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Monumenti

Santa Eufemia

Santa Eufemia è una grande chiesa di interessante valore artistico che si trova a pochi passi da Corso Cavour. Lontana dal caotico mordi e fuggi degli itinerari turistici tradizionali è molto frequentata dai veronesi che risiedono in centro storico
Venne realizzata tra il 1275 e il 1450 in questo luogo, dove una piccola e omonima chiesa esisteva già dal medioevo, tra la riva del fiume e PORTA BORSARI. Nel XVIII e XIX secolo fu oggetto di importanti restauri per compensare lo scorrere del tempo, i mutamenti nei gusti estetici e i danni di alcune requisizioni a scopo militare. La facciata in mattoni è in stile neogotico, ma priva di omogeneità, con pregevoli elementi che sembrano recuperati a caso da altre chiese. Il portale è magnifico, sormontato da un grande arco a sesto acuto ornato da fini ricami nel cui vertice poggia una statua di Santa Eufemia. Sopra di esso lo sguardo incontra il grande rosone centrale e due spioventi in marmo bianco, ultimi resti della grande finestra rinascimentale distrutta nella 2° Guerra Mondiale. Sui lati della facciata si aprono due grandi bifore rinascimentali, ai cui piedi sono poste due urne pensili. A sinistra il sepolcro rinascimentale di Tommaso Lavagnoli, incastonato in una edicola marmorea progettata da MICHELE SANMICHELI e a destra quello romanico di Cavalcan Cavalcanti, semplice e anepigrafo. Altre due urne sono presenti lungo il fianco sinistro della chiesa, dove è pure un ingresso laterale sormontato da un protiro con lacerti di affreschi

Storia

Giulietta e Romeo

Secondo le fonti storiche la vicenda di Giulietta e Romeo si svolse nel 1303, quando Verona era governata dalla SIGNORIA DEGLI SCALIGERI. Dopo il governo di Alberto della Scala, nel 1301 la reggenza passò a suo figlio Bartolomeo, che tentò inutilmente di sedare l'odio delle lotte intestine tra le famiglie veronesi, divise nelle fazioni avverse dei Guelfi e dei Ghibellini. In quegli anni la rivalità tra Montecchi e Capuleti era talmente accesa che Dante Alighieri, esule da Firenze ed ospite tra il 1303 e il 1304 degli Scaligeri, la nomina nel VI canto del Purgatorio (Vieni a veder Montecchi e Cappelletti / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: / color già tristi, e questi con sospetti). L'origine letteraria della vicenda risale invece al 1531 quando il capitano vicentino Luigi Da Porto la narrò nella sua nella sua "Historia novellatamente ritrovata di due nobili amanti con la loro pietosa morte intervenuta già al tempo di Bartolomeo della Scala", un opera prolissa ma in pratica già contenente tutti gli elementi che saranno poi narrati da Shakespeare. Si trattava di una storia già nota nei racconti popolari, che lo stesso capitano spiega essergli stata riferita da un suo compagno d'armi, tal Pellegrino da Verona. La novella del Da Porto venne presto ripresa in un poema di Gerardo Boldiero e nel 1554 in un opera di Matteo Bandello. La storia ebbe presto grande fama in tutta Europa, con versioni scritte dall'inglese Arthur Brooke nel 1562, William Painter nel 1569 e lo spagnolo Felix Lope de Vega nel 1590. Fu nel 1596 che il drammaturgo inglese William Shakespeare rappresentò la sua versione della tragedia, dando alla vicenda dei due amanti un'immortale attualità e rendendola icona dell'immaginario collettivo. L'anno successivo dette alle stampe "La tragedia eccellentemente concepita di Romeo e Giulietta come è stata spesse volte rappresentata in pubblico (con grandi applausi) dai servi dell'onorevolissimo lord Hudson" mentre nel 1599 pubblicò una seconda edizione riveduta e corretta
 >> LA TRAMA DELL'OPERA SHAKESPERIANA 

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