Erano contro le Autostrade

09.03.2026 | di Giampaolo Beschin

Gli archivi dei giornali e i libri di storia politica raccontano che in Italia negli anni ‘50 e ‘60 la sinistra era fermamente contraria alle Autostrade. Oggi i loro nipoti sono contro i Treni ad Alta Velocità e contro il Ponte su

Per impedire la costruzione della A1, l'Autostrada del Sole, l’allora Partito Comunista Italiano organizzò decine di scioperi e manifestazioni, accusando il Governo di essere "al servizio della Fiat" e di sprecare soldi in un’opera inutile, che mai e poi mai avrebbe giovato al paese. In quei giorni L'Unità scriveva "Ma a cosa serve? E’ evidente l'impegno di spremere l'economia nazionale per dare velocità alte e comode soltanto per redditi più elevati". Un attacco frontale e totalmente ideologico, contro una delle infrastrutture che maggiormente hanno contribuito allo sviluppo economico e sociale del nostro Paese nel dopoguerra

Immaginate se oggi in Italia non ci fosse nessuna autostrada; per andare da Verona a Torino utilizzando solo strade statali servirebbero almeno 8 ore. Nel 2026 tutti concordano che quella preconcetta opposizione fu un grande errore, eppure oggi la storia si ripete. Il dibattito sulle Grandi Opere è un déjà-vu già visto, fatto di scioperi, comitati, ricorsi ai tribunali, proteste e retoriche catastrofiste. Sono trascorsi quasi 70 anni, il Partito Comunista ha cambiato nome e nel 2007 è diventato Partito Democratico, ma gli scioperi e le proteste contro lo sviluppo dell’Italia continuano. I figli e i nipoti di quelli che manifestavano contro le Autostrade oggi manifestano contro i Treni ad Alta Velocità, contro il Ponte sullo Stretto di Messina e contro la crescita economica del Paese

A loro non importa se in Francia e in Germania i treni ad alta velocità sono una realtà che ben funziona da oltre 30 anni, che riduce fattivamente l’inquinamento e promuove lo sviluppo; da noi vengono demonizzati e sabotati per impedirne il completamento. A loro non importa se i grandi ponti vengono costruiti in tutto il mondo; per loro tra la Calabria e la Sicilia si deve continuare a viaggiare solo con i traghetti. Purtroppo l’Italia del terzo millennio è ancora troppo spesso ostaggio di minoranze che utilizzano l’opposizione alle Grandi Opere e la cultura del No solo per ottenere visibilità e raccogliere consenso. Opportunisti che sfruttano il fenomeno Nimby (Non Nel Mio Cortile) e danneggiano la collettività per un mero tornaconto personale, spesso premiato con cariche politiche ben remunerate. Tra 20 anni la Tav e il Ponte sullo Stretto saranno una realtà, e quelli che oggi li osteggiano, saranno i primi ad utilizzarli per andare a protestare contro altre Grandi Opere

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