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Monumenti

Porta Palio

Realizzata attorno alla metà del XVI secolo, Porta Palio è da molti autori considerata il massimo capolavoro dell'architetto veronese Michele Sanmicheli. Un edificio maestoso in cui magnificamente ha saputo coniugare le esigenze belliche con la ripresa degli ordini e delle proporzioni classiche che è tipica dell'arte rinascimentale
Fu costruita tra il 1542 e il 1557 nell'ambito del grande rinnovamento delle difese cittadine voluto dalla SERENISSIMA REPUBBLICA e affidato all'ingegno del Sanmicheli, durante il quale vennero realizzate anche Porta Nuova e PORTA SAN ZENO. Un autentico capolavoro dell'architettura, che rappresenta la perfetta congiunzione tra le esigenze belliche e la ripresa delle proporzioni classiche tipicamente rinascimentale: "un edificio di compiuta bellezza che armonizza il ricordo dello stile dorico con la possente architettura romana, il tutto unito e amalgamato nella novità di una composizione di strutture aperte e chiuse in maestoso equilibrio di forze". Anticamente era chiamata Porta Stupa (che in dialetto significa chiusa) perché era un accesso secondario alla città, che veniva aperto solo nei giorni del raccolto e durante il PALIO DEL DRAPPO VERDE da cui prese il nome. Quella del Drappo Verde era un'importante corsa podistica che per 600 anni ha infiammato il cuore dei veronesi; nacque nel 1208 per celebrare una grande vittoria militare e fu disputata fino al 1795, quando le truppe napoleoniche ne decretarono la fine per motivi di ordine pubblico. Un evento talmente famoso che Dante la cita nella Divina Commedia

Storia

el Bacanal del Gnoco

L'origine del Carnevale di Verona risale al medioevo, quando il Bacanal del Gnoco (anche detta Festa dell'Abbondanza) assunse grande valenza e divenne la principale manifestazione veronese. Secondo la tradizione popolare il fondatore fu Tomaso Da Vico, un medico che nel XVI secolo dispose nel suo testamento che ogni anno si distribuissero alimenti agli abitanti del quartiere di San Zeno
Nella sua "Istoria di Verona" Girolamo Dalla Corte narra che nel 1531 in città imperversava una terribile carestia. Avendo i "pistori" cresciuto il loro calmiere e non volendo far pane né vendere quello già pronto, il 18 giugno una folla a San Zeno corse tumultuosamente in piazza e assalì i forni, facendo razzie. Il pericolo della rivolta fu scongiurato con la tempestiva azione di alcuni cittadini, che a loro spese provvidero al vettovagliamento degli abitanti più poveri del rione. La tradizione popolare ritiene che tra loro vi fosse anche il medico Tomaso Da Vico, che perpetuò l'iniziativa disponendo nel suo testamento che ogni anno fossero distribuiti ai sanzenati pane, vino, burro, farina e formaggio. Giambattista Da Persico ritiene invece che la festa del Venerdì Gnocolar (anticamente detta del Venerdì Casolar) risalga al 1405, con l'ingresso della città nella Serenissima Repubblica. Richiamandosi alla cronaca dello Zagata, lo storico ricorda che, al ritorno degli ambasciatori veronesi, il Carroccio fu tirato fuori dalla Chiesa di SAN ZENO dopo due secoli, e portato in processione con le insegne di San Marco avute in dono dal Doge. Secondo il Da Persico si deve ritenere che il carro trionfale di San Zeno (o Carro dell'Abbondanza) sia "un'immagine di quel carroccio, il bandierone di carta un'allusione allo stendardo, ed i putti i 40 ambasciatori". Data poi la carestia che colpì Verona nel 1406, si può ritenere che il nuovo governo abbia voluto accattivarsi il popolo istituendo una Festa dell'Abbondanza con "largizioni di commestibili e l'uso di quegli arredi, coi quali pochi mesi innanzi s'erano in trionfo portate le insegne del nuovo dominio"

Piatti tipici