Teatro Lirica Danza

Arena Opera Festival 2027

L’edizione numero 104 del Festival Areniano andrà in scena dall’11 giugno all’11 settembre 2027. Nel millenario anfiteatro romano ci saranno 52 serate all’insegna del grande teatro musicale sotto le stelle, con importanti ricorrenze e grandi novità. La stagione si aprirà eccezionalmente con un grande concerto sinfonico-corale dedicato alla Nona Sinfonia di Beethoven; un omaggio al bicentenario del compositore di Bonn. Altrà novità sarà il balletto, che dopo 34 anni tornerà in Arena in forma completa. Quattro recite del Romeo e Giulietta di Sergej Prokof'ev, in una nuova produzione della Fondazione Arena, nella città dove Shakespeare ha ambientato la storia d’amore più celebre di tutti i tempi: il 18 e 26 giugno 2027, il 15 luglio ed infine il 20 agosto. Cinque le produzioni d’opera, con il ritorno degli spettacoli più recenti della storia del Festival nel segno di Verdi
Ci sarà La Traviata firmata da Paul Curran che ha debuttato nella premiere del Festival 2026, il Nabucco secondo il poliedrico Stefano Poda. Tornerà Aida in duplice veste: l’allestimento storico di Gianfranco de Bosio, ispirato alla prima produzione areniana 1913 e l’edizione “di cristallo” creata per il 100° Festival da Stefano Poda. Tornerà anche Carmen di Bizet nel sontuoso allestimento di Franco Zeffirelli, spettacolo da record amato in tutto il mondo. Nell’estate areniana sotto le stelle, non mancheranno i gala e le serate evento. Roberto Bolle and Friends in doppia data, l’8 e il 21 luglio, in una nuova produzione con ArteDanza. Così come le celeberrime Quattro Stagioni nello spettacolo immersivo Viva Vivaldi coprodotto con Balich Wonder Studio il 24 agosto e i virtuosismi del Paganini Paradise il 25 agosto. La stella dell’opera Jonas Kaufmann rinnoverà il suo legame con l’Arena in un gala interamente a lui dedicato l’8 agosto, mentre il 29 agosto torneranno i Carmina Burana di Carl Orff

Concerti Live Show

Mostre

Libri Cultura e Politica

Editoriali

Verona omaggia Dacia Maraini

Dacia Maraini è una delle voci più autorevoli della letteratura italiana contemporanea. Nata a Fiesole nel 1936, ha dedicato gran parte della propria produzione letteraria e del suo impegno intellettuale ai temi della libertà, dell'identità femminile, dei diritti e della giustizia sociale. Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Campiello per La lunga Vita di Marianna Ucrìa e il Premio Strega per Buio. Nei giorni scorsi il Consiglio Comunale di Verona ha approvato all'unanimità una mozione che conferisce alla scrittrice la cittadinanza onoraria di Verona. Un riconoscimento al valore della cultura, della letteratura e dell'impegno civile, nel segno della memoria e dei diritti delle donne. Alla base della decisione c'è un legame profondo tra l'autrice e la città scaligera, nato attraverso il romanzo Isolina, pubblicato nel 1985. Nell'opera, Maraini ricostruisce la drammatica vicenda di Isolina Canuti, una giovane veronese uccisa nel 1900, riportando alla luce una storia di ingiustizia che per troppo tempo era rimasta avvolta nel silenzio
Un grande lavoro letterario che non si è limitato a recuperare una pagina dimenticata della storia cittadina, ma ha restituito memoria e voce alla vittima, portando all'attenzione pubblica il tema della violenza contro le donne. È proprio in questo contributo culturale e civile che il Comune individua una delle ragioni principali del riconoscimento. "L'opera ha contribuito a restituire memoria e voce a una vicenda che la nostra città non può dimenticare" sottolineano le motivazioni ufficiali, evidenziando anche la volontà di ribadire l'impegno di Verona contro ogni forma di violenza. Il voto unanime del Consiglio Comunale assume un significato che va oltre il prestigio letterario dell'autrice. Con la cittadinanza onoraria, Verona esprime gratitudine e stima a una scrittrice che ha saputo trasformare la letteratura in uno strumento di memoria, consapevolezza e denuncia. Un riconoscimento che unisce cultura e responsabilità civile, onorando il valore della memoria storica

Monumenti

Storia

Berto Barbarani

Nato a Verona il 3 dicembre 1872, Roberto Tiberio Barbarani (detto Berto) fu uno dei maggiori poeti dialettali italiani del '900. Figlio di un ricco commerciante, abbandonò gli studi di legge per dedicarsi alla letteratura e al giornalismo, suo grande amore. Nella sua carriera fu responsabile della redazione veronese del Gazzettino di Venezia e direttore del quotidiano L'Adige. I suoi versi in dialetto veronese sono caratterizzati da un tono malinconico ed evocativo, di gusto crepuscolare. Grande amico del pittore ANGELO DALL'OCA BIANCA e del drammaturgo Renato Simoni, suoi concittadini, pubblicò negli anni varie raccolte di poesie tra cui El Rosario del Cor (1895), Canzoniere Veronese (1901), I Due Canzonieri (1916), I Sogni (1922), L’Autunno del Poeta (1937). Ebbe inoltre una forte amicizia anche con i colleghi poeti dialettali Alfredo Testoni e Carlo Alberto Salustri (Trilussa), assieme ai quali prese parte al Teatro Duse di Bologna ad un ciclo di serate promosse nel 1901 dalla Società Dante Alighieri. Nel 1940 il Ministero per la Cultura popolare, quale pubblico riconoscimento al valore della sua arte, attribuisce al poeta un vitalizio che gli consente di trascorrere senza preoccupazioni economiche gli ultimi anni di vita. Roberto Barbarani muore a Verona il 27 gennaio 1945. La città lo ricorda con una statua bronzea posta a margine della sua amata PIAZZA ERBE in cui il poeta è rivolto verso il centro della piazza stessa, guardando quella millenaria statua di Madonna Verona che rappresenta la veronesità tanto celebrata nelle sue poesie
Voria cantar Verona, a una çerta ora / de note, quando monta su la luna:

Piatti tipici