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Monumenti

Piazza dei Signori

La differenza tra Piazza Erbe e Piazza dei Signori, pur situate una accanto all'altra, appare immediata e notevole: quanto la prima è articolata, popolare e con il calore tipicamente italiano, tanto la seconda è armoniosa, aristocratica e raccolta
Da Piazza Erbe, che fu il punto centrale del potere politico in epoca romana e comunale, si accede a Piazza dei Signori, che ne raccolse il testimone al tempo della Signoria degli Scaligeri e della SERENISSIMA REPUBBLICA, varcando l'Arco della Costa. Si può arrivare anche passando da uno stretto vicolo situato tra le CASE MAZZANTI: volto Barbaro, dove una lapide ricorda l'agguato mortale teso il 26 ottobre 1277 a Mastino, capostipite della FAMIGLIA DELLA SCALA. Arrivando da Via della Costa si trovano sulla nostra destra il duecentesco Palazzo della Ragione e lo scaligero Palazzo del Capitanio. Sul fondo della Piazza c'è il Palazzo di Cangrande e a sinistra la Loggia di Fra Giocondo; il perimetro è chiuso dal Palazzo della Pietà e dalla Domus Nova. Al centro il monumento a Dante realizzato nel 1865 per celebrare i 600 anni dalla nascita del grande poeta, che durante l'esilio da Firenze fu ospite a Verona: una statua in marmo alta 3 metri e sorretta da piedistallo che lo ritrae pensieroso. Il PALAZZO DELLA RAGIONE, oggi importante sede museale, fu edificato nel XII secolo per accogliere le magistrature del Comune. Un volto sulla destra conduce al Cortile del Mercato Vecchio, antica sede delle attività commerciali e del mercato. Qui spicca in tutta la sua bellezza la marmorea Scala della Ragione, che conduceva al Tribunale; in un angolo c'è l'ingresso alla TORRE DEI LAMBERTI, che offre una stupenda vista sulla città

Storia

Palio del Drappo Verde

Nel XV canto della Divina Commedia (Inferno, versetti 121/124) Dante Alighieri cita una corsa che durante il medioevo si svolgeva a Verona: “Poi si rivolse e parve di coloro / che corrono a Verona il drappo verde / per la campagna. E parve di costoro / quelli che vince non colui che perde”. Si tratta di una corsa podistica che si disputava la prima domenica di quaresima, detta appunto “corsa del Palio” o del “Drappo Verde”.
Non era una competizione sportiva vera e propria, ma una sorta di grande festa popolare, come lo sono ai giorni nostri il Palio di Siena e le maratone stracittadine, a cui partecipano migliaia di concorrenti e spettatori. Un misto di nobile e plebeo, come ci racconta il Della Corte, il quale narra che durante il Palio “Verona montava in gran gloria, per l'accorrere di cavalieri e dame anche da altre città". Il Palio nacque nel 1208, quando Ezzelino II da Romano, sconfitti i guelfi e divenuto Podestà di Verona, decise di celebrare l'evento organizzando una corsa a piedi e una a cavallo, che avevano come premio dodici braccia di pregiato panno: verde per i podisti e rosso per i cavalieri. Il regolamento di gara prevedeva anche un premio di “consolazione”: una gallina per l’ultimo corridore e una coscia di maiale per l’ultimo dei cavalieri, che entrambi erano obbligati a mostrare attraversando la città. Nel 1393, durante le dominazione viscontea, le corse diventarono tre, inserendo anche una corsa a piedi per le donne; nello Statuto Comunale era previsto che al Palio avrebbero partecipato “le donne oneste, anche se ce ne fosse una sola. Se invece non ci sarà alcuna donna onesta che corra, allora in sostituzione verranno accettate anche le prostitute”. La corsa femminile si svolse per oltre due secoli, e fu definitivamente abolita solo nel 1637. Agli inizi del XV secolo Verona entrò nella SERENISSIMA REPUBBLICA e nel nuovo Statuto Comunale del 1450 venne previsto anche un Palio degli Asini, con un drappo bianco per il vincitore

Piatti tipici