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Editoriali

Verona omaggia Dacia Maraini

Dacia Maraini è una delle voci più autorevoli della letteratura italiana contemporanea. Nata a Fiesole nel 1936, ha dedicato gran parte della propria produzione letteraria e del suo impegno intellettuale ai temi della libertà, dell'identità femminile, dei diritti e della giustizia sociale. Nel corso della sua carriera ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Campiello per La lunga Vita di Marianna Ucrìa e il Premio Strega per Buio. Nei giorni scorsi il Consiglio Comunale di Verona ha approvato all'unanimità una mozione che conferisce alla scrittrice la cittadinanza onoraria di Verona. Un riconoscimento al valore della cultura, della letteratura e dell'impegno civile, nel segno della memoria e dei diritti delle donne. Alla base della decisione c'è un legame profondo tra l'autrice e la città scaligera, nato attraverso il romanzo Isolina, pubblicato nel 1985. Nell'opera, Maraini ricostruisce la drammatica vicenda di Isolina Canuti, una giovane veronese uccisa nel 1900, riportando alla luce una storia di ingiustizia che per troppo tempo era rimasta avvolta nel silenzio
Un grande lavoro letterario che non si è limitato a recuperare una pagina dimenticata della storia cittadina, ma ha restituito memoria e voce alla vittima, portando all'attenzione pubblica il tema della violenza contro le donne. È proprio in questo contributo culturale e civile che il Comune individua una delle ragioni principali del riconoscimento. "L'opera ha contribuito a restituire memoria e voce a una vicenda che la nostra città non può dimenticare" sottolineano le motivazioni ufficiali, evidenziando anche la volontà di ribadire l'impegno di Verona contro ogni forma di violenza. Il voto unanime del Consiglio Comunale assume un significato che va oltre il prestigio letterario dell'autrice. Con la cittadinanza onoraria, Verona esprime gratitudine e stima a una scrittrice che ha saputo trasformare la letteratura in uno strumento di memoria, consapevolezza e denuncia. Un riconoscimento che unisce cultura e responsabilità civile, onorando il valore della memoria storica

Monumenti

Santo Stefano

La chiesa di Santo Stefano risale al V secolo ed è uno degli edifici più antichi della città, che mantiene ancora oggi le originarie mura perimetrali paleocristiane. Le tombe vescovili e le numerose importanti reliquie che in essa sono conservate, fanno ritenere che fu la prima cattedrale di Verona
La Chiesa venne costruita attorno al 450 sopra un'antica area cimiteriale posta all'esterno delle mura di EPOCA ROMANA, quando iniziò a diffondersi anche in Veneto il culto di Santo Stefano, le cui reliquie erano state ritrovate vicino a Gerusalemme. Una basilica cimiteriale che probabilmente fu la prima Cattedrale di Verona, come portano ad intuire la presenza delle tombe vescovili del V-IX secolo e l'antica cathedra in pietra, conservata nell'abside. La struttura originaria venne modificata nel X secolo creando le attuali navate, realizzando la cripta sotterranea e chiudendo le grandi finestre laterali che davano troppa luce all'interno. Uscita indenne dal devastante terremoto del 1117, venne ristrutturata nel XII secolo, adeguandosi allo stile romanico del tempo; ulteriori interventi tra il '300 e il '700 aggiunsero gli altari e le cappelle che ornano le navate laterali. Situata accanto a PONTE PIETRA ha una facciata imponente e tipicamente romanica, con fasce alternate di pietra e mattoni che vengono interrotte da una coppia di lesene poste ai lati del piccolo protiro pensile. Un rosone centrale e due lunghe finestre alleggeriscono la struttura, accompagnando lo sguardo verso la finestrella a croce sovrastata da una cornice di archetti ciechi

Storia

Piatti tipici