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Monumenti

Museo Archeologico

Realizzato nell'ex Convento di San Girolamo, il Museo Archeologico al Teatro Romano raccoglie vasi, mosaici, sculture, oggetti in vetro ed utensili provenienti da varie necropoli; iscrizioni sacre e sepolcrali, parti dell'antico acquedotto tracciato sul Ponte Postumio e numerosi reperti che formavano elaborate decorazioni di edifici
Il percorso espositivo inizia dalla portineria, a pochi passi da PONTE PIETRA: in una piccola sala sulla destra sono collocate quattro erme decorative del II secolo, che rappresentano Dioniso giovane, Dioniso barbato, un Satiro e un Sileno, rinvenute nell'800 durante gli scavi per il recupero del TEATRO ROMANO. Vicino ad esse vi sono vari elementi decorativi del Teatro, tra cui un busto di Kore, la sfinge, volute a testa d'ariete e il plinto con tre figure di donne. Accanto alla passerella in legno con cui si esce nell'area degli spettacoli, sono visibili due grosse tubazioni in piombo dell'acquedotto romano di epoca repubblicana. Nella sala espositiva presso l'ascensore vi sono sculture del I secolo e pregiati mosaici del II e III secolo; nelle vetrine, terrecotte dal periodo greco (V secolo a.C.) al periodo romano. Lungo il corridoio con ritratti marmorei che congiunge la sala al refettorio, si aprono tre celle conventuali: nelle prime due sono esposti vari bronzetti etruschi, italici, ellenici e romani. Nell'ultima cella sono conservati oggetti che comunemente erano impiegati per le attività domestiche: recipienti di vetro, lucerne in terracotta, vasi di ceramica e bronzo

Storia

Signoria degli Scaligeri

Gli Scaligeri furono una ricca e potente dinastia che governò sulla città di Verona e gran parte del Veneto per 125 anni, dal 1262 sino al 1387. Le fonti storiche raccontano di come essa fosse presente a Verona già agli inizi del XI secolo, discendente dai nobili di Scalemburg o forse da un fabbricante di scale, di nome Jacopo Fico
Agli inizi del XIII secolo il capofamiglia era Jacopino della Scala (figlio di Balduino), un mercante di lana benestante ma privo di titoli nobiliari. Abile politico, divenne Vicario Imperiale di Ostiglia e Podestà di Cerea. Morto nel 1248, fu padre di Mastino, Alberto e Manfredo della Scala. Nel 1262 suo figlio Mastino divenne Capitano del Popolo e si attivò per attenuare i forti contrasti che in città coinvolgevano varie fazioni e famiglie. Nel 1265 riconquistò Trento, da poco ribellatasi, ed estese i domini veronesi su Lonigo, Montecchio e Montebello. Due anni dopo scese in Italia l'Imperatore Corradino di Svevia, che Mastino sostenne tanto apertamente da venire scomunicato da Papa Clemente IV. I rapporti con la chiesa si ristabilirono qualche anno più tardi, quando aiutò il Vescovo di Verona contro gli eretici che avevano conquistato Sirmione. Mastino della Scala fu assassinato il 26 ottobre 1277, vittima di una congiura ordita da alcune famiglie Guelfe della città. Gli successe il fratello Alberto, che al tempo era già Podestà di Mantova. La sua vendetta, rapida e cruenta, non lasciò scampo ai congiurati. Con lui si ebbe l'effettivo passaggio della città da libero Comune a Signoria; amato dal popolo ottenne rapidamente la pace con Brescia, Mantova e Padova, città guelfe in contrasto con il ghibellismo scaligero. All'inizio degli anni '90 vennero occupate Este, Parma e Reggio, mentre nel 1297 Vicenza, insanguinata dalle lotte civili, si diede spontaneamente a Verona; nel 1299 conquistò Feltre e Belluno. Alberto mori nel 1301 lasciando tre figli: Bartolomeo, Alboino e Canfrancesco detto CANGRANDE. Inizialmente assunse il potere il primogenito Bartolomeo, ed alla sua morte nel 1304 ai fratelli Alboino e Cangrande, che nel 1310 furono nominati Vicari Imperiali da Enrico VII

Piatti tipici