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Museo dell'Auto Nicolis

Il Museo Nicolis è una grande collezione privata aperta al pubblico, creata da Luciano Nicolis che in un moderno edificio in vetro e acciaio ha raccolto automobili, motocicli e biciclette d'epoca. Accanto a volanti di Formula 1 e centinaia di opere dell’ingegno che ben rappresentano l’evoluzione tecnologica degli ultimi due secoli
Arrivando alle porte di Villafranca dalla superstrada, sulla destra si vede una moderna costruzione in vetro e acciaio con un aereo sul tetto: è il Nicolis, museo dell'auto, della tecnica e della meccanica voluto dal compianto imprenditore Luciano Nicolis. L'ingresso é dominato dalla scultura in bronzo a dimensioni reali di una Cottereau d'inizio '900 e dalla scala a chiocciola in acciaio, che conduce ai piani alti. A destra si apre un'area espositiva destinata a mostre ed eventi, dove sono conservate le auto più recenti: Ferrari, Lamborghini, Jaguar, Maserati. A sinistra c'è un'isola tematica con autentici mezzi militari delle due guerre mondiali, tra cui autoblindo, sidecar con mitraglia e cingolati. Per vedere la vera collezione di auto dobbiamo salire al primo piano. L'excursus parte dai primi timidi tentativi e arriva sino agli anni '80, con macchine d'ogni epoca, che si susseguono in un percorso cronologico di intuitiva percezione. Gli albori sono rappresentati dalla Motrice Pia, il primo motore a scoppio di benzina brevettato nel 1882 da Enrico Bernardi. Le auto più vecchie risalgono agli inizi del secolo scorso: una Locomobile Steam Runabout del 1900, una Oldsmobile Curved Dash del 1903 e una Cottereau Populaire dello stesso anno

Storia

Valerio Catullo

Nato a Verona nell’anno 87 avanti Cristo, Gaio Valerio Catullo fu uno dei maggiori poeti dell’antica Roma. Rampollo di una agiata famiglia, con ricchi possedimenti e frequentazioni importanti, si trasferì in giovane età a Roma per completare i suoi studi. Nella capitale dell'impero trovò il luogo adatto in cui sviluppare le sue doti di scrittore e conobbe Lesbia, il grande amore della sua vita
Giunto nella capitale quando ancora non era ancora ventenne, Catullo entrò presto in contatto con personaggi di prestigio, tra cui Giulio Cesare, Quinto Ortensio Ortalo e Cornelio Nepote. Frequentò Licinio Calvo, Aurelio, Fabullo, Cornificio e Veranio; letterati con i suoi stessi ideali e gusti poetici, con cui condivise esperienze poetiche e mondane. Non partecipò mai attivamente alla vita politica della città, anzi voleva fare della sua poesia un ludus fra amici, lontana dagli ideali politici tanto osannati dai letterati del tempo. Seguì comunque la formazione del primo triumvirato, le imprese di Giulio Cesare in Gallia ed in Britannia, i tumulti fomentati da Clodio Pulcro ed il secondo consolato di Pompeo. Nel 62 a.C. conobbe Lesbia, la donna che amò per tutta la vita e che profondamente influenzò la sua arte; la musa a cui dedicò varie poesie tra le quali la famosa Vivemus, mea Lesbia, atque Amemus. Il vero nome della donna era Clodia, sorella del tribuno Clodio Pulcro e moglie del proconsole Metello Celere. La loro storia fu molto travagliata: Clodia era donna raffinata e colta ma di costumi molto liberi: nelle poesie di Catullo troviamo i più contrastanti stati d'animo per lei, dall'amore all'odio. Per dimenticare le pene d’amore, lasciò Roma nel 57 a.C. e accompagnò il pretore Gaio Memmio in Bitinia, nell’odierna Turchia. Dopo questo viaggio e la visita alla tomba del fratello nella Troade, compose i suoi Carmina Docta. Nel 56 a.C. si trasferì nella villa di famiglia a Sirmione (i cui resti sono ancora oggi visitabili), dove il poeta in solitudine gli ultimi due anni della sua vita, dopo aver rotto definitivamente ogni legame con Lesbia

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