Verona è l'unica grande città in cui il SI ha vinto al Referendum Costituzionale. Un forte voto di protesta contro l'Amministrazione Comunale in vista delle elezioni per il nuovo Sindaco che si terranno nel maggio 2027
A livello nazionale il Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo è stato una sconfitta per il Governo e la coalizione di centrodestra che lo sostiene: il fronte del NO ha vinto con oltre il 53% dei voti, con grandi festeggiamenti da parte dell'Associazione Nazionale Magistrati, del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Ma nel Comune di Verona le cose sono andate molto diversamente. A livello locale il Referendum Costituzionale è stato una clamorosa e pesante sconfitta per il Sindaco Damiano Tommasi e per la maggioranza di Sinistra che lo sostiene: Verona infatti è l'unica grande città italiana in cui il SI ha vinto
In Veneto il SI ha vinto a livello regionale ma il NO ha prevalso in tutti i grandi capoluoghi, da Padova a Venezia, passando per Belluno, Vicenza e Treviso. Solo Verona e la piccola Rovigo sono una voce fuori dal coro, con oltre 65.000 veronesi che hanno votato per il SI e 59.900 che hanno votato NO. I cittadini veronesi sono andati in massa alle urne per esprimere il loro forte dissenso contro l'Amministrazione che guida la città. Una città in cui la criminalità è fuori controllo, il traffico impazzito e la qualità della vita in continuo peggioramento. Guardando al voto nei singoli quartieri non stupisce che il sostegno più convinto alla riforma sia arrivato dalla Quinta Circoscrizione (Borgo Roma, Cadidavid) con il 54,16% dei voti: nella zona il nuovo sistema di raccolta differenziata dei rifiuti sta creando molti problemi ai residenti, costretti ogni giorno a camminare su marciapiedi che sembrano discariche a cielo aperto. Per non parlare dei disagi causati dai lavori per la tramvia, con lunghi incolonnamenti di auto nelle ore di punta, e del terribile taglio di alberi in Viale del Commercio
Per il Sindaco Tommasi il Referendum è la quarta sconfitta consecutiva, dopo quelle alle Elezioni Politiche del 2022, alle Europee del 2024 e alle Regionali dello scorso anno. Molti in città sperano nelle sue dimissioni, che porterebbero ad elezioni anticipate con la sicura elezione di un nuovo Sindaco. Lo chiedono compatti tutti i partiti del centrodestra e molti esponenti della società civile; sottovoce lo sperano anche molti elettori di sinistra, che ricordano come "si stava meglio quando si peggio". L'onorevole Paolo Borchia della Lega ha commentato il risultato del Referendum parlando di "una distanza evidente tra il palazzo e i veronesi che non può essere ignorata". Per Ciro Maschio, deputato di Fratelli d'Italia ed ex consigliere comunale, i veronesi hanno necessità di "efficienza e buongoverno a cui dobbiamo dare rappresentanza alle prossime amministrative"


