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Editoriali

Sono scomparse le Grandi Mostre

Quella dedicata a Caroto fu un’esposizione con 120 opere provenienti da collezioni e musei di tutto il mondo, che la rivista Finestre sull'Arte mise al 2° posto tra le migliori realizzate nel 2022 in Italia. Da allora in città un tetro silenzio è sceso sui grandi eventi culturali; un silenzio che ha distrutto l’ottima reputazione che Verona si era costruita con le mostre di levatura internazionale realizzate dal 2007 al 2022. Un modello espositivo fatto di produzioni internazionali e ricche sponsorizzazioni, capace di richiamare centinaia di migliaia di visitatori e turisti è stato rotto, lasciando spazio a rassegne minori, legate alle circoscritte collezioni locali. In quegli anni Verona era tra le capitali italiane dell'arte espositiva, con la Gran Guardia, CASTELVECCHIO e Palazzo Forti che ospitavano eventi di risonanza planetaria. Nel 2007 la mostra Il Settimo Splendore, curata da Giorgio Cortenova, portò a Palazzo della Ragione oltre 200 capolavori da Botticelli a Tiziano, da Caravaggio a Magritte, fino a De Chirico e Modigliani. L’anno successivo arrivarono le Collezioni italiane del Museo Pushkin, con un centinaio di capolavori provenienti dal famoso museo moscovita. Nel 2009 e 2010 la mostra Corot e l'Arte Moderna, allestita in collaborazione con il Louvre
Nel 2011 Chagall il Mondo Sottosopra a Palazzo Forti. Nel 2013 due grandi mostre curate da Marco Goldin con oltre 300mila visitatori: in primavera Da Botticelli a Matisse, e in autunno Verso Monet. Nel 2014 la monografica su PAOLO CALIARI detto il Veronese, ancora oggi ricordata come la migliore al mondo dedicata al grande pittore del ‘500. Nel 2015 la stupenda Arte e Vino, in concomitanza con Expo e Vinitaly. Una mostra che esaminò il legame tra il vino e l'arte nel corso dei secoli, con opere di Arcimboldo, Caravaggio, Rubens, Carracci, Guttuso, Picasso e Magritte. Tra il 2016 e il 2017 i Maya alla Gran Guardia e Picasso a Palazzo Forti. Nel 2018 la grande antologica dedicata a Fernando Botero, curata dall'artista stesso in collaborazione con Rudy Chiappini. Nel 2019 Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky. Dopo lo stop forzato a causa del Covid-19 nel 2021 ci fu Dante a Verona: un grande percorso celebrativo nel 700 anniversario della morte, per raccontare il legame del Poeta con gli Scaligeri e la città. Nel 2022 Caroto e poi il silenzio. Un miope cambio di passo che solleva interrogativi importanti sulle strategie culturali della città e lo sviluppo del turismo

Monumenti

Storia

breve Storia di Verona

I primi insediamenti abitavi in queste terre, dove un grande fiume esce dai monti e si adagia su una fertile pianura, dove gli inverni sono sopportabili e le caldi estati permettono copiosi raccolti, si perdono nella notte dei tempi. La stazione di Quinzano risale a mezzo milione di anni ed è documentabile una vita ininterrotta fino ai castellieri dell'età del ferro, all'inizio della storia quando gli autori romani Catone e Livio Plinio riconoscono qui stabiliti Reti, Euganei, Liguri e Etruschi. Preistorici furono pure i primi insediamenti abitativi entro la città di Verona, situati tra l'attuale PONTE PIETRA e l'antistante collina di San Pietro, dov'era un agevole guado sul fiume Adige, lungo la Via del Sale che portava alla Germania. Le tracce dei primi contatti con Roma risalgono al IV secolo a.C. quando le genti che abitavano in quest'area iniziarono a stabilire frequenti rapporti commerciali con l'Urbe. Già nel 216 a.C. essi avevano conquistato una consistenza tale da essere ricordati come "presenti con un proprio contingente nell'esercito romano che combatte la battaglia di Canne". Nel 148 a.C. lo sviluppo della zona subì una forte accelerazione con il passaggio della via Postumia che univa il Tirreno con l'Adriatico. L'atto ufficiale di nascita dell'urbe come insediamo urbanistico romano, quando essa acquisì la cittadinanza e venne assurta al grado di Municipium risale al 49 a.C. con la conseguente realizzazione di mura, strade e teatri. Memoria di tale evento è incisa sulla PORTA DEI LEONI nella quale vengono ricordati i magistrati che seguirono i lavori. Come attestano i numerosi monumenti ancor oggi conservati, in EPOCA ROMANA fu una municipalità importante, che nell'età Flavia arrivò al massimo splendore
Con lo sgretolarsi dell'Impero Romano d'Occidente la città fu convertita al cristianesimo (III e IV secolo) e poi divenne terra di conquista per gli invasori che giunsero d'oltralpe. Un breve periodo di prestigio in un epoca buia fu quello dal 493 al 526, quando Teodorico, Re degli Ostrogoti, la scelse come una delle sue residenze favorite, dotandola di palazzi, terme e nuove mura difensive. Durante la dominazione Longobarda, Verona fu la prima capitale del regno. Vi risiedette Alboino, che nel 572 fu assassinato durante una congiura ordita da sua moglie Rosmunda. Sconfitti i Longobardi, nel 774 entrò a far parte dell'impero Carolingio fondato dai Franchi e con Pipino figlio di Carlo Magno, divenne Capitale del Regno d'Italia. Nel periodo del regno italico tra l'887 e il 962, Verona tornò centrale negli interessi dei vari pretendenti alla corona: Berengario, eletto dalle grandi famiglie feudali Re d'Italia nell'888 e divenuto imperatore nel 915, la scelse come sua residenza, dando alla città un trentennio di rilevante importanza politica e militare. Con lo scemare dell'autorità imperiale, nella prima metà del XII secolo Verona divenne un Libero Comune, in cui le sorti della città erano rette da una alleanza tra clero, aristocrazia e ricchi mercanti. Sede Pontificia dal 1181 al 1185 con Papa Lucio III essa fu attiva nelle battaglie che portano i Liberi Comuni a difendere la propria autonomia dai tentativi di restaurazione del Barbarossa e Federico II di Svevia. Al tramonto delle libertà comunali, dopo la breve parentesi di Ezzelino da Romano, seguì il periodo della SIGNORIA DEGLI SCALIGERI, iniziato nel 1262 e protrattosi per 125 anni. La famiglia Dalla Scala utilizzò ogni mezzo per giungere al potere, ma una volta al governo procurò alla città un lungo periodo di prosperità economica come non si ricordava dai tempi di Roma. Edificarono castelli, chiese e palazzi, facendo di Verona uno dei poli culturali dell'Italia tardo medioevale in cui furono ospitati i più celebrati artisti dell'epoca, tra cui Giotto, Dante e Petrarca, che nel 1345 scoprì nella BIBLIOTECA CAPITOLARE un codice dell'Epistolario di Cicerone

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