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Editoriali

Toto Sindaco, la corsa è partita

Nella primavera del prossimo anno i veronesi andranno alle urne per eleggere il nuovo Sindaco e i 36 componenti del Consiglio Comunale, che guideranno la città per cinque anni. La data più probabile sarà quella di domenica 23 e lunedì 24 maggio 2027. Nelle segreterie dei partiti è iniziato il countdown: si studiano le strategie e si abbozzano le liste. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, assieme con i partiti minori della sinistra, punteranno sull’uscente Damiano Tommasi. Una parte del PD veronese, vicina al segretario nazionale Elly Schlein, avrebbe preferito scaricare l’ex calciatore e candidare lo stimato consigliere regionale Gianpaolo Trevisi, ma la sonora batosta al referendum dello scorso marzo (con Verona unica grande città italiana in cui il SI ha vinto) ha stoppato ogni pensiero di cambiamento. Troppo alto il rischio. Allora nonostante grossi mal di pancia, soprattutto su urbanistica e tutela degli alberi, tutti sorridenti e uniti a correre per la rielezione di Tommasi. Del resto, perdere la "carega" e andare a lavorare, non piace a nessun politico
Nel centrodestra le cose sono più complicate. Nonostante le divisioni del 2022 abbiano regalato la vittoria alla sinistra, ancora oggi Fratelli, Lega e Forza Italia continuano a viaggiare su binari lontani. Molti sono i nomi che circolano, troppi per immaginare che la coalizione filogovernativa possa trovare una quadra prima dell’estate. I risultati delle ultime regionali vedono sicuramente in pole position i candidati di Fratelli d’Italia, che potrebbero puntare sull’eurodeputato Daniele Polato, che vanta una lunga esperienza nel Comune di Verona, tra Giunta e Consiglio Comunale. Molto quotata anche la candidatura del ministro Gianmarco Mazzi, grande amante di Verona e della veronesità. In casa Lega il nome di bandiera è quello di Paolo Borchia, che però avendo vissuto tra Bussolengo e Bruxelles, in città non è molto conosciuto (solo 1.518 voti alle Europee). Forza Italia vorrebbe puntare sul ritorno di Tosi, ma molti elettori di centrodestra diserterebbero le urne ricordando cosa fece Re Flavio nelle amministrative del 2022, del 2017 e del 2012. Contro di lui, Tommasi avrebbe gioco facile

Monumenti

Galleria Achille Forti

Situata in uno storico palazzo del XII secolo, fra piazza delle Erbe e piazza dei Signori, la Galleria Achille Forti ospita le ricche collezioni di arte moderna e contemporanea che appartengono al Comune di Verona, frutto di lasciti, donazioni e acquisizioni
Palazzo della Ragione è un maestoso edificio a pianta quadrangolare con cortile interno, situato nell'angolo fra PIAZZA ERBE e PIAZZA DEI SIGNORI. Edificato nel '300 per accogliere le nuove magistrature del libero Comune, corso dei secoli è sempre stato uno dei principali centri del potere politico cittadino, ospitando nelle sue stanze il Collegio dei Notai, il Dazio della Seta, la Cassa di Risparmio, la Pretura e la Corte d'Assise. Un complesso monumentale di cui fanno parte la TORRE DEI LAMBERTI, il Cortile del Mercato Vecchio, la Scala della Ragione e la Cappella dei Notai. Dopo alcune importanti campagne di restauro, dal 2014 il PALAZZO DELLA RAGIONE ospita la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti; essa porta il nome del grande mecenate Achille Forti, che nel 1937 lasciò in eredità al Comune di Verona la maggior parte delle sue proprietà, tra cui una preziosa collezione d’arte. Un patrimonio che negli anni si è arricchito attraverso acquisti da parte dell’Amministrazione Comunale, altri lasciti testamentari, donazioni di enti pubblici e di istituti di credito. Oggi la collezione può contare su un patrimonio di oltre 1.700 opere di arte moderna e contemporanea, coprendo un arco temporale che va dagli inizi dell’800 fino ai nostri giorni 

Storia

Piatti tipici