La pedalata lungo il fiume Adige inizia da Ponte Risorgimento, a poca distanza dalla Basilica di SAN ZENO. Da qui si può ammirare la Torre della Catena posta al centro del fiume, fatta costruire durante la SIGNORIA DEGLI SCALIGERI nei pressi della comunale Porta Fura. Ad essa veniva agganciata una grossa catena che nel medioevo impediva la navigazione notturna all'interno della città, per evitare il contrabbando e gli attacchi militari. In questa zona le imbarcazioni, per lo più grossi zatteroni formati da pali d'abete legati insieme che poi venivano venduti come legname nei pressi dell'Isolo, pagavano un dazio in funzione della merce trasportata. Muoviamo verso il centro e in pochi minuti si arriva sulle Regaste, l'argine sopraelevato sulla sponda destra dell'Adige. Fino al 1882 era costituito da una palizzata in legno, destinata a proteggere le grosse idrovore che incanalavano l'acqua verso l'antico rione della Beverara, attuale quartiere di San Zeno. Alte fino a 22 metri, viste dal fiume dovevano sembrare le ruote panoramiche di un gigantesco luna park. Proseguendo si arriva a CASTELVECCHIO, dove l'Adige si biforcava per alimentare il canale dell'Adigetto, ora del tutto interrato. Il castello fu costruito tra il 1354 e il 1357 dove sorgeva la Chiesa di San Martino in Acquaro; rinforzato con lunghe cortine merlate e torri angolari in un periodo in cui gli Scaligeri dovevano difendersi sia dagli attacchi esterni che dalle rivolte interne. Nel suo mastio infatti si rifugiò l'ultimo dei Signori di Verona, Antonio della Scala, prima di abbandonare la città insorta. Era il 19 ottobre 1387 e dopo una breve parentesi viscontea, la città entrò a far parte della SERENISSIMA REPUBBLICA con una dedizione spontanea
IL PONTE SCALIGERO fu edificato assieme al castello (1355), ma ai veronesi ne fu vietato il transito per oltre 5 secoli. In origine infatti era accessibile solo dal cortile interno di Castelvecchio e, perdurando fino alla dominazione austriaca l'uso militare di quest'ultimo, venne aperto alla cittadinanza solo nel 1870. Risalito CORSO CAVOUR arriviamo al "Capitel de l'agnel", un capitello in pietra posto a lato della piazzetta davanti a Ponte della Vittoria, sulla cui cima siede una sorridente pecorella in pietra. Nel medioevo era il simbolo dell'Arte della Lana, che all'epoca era una delle arti più influenti e prestigiose, a cui era permesso persino detenere case e terreni. Verona era uno dei maggiori centri europei nella produzione di tessuti, con piccole industrie che utilizzavano la forza del fiume per muovere i macchinari che battevano e ammorbidivano i tessuti. Sotto questo capitello si ritrovavano le lavandaie di Avesa prima di far ritorno al paese. Proseguendo lungo l'Adige si entra nell'antica Contrada del Sole, cosi denominata sin dai tempi dei romani che nella zona avevano un tempio dedicato ad Apollo, dio del Sole. La chiesa longobarda di Santa Maria in Solaro (di cui rimangono pochi resti) e via Sole ricordano l'antico nome della contrada, sede nel medioevo di artigiani che lavoravano l'ottone (via Ottolini) e costruivano sedie (via Cadrega).
Attraversato Ponte Della Vittoria costeggiamo la sponda di sinistra del fiume. Arriviamo a Ponte Garibaldi, noto un tempo con il nome di "Ponte degli Stracchi" per due grosse statue che erano adagiate su di un fianco. Pochi minuti e raggiungiamo la romanica Chiesa di SANTO STEFANO uno degli edifici più antichi di Verona, che conserva ancora oggi le originali mura perimetrali paleocristiane. Nei secoli sui mattoni della facciata furono incise iscrizioni relative a fatti di cronaca particolarmente straordinari, come una grossa piena del fiume che distrusse parte del Lapideum (Ponte Pietra) o la venuta dell'imperatore Federico II, con un seguito di elefanti e soldati; l'iscrizione più recente ricorda la visita del Re Vittorio Emanuele nel 1900. PONTE PIETRA è poco distante. Bello di giorno, è stupendo di notte, quando giochi di luce e il silenzio in cui si ode l'acqua stagliarsi contro le pile, dipingono un quadro molto romantico. Risale al I secolo a.C. ed è il più antico monumento romano di Verona. Dalle sue arcate possiamo immaginare di rivedere l'Isolo, la grande isola che il canale dell'Acqua Morta formava sul fiume Adige e che arrivava sino a Ponte Navi. L'Isolo era diviso in due parti: nella parte a nord (detta Isolo di Sopra) si lavorava il legname proveniente dall'Alto Adige; nella parte sud (Isolo di Sotto) vi erano tintorie, concerie ed un macello. Era questo uno degli angoli più belli e caratteristici della città, una sorta di piccola Tiberina, che negli ultimi anni dell'800 venne cancellato interrando il canale (oggi divenuto via Interrato dell'Acqua Morta) e costruendo gli alti muraglioni dopo l'ennesima, devastante piena.
Attraversando Ponte Pietra ritorniamo nella città vecchia e troviamo un dedalo di piccole strade che ci ricorda il forte legame di Verona con il suo fiume. A destra c'è Vicolo Sabbionaia, dove nel medioevo veniva raccolta la sabbia di fiume; di fronte c'è Via Fontanelle, da cui passava l'acquedotto che convogliava le acque verso PIAZZA ERBE a destra Piazza Brà Molinari, dove i molinari macinavano granaglie d'ogni tipo, nei loro barconi ormeggiati sulla riva (scomparsi agli inizi del ‘900 i mulini sull'Adige furono per molti secoli una caratteristica di Verona); più avanti c'è la bassa Via Sottoriva (sotto la riva) che conduce a Piazzetta Pescheria, sede di un antico mercato del pesce e circondata da strade quali Via Trota, Via Storione e Via (pesce) Gatto. Tornando verso l'Adige troviamo Ponte Nuovo, che collegava la parte centrale dell'Isolo con la terra ferma. Di fronte c'è SAN TOMASO sorta dove in epoca romana esistevano una necropoli e un tempio per commemorare i defunti; nel suo interno è conservato un grande organo barocco che nel 1770 venne suonato da Mozart durante il suo viaggio in Italia. Proseguendo arriviamo al Ponte Navi, varie volte ricostruito nel corso dei secoli. Un tempo era posto alla fine dell'Isolo, dove le acque morte tornavano nell'Adige; aveva tre arcate con cui superava il fiume, una quarta con cui superava il canale e una lunga scalinata che permetteva di accedere all'Isolo di Sotto. Raccontano gli annali del 1775 che durante l'ennesimo giorno di pioggia il fiume si era molto ingrossato e aveva rotto gli argini in vari punti; sul ponte si trovavano una decina di donne e bambini, quando ad un tratto iniziò a cedere. Destinati a morte certa furono salvati dal coraggioso intervento di un doganiere in servizio alla vicina dogana del sale, che riuscì a farli scappare appena prima del crollo. Bartolomeo Rubele, questo il suo nome, fu subito incoronato eroe della città ed ebbe un intero Lungadige a sé dedicato. Da questo punto partivano i Burchi, le grandi navi da trasporto fluviale che arrivavano fino a Venezia cariche di tessuti pregiati e che poi tornavano a Verona con il sale per le città del nord Europa ...e qui termina il nostro viaggio

