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Monumenti

Museo Archeologico

Realizzato nell'ex Convento di San Girolamo, il Museo Archeologico al Teatro Romano raccoglie vasi, mosaici, sculture, oggetti in vetro ed utensili provenienti da varie necropoli; iscrizioni sacre e sepolcrali, parti dell'antico acquedotto tracciato sul Ponte Postumio e numerosi reperti che formavano elaborate decorazioni di edifici
Il percorso espositivo inizia dalla portineria, a pochi passi da PONTE PIETRA: in una piccola sala sulla destra sono collocate quattro erme decorative del II secolo, che rappresentano Dioniso giovane, Dioniso barbato, un Satiro e un Sileno, rinvenute nell'800 durante gli scavi per il recupero del TEATRO ROMANO. Vicino ad esse vi sono vari elementi decorativi del Teatro, tra cui un busto di Kore, la sfinge, volute a testa d'ariete e il plinto con tre figure di donne. Accanto alla passerella in legno con cui si esce nell'area degli spettacoli, sono visibili due grosse tubazioni in piombo dell'acquedotto romano di epoca repubblicana. Nella sala espositiva presso l'ascensore vi sono sculture del I secolo e pregiati mosaici del II e III secolo; nelle vetrine, terrecotte dal periodo greco (V secolo a.C.) al periodo romano. Lungo il corridoio con ritratti marmorei che congiunge la sala al refettorio, si aprono tre celle conventuali: nelle prime due sono esposti vari bronzetti etruschi, italici, ellenici e romani. Nell'ultima cella sono conservati oggetti che comunemente erano impiegati per le attività domestiche: recipienti di vetro, lucerne in terracotta, vasi di ceramica e bronzo

Storia

el Bacanal del Gnoco

L'origine del Carnevale di Verona risale al medioevo, quando il Bacanal del Gnoco (anche detta Festa dell'Abbondanza) assunse grande valenza e divenne la principale manifestazione veronese. Secondo la tradizione popolare il fondatore fu Tomaso Da Vico, un medico che nel XVI secolo dispose nel suo testamento che ogni anno si distribuissero alimenti agli abitanti del quartiere di San Zeno
Nella sua "Istoria di Verona" Girolamo Dalla Corte narra che nel 1531 in città imperversava una terribile carestia. Avendo i "pistori" cresciuto il loro calmiere e non volendo far pane né vendere quello già pronto, il 18 giugno una folla a San Zeno corse tumultuosamente in piazza e assalì i forni, facendo razzie. Il pericolo della rivolta fu scongiurato con la tempestiva azione di alcuni cittadini, che a loro spese provvidero al vettovagliamento degli abitanti più poveri del rione. La tradizione popolare ritiene che tra loro vi fosse anche il medico Tomaso Da Vico, che perpetuò l'iniziativa disponendo nel suo testamento che ogni anno fossero distribuiti ai sanzenati pane, vino, burro, farina e formaggio. Giambattista Da Persico ritiene invece che la festa del Venerdì Gnocolar (anticamente detta del Venerdì Casolar) risalga al 1405, con l'ingresso della città nella Serenissima Repubblica. Richiamandosi alla cronaca dello Zagata, lo storico ricorda che, al ritorno degli ambasciatori veronesi, il Carroccio fu tirato fuori dalla Chiesa di SAN ZENO dopo due secoli, e portato in processione con le insegne di San Marco avute in dono dal Doge. Secondo il Da Persico si deve ritenere che il carro trionfale di San Zeno (o Carro dell'Abbondanza) sia "un'immagine di quel carroccio, il bandierone di carta un'allusione allo stendardo, ed i putti i 40 ambasciatori". Data poi la carestia che colpì Verona nel 1406, si può ritenere che il nuovo governo abbia voluto accattivarsi il popolo istituendo una Festa dell'Abbondanza con "largizioni di commestibili e l'uso di quegli arredi, coi quali pochi mesi innanzi s'erano in trionfo portate le insegne del nuovo dominio"

Piatti tipici