Rubino, Pop Art & more

22.07.2026 | di Giampaolo Beschin

Dal fumetto alla scultura, dalla Pop Art alle scenografie, Francesco Rubino è un artista capace di far dialogare l'immediatezza popolare e la ricerca estetica più profonda

Nel panorama artistico contemporaneo, la capacità di muoversi fluidamente tra linguaggi differenti è il segno distintivo dei veri innovatori. Un esempio eccellente di questo eclettismo è Francesco Rubino, pittore, fumettista, scultore e scenografo che ha saputo fondere il rigore grafico del fumetto d'autore con la potenza visiva della Pop Art e della materia. Un artista capace di far dialogare l'immediatezza popolare e la ricerca estetica più profonda. Nato nel 1953 a Leonforte e cresciuto a Verona, dove è arrivato da bambino, Rubino è un artista che negli anni ha lavorato con moltissimi colleghi. All'inizio degli anni '70 collabora con l’amico Milo Manara ai disegni di Jolanda de Almaviva, prima opera di grande successo del Maestro dell'Eros. Le esperienze con Hugo Pratt ne rafforzano lo stile narrativo: Rubino diventa autore di storie mature e atmosfere esotiche apparse su riviste di culto come Totem e Corto Maltese in Italia, A Suivre in Francia. Nel 1980 la partnership con Francesco Guccini per la graphic novel dedicata al brigante Gnicche ne consacra il successo

Ma il talento di Rubino non si ferma alla tavola disegnata; negli anni ‘90 traspone la sua sensibilità grafica nella pittura, con una personale interpretazione della Pop Art. Le sue tele ereditano dal fumetto i contorni netti e le campiture cromatiche audaci, ma si arricchiscono di una forte valenza materica e concettuale. I miti della cultura di massa come un pacchetto di Marlboro o una lattina di Heineken vengono decostruiti e rielaborati con una sensibilità geometrica e contemporanea che rimanda alle intuizioni di Andy Warhol. Dopo le esperienze come scenografo nei teatri di Parigi, nel terzo millennio l’evoluzione di Francesco Rubino verso il volume trova il suo culmine nella scultura, come dimostra il celebre ciclo dedicato alla Nike di Samotracia: una monumentale rielaborazione del capolavoro ellenico in chiave moderna e frammentata che è stata una delle opere più ammirate all’Expo di Milano 2015. La sua arte è un viaggio di andata e ritorno tra il racconto grafico e l'emozione pura del colore, dove ogni dettaglio invita ad indagare oltre la superficie

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