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Editoriali

Letture sotto l'Ombrellone

L'estate è alle porte e mancano poche settimane alle vacanze. Mare, spiaggia e relax stanno per arrivare ed è il momento di pensare ai libri da mettere in valigia. Leggere sotto l'ombrellone è un rito che unisce il riposo fisico a quello mentale. Con l'ombra che protegge dal sole e il suono ritmico delle onde che favorisce la concentrazione, le pagine scivolano veloci. Tra i libri che ho letto nell'ultimo anno, ce ne sono alcuni che mi sento di consigliare. Tutte opere di scrittori veronesi. Il Girasole Nero di Andrea Gerosa, è un coinvolgente romanzo giallo ambientato tra le mura scaligere e Villa Girasole, la famosa casa rotante di San Martino Buon Albergo. In Bilico sul Mondo di Lulù Leblanche è un legal thriller in cui un avvocato di Verona, affronta un caso particolarmente ostico, che metterà alla prova tutte le sue certezze. Coraggio e Passione, di Angelo Cresco è un’autobiografia che intreccia la vita personale e politica dell’autore con la storia sociale e politica dell’Italia del secondo '900
Ex Deputato del Psi e Sottosegretario, Cresco narra le sue origini umili, il legame con la famiglia e l’influenza degli ideali di giustizia e solidarietà trasmessi dal padre. La sua carriera si sviluppa dal lavoro come operaio in fabbrica, dove sperimenta le prime battaglie sindacali, fino ai ruoli di rilievo come sindacalista, politico socialista e riformista. Attraverso aneddoti personali, battaglie politiche e riflessioni sulla democrazia, l’autore dipinge un affresco delle sfide e delle conquiste della sua generazione, con una costante attenzione alla necessità di condivisione e al valore della comunità. Il libro offre anche una lucida analisi del periodo di Tangentopoli e della successiva crisi del sistema politico, descrivendo l’impatto che questi eventi hanno avuto sulla sua vita. Cresco scrive che non rifarebbe metà delle scelte compiute a suo tempo, ma quelle scelte le racconta tutte. Questa testimonianza rappresenta non solo un resoconto storico, ma anche un incoraggiamento per le nuove generazioni ad affrontare le avversità con tenacia e a non dimenticare l’importanza del bene comune

Monumenti

Santa Maria in Organo

Santa Maria in Organo è una chiesa molto antica, le cui origini si perdono nel tempo e risalgono all'età dei Longobardi. Conserva una straordinaria decorazione pittorica, con opere dei maggiori pittori veronesi del medioevo ed elaborate tarsie
Inizialmente edificata tra il VI ed il VII secolo, fu distrutta e velocemente ricostruita dopo il terremoto del 1117 che colpì duramente Verona. Nel XVI secolo fu affidata ai Monaci Benedettini, che realizzarono un profondo intervento di trasformazione e rinnovamento delle strutture, con cui ricevette l'aspetto rinascimentale che conserva ancora oggi. All'epoca era affacciata su un ramo laterale dell'Adige, che venne interrato negli ultimi decenni dell'800. La maestosa facciata è incompiuta e si presenta con uno stile composito, divisa in due parti nettamente distinte. La parte inferiore in marmo bianco, opera del famoso architetto MICHELE SANMICHELI, è rinascimentale, con tre imponenti arcate separate da paraste e semicolonne corinzie. La parte superiore invece è gotica e mantiene l'originario rivestimento che alternava filari di mattoni in cotto e tufo, che termina nel sottotetto con una delicata decorazione ad archetti pensili. Rinascimentali sono anche le forme del campanile, presente sul fianco destro, che esce dagli schemi tipici veronesi: ordini sovrapposti di finestre bifore, cieche nei livelli inferiori e aperte nella cella campanaria, sormontati da un tamburo ottagonale su cui si erge una slanciata cupola

Storia

Valerio Catullo

Nato a Verona nell’anno 87 avanti Cristo, Gaio Valerio Catullo fu uno dei maggiori poeti dell’antica Roma. Rampollo di una agiata famiglia, con ricchi possedimenti e frequentazioni importanti, si trasferì in giovane età a Roma per completare i suoi studi. Nella capitale dell'impero trovò il luogo adatto in cui sviluppare le sue doti di scrittore e conobbe Lesbia, il grande amore della sua vita
Giunto nella capitale quando ancora non era ancora ventenne, Catullo entrò presto in contatto con personaggi di prestigio, tra cui Giulio Cesare, Quinto Ortensio Ortalo e Cornelio Nepote. Frequentò Licinio Calvo, Aurelio, Fabullo, Cornificio e Veranio; letterati con i suoi stessi ideali e gusti poetici, con cui condivise esperienze poetiche e mondane. Non partecipò mai attivamente alla vita politica della città, anzi voleva fare della sua poesia un ludus fra amici, lontana dagli ideali politici tanto osannati dai letterati del tempo. Seguì comunque la formazione del primo triumvirato, le imprese di Giulio Cesare in Gallia ed in Britannia, i tumulti fomentati da Clodio Pulcro ed il secondo consolato di Pompeo. Nel 62 a.C. conobbe Lesbia, la donna che amò per tutta la vita e che profondamente influenzò la sua arte; la musa a cui dedicò varie poesie tra le quali la famosa Vivemus, mea Lesbia, atque Amemus. Il vero nome della donna era Clodia, sorella del tribuno Clodio Pulcro e moglie del proconsole Metello Celere. La loro storia fu molto travagliata: Clodia era donna raffinata e colta ma di costumi molto liberi: nelle poesie di Catullo troviamo i più contrastanti stati d'animo per lei, dall'amore all'odio. Per dimenticare le pene d’amore, lasciò Roma nel 57 a.C. e accompagnò il pretore Gaio Memmio in Bitinia, nell’odierna Turchia. Dopo questo viaggio e la visita alla tomba del fratello nella Troade, compose i suoi Carmina Docta. Nel 56 a.C. si trasferì nella villa di famiglia a Sirmione (i cui resti sono ancora oggi visitabili), dove il poeta in solitudine gli ultimi due anni della sua vita, dopo aver rotto definitivamente ogni legame con Lesbia

Piatti tipici