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San Giovanni in Valle

San Giovanni in Valle è una chiesa antica, edificata sopra un'area sepolcrale romana divenuta cimitero paleocristiano. Durante le dominazioni dei Goti e dei Longobardi, che erano di cristiani culto ariano, divenne una seconda cattedrale cittadina
Nel 1117 un terremoto di eccezionale intensità colpì il Verona con grandi devastazioni: la millenaria ARENA perse il terzo anello, abitazioni e chiese furono distrutte, eliminando dalla città i ricordi alto-medievali e creando una forte presenza del romanico, lo stile della ricostruzione. Anche San Giovanni in Valle venne rasa al suolo ma nel 1120 fu la prima ad essere ricostruita, con le forme attuali. In origine era stata edificata nel VI secolo sopra una preesistente area sepolcrale di EPOCA ROMANA ed era una sorta di seconda cattedrale cittadina quando Goti e Longobardi dominavano la città. Accanto alla Chiesa venne realizzata anche la Collegiata, un seminario per aspiranti sacerdoti che oggi funge da Canonica e che, con i suoi 900 anni, è la casa abitata più antica di tutta la città. La facciata della Chiesa è in tufo, divisa verticalmente in tre sezioni che corrispondono alle navate interne. E' semplice e quasi priva di decorazioni: solo un fine ricamo con archetti pensili, una bifora e due piccole finestre laterali circondano il leggero protiro pensile che poggia su minute colonne in marmo rosso e protegge un pregevole affresco di Stefano da Verona, raffigurante una Madonna con il Bambino attorniata da Santi

Storia

Verona, sei una Strega?

LETTERA DI UNA VIAGGIATRICE INNAMORATA (Virginia Murru)
Ciao Verona... conoscerti è un privilegio, è stato come allungare il passo nell’inquietudine di un sapere sempre costretto in limiti angusti e indefiniti; chi non percorre le vie lastricate della tua storia, mancherà sempre un po’ a se stesso e ai millenni che hanno preceduto. Sto per rientrare nella mia isola, un’Atlantide circonfusa di misteri e appiombi di silenzio, sbrecciati solo dall’urlo del maestrale. Un potente airone d’acciaio mi riporterà in quelle aspre solitudini. Si accendono i potenti motori, l’aereo percorre a fortissima velocità quel tratto di prospettiva quasi incombente, e infine s’alza in volo come un comune essere alato. Pochi secondi per raggiungere colonne d’aria rarefatta, mentre le ali urtano le atmosfere soffici della notte. E’ una sera calma della prima decade d’ottobre, e il clima è stato indulgente anche a Verona… Verona! Eccola dall’alto mentre ne sorvoliamo i dintorni avvolti in una leggera foschia; un effluvio di luci rimbalza nell’oscurità con immagini quasi irreali. L’Adige è un itinerario nero e serpeggiante, quasi impercettibile. Mentre si va sempre più in alto, ricordo le emozioni degli ultimi giorni, rivolto immagini di questa città quasi inverosimile, brecce nei ricordi ancora pervasi stupore; cromie dei tuoi profili, carissima Verona. Una settimana nello splendore del tuo centro storico, per vedere quanto basta a renderti indimenticabile. Mi rivedo nei selciati dei vicoli illuminati da vecchie lanterne con bracci in ferro battuto, e ho l’impressione che nulla sia cambiato nella cripta della tua anima antica. Mi sembra di calpestare frammenti di storia, mentre osservo in ogni angolo prospetti d’arte che s’aprono su gloriosi orizzonti, che hanno vestito i secoli in abiti di lusso. Il tuo profilo storico è un epicentro che s’esprime in pulpiti grandiosi, e tutto vi ruota intorno con magnetismi che rastremano il tempo, lo precipitano in altri scenari di vita; se non ci fossero le luminarie, e le insegne dei negozi incastonate nei portici dei TUOI PALAZZI, la simbiosi col passato sarebbe totale. Ma l’attrito tra i secoli qui può diventare un soffio eludibile, se il visitatore s’abbandona al fascino delle attrattive architettoniche o alla suggestione delle bellezze naturali. Queste ultime formano perfetto connubio con l’eclettismo dell’estro: degna cornice, la natura, quando racchiude i talenti umani nella sua magnificenza. Qui ogni epoca ha espresso capolavori con finezze inaudite, negli angoli in vista e anche in quelli più nascosti. Sei bellissima Verona, anche tra le quinte brumose dei monti e le pendenze dei colli vicini, dove spicca la merlatura dei castelli, o s’alza fiero il vertice dei campanili. Mi rivedo ad attraversare ponti, a scrutare grandi volatili che volteggiano come note bianche tra i panneggi del tramonto intorno all’Adige, li vedo sfiorare la superficie dell’acqua e planare ancora nelle indefinite frontiere della sera. Mi fermo sotto un lampione ad osservare il fiume

Piatti tipici