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Museo di Castelvecchio

Con uno sviluppo di ventinove sale, distribuite sui vari livelli di una antico castello, è il museo più importante di Verona e una delle maggiori raccolte d'arte italiane: oggetti paleocristiani, reperti di oreficeria longobarda, opere scultoree dal X al XIV secolo, armi ed armature medievali, dipinti dal Trecento al Settecento
Il Museo Civico di Verona è ospitato a CASTELVECCHIO, una imponente fortezza medievale dall'aspetto decisamente militare, con mura merlate e torri coperte, fatta erigere nel 1354 dalla SIGNORIA DEGLI SCALIGERI. Le opere sono esposte seguendo l'ordine cronologico voluto durante il restauro post-bellico che ha portato alla luce le strutture originarie, liberandole dalle aggiunte e suturando con cemento e acciaio le parti mancanti. L'itinerario museale inizia con una lunga galleria rettilinea, suddivisa in cinque ariose sale in cui sono raccolti reperti di oreficeria longobarda e numerose opere scultoree veronesi del tardo medioevo in una sistemazione che mette in risalto i singoli pezzi. La prima sala è dominata dalla romanica Arca dei Santi Sergio e Bacco (1179). Ad essa fanno seguito tre sale quasi interamente dedicate alla scultura veronese del '300, con una serie di grandi statue in tufo, e una che accoglie sculture del '400. Dopo la galleria, il percorso prosegue per un breve tratto all'aperto, dove si incontra la campana che era sulla TORRE DEL GARDELLO. Arrivati nel secondo cortile del castello si entra nella Torre del Mastio, struttura ascensionale che porta alla pinacoteca allestita nell'antica Reggia: due piani entrambi con una grande sala illuminata dalla luce di lunghe finestre che si affacciano sul fiume

Storia

Palio del Drappo Verde

Nel XV canto della Divina Commedia (Inferno, versetti 121/124) Dante Alighieri cita una corsa che durante il medioevo si svolgeva a Verona: “Poi si rivolse e parve di coloro / che corrono a Verona il drappo verde / per la campagna. E parve di costoro / quelli che vince non colui che perde”. Si tratta di una corsa podistica che si disputava la prima domenica di quaresima, detta appunto “corsa del Palio” o del “Drappo Verde”.
Non era una competizione sportiva vera e propria, ma una sorta di grande festa popolare, come lo sono ai giorni nostri il Palio di Siena e le maratone stracittadine, a cui partecipano migliaia di concorrenti e spettatori. Un misto di nobile e plebeo, come ci racconta il Della Corte, il quale narra che durante il Palio “Verona montava in gran gloria, per l'accorrere di cavalieri e dame anche da altre città". Il Palio nacque nel 1208, quando Ezzelino II da Romano, sconfitti i guelfi e divenuto Podestà di Verona, decise di celebrare l'evento organizzando una corsa a piedi e una a cavallo, che avevano come premio dodici braccia di pregiato panno: verde per i podisti e rosso per i cavalieri. Il regolamento di gara prevedeva anche un premio di “consolazione”: una gallina per l’ultimo corridore e una coscia di maiale per l’ultimo dei cavalieri, che entrambi erano obbligati a mostrare attraversando la città. Nel 1393, durante le dominazione viscontea, le corse diventarono tre, inserendo anche una corsa a piedi per le donne; nello Statuto Comunale era previsto che al Palio avrebbero partecipato “le donne oneste, anche se ce ne fosse una sola. Se invece non ci sarà alcuna donna onesta che corra, allora in sostituzione verranno accettate anche le prostitute”. La corsa femminile si svolse per oltre due secoli, e fu definitivamente abolita solo nel 1637. Agli inizi del XV secolo Verona entrò nella SERENISSIMA REPUBBLICA e nel nuovo Statuto Comunale del 1450 venne previsto anche un Palio degli Asini, con un drappo bianco per il vincitore

Piatti tipici