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Piazza del Duomo

Se non fosse per le insegne delle osterie e degli esercizi commerciali, nessun turista che arrivasse in questa piazza dopo aver vagato senza meta fra le vie del centro storico, immaginerebbe di essere nella Piazza del Duomo. Seminascosta nelle vicinanze di Ponte Pietra, è inaspettatamente piccola e quasi soffocata dagli edifici circostanti, ma accoglie un patrimonio storico e culturale di incredibile valore
La Piazza è dominata dal DUOMO, la chiesa più bella di Verona, che venne edificata sui resti di una basilica paleocristiana e consacrata nel 1187 da Papa Urbano III. La sua facciata tripartita, singolare fusione di gotico e romanico, è dominata dallo splendido protiro a due livelli che si slancia elegante, sostenuto da colonne tortili che poggiano su grifoni alati e sostengono archi a tutto sesto. Nel maestoso interno ci sono cappelle, altari e innumerevoli opere d'arte, tra cui un grande Tornacoro del Sanmicheli e una stupenda pala del Tiziano. Da un ingresso posto sotto l'organo di sinistra del Duomo, o dall'esterno della Cattedrale, si accede al Battistero di SAN GIOVANNI IN FONTE. Una piccola chiesa edificata in epoca longobarda e ricostruita nel XII secolo, che conserva affreschi del XIV secolo, varie tele di pregio e una stupenda fonte battesimale del XII secolo, capolavoro della scultura romanica veronese. Adiacente ad essa è la piccola CHIESA DI SANTA ELENA; risale al IX secolo e racchiude un'interessante area archeologica con i resti di una chiesa paleocristiana. Attraversando un passaggio coperto si arriva al Chiostro dei Canonici, realizzato nel XII secolo con un doppio ordine di colonne romaniche in marmo rosso

Storia

Giulietta e Romeo

Secondo le fonti storiche la vicenda di Giulietta e Romeo si svolse nel 1303, quando Verona era governata dalla SIGNORIA DEGLI SCALIGERI. Dopo il governo di Alberto della Scala, nel 1301 la reggenza passò a suo figlio Bartolomeo, che tentò inutilmente di sedare l'odio delle lotte intestine tra le famiglie veronesi, divise nelle fazioni avverse dei Guelfi e dei Ghibellini. In quegli anni la rivalità tra Montecchi e Capuleti era talmente accesa che Dante Alighieri, esule da Firenze ed ospite tra il 1303 e il 1304 degli Scaligeri, la nomina nel VI canto del Purgatorio (Vieni a veder Montecchi e Cappelletti / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: / color già tristi, e questi con sospetti). L'origine letteraria della vicenda risale invece al 1531 quando il capitano vicentino Luigi Da Porto la narrò nella sua nella sua "Historia novellatamente ritrovata di due nobili amanti con la loro pietosa morte intervenuta già al tempo di Bartolomeo della Scala", un opera prolissa ma in pratica già contenente tutti gli elementi che saranno poi narrati da Shakespeare. Si trattava di una storia già nota nei racconti popolari, che lo stesso capitano spiega essergli stata riferita da un suo compagno d'armi, tal Pellegrino da Verona. La novella del Da Porto venne presto ripresa in un poema di Gerardo Boldiero e nel 1554 in un opera di Matteo Bandello. La storia ebbe presto grande fama in tutta Europa, con versioni scritte dall'inglese Arthur Brooke nel 1562, William Painter nel 1569 e lo spagnolo Felix Lope de Vega nel 1590. Fu nel 1596 che il drammaturgo inglese William Shakespeare rappresentò la sua versione della tragedia, dando alla vicenda dei due amanti un'immortale attualità e rendendola icona dell'immaginario collettivo. L'anno successivo dette alle stampe "La tragedia eccellentemente concepita di Romeo e Giulietta come è stata spesse volte rappresentata in pubblico (con grandi applausi) dai servi dell'onorevolissimo lord Hudson" mentre nel 1599 pubblicò una seconda edizione riveduta e corretta
 >> LA TRAMA DELL'OPERA SHAKESPERIANA 

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