di quanto accaduto con la finanza veronese: un tempo ai vertici in Italia, ora è svanita per colpa di dirigenti incapaci di gestire l'orizzonte degli eventi e di cittadini talvolta insipienti o troppo passivi. Le imprese artigiane veronesi, che rappresentano una delle punte di diamante della nostra economia, cercano di resistere e di innovare nonostante il fardello di adempimenti che ci vincolano nel mercato mondiale. Cercheranno di adeguare i prezzi, ma con salari e pensioni fermi - che non aiutano i consumi - e la pressione degli enti locali che drenano risorse, la propensione al rischio d'impresa svanisce e la situazione resta critica. Esistono ancora nicchie di benessere, ma anche queste scemano, con molti che preferiscono "salvarsi" all'estero (che però non è certo il Bengodi) nella ormai memorabile "contrada Berlinzone".

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