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Monumenti

Santa Maria in Organo

Santa Maria in Organo è una chiesa molto antica, le cui origini si perdono nel tempo e risalgono all'età dei Longobardi. Conserva una straordinaria decorazione pittorica, con opere dei maggiori pittori veronesi del medioevo ed elaborate tarsie
Inizialmente edificata tra il VI ed il VII secolo, fu distrutta e velocemente ricostruita dopo il terremoto del 1117 che colpì duramente Verona. Nel XVI secolo fu affidata ai Monaci Benedettini, che realizzarono un profondo intervento di trasformazione e rinnovamento delle strutture, con cui ricevette l'aspetto rinascimentale che conserva ancora oggi. All'epoca era affacciata su un ramo laterale dell'Adige, che venne interrato negli ultimi decenni dell'800. La maestosa facciata è incompiuta e si presenta con uno stile composito, divisa in due parti nettamente distinte. La parte inferiore in marmo bianco, opera del famoso architetto MICHELE SANMICHELI, è rinascimentale, con tre imponenti arcate separate da paraste e semicolonne corinzie. La parte superiore invece è gotica e mantiene l'originario rivestimento che alternava filari di mattoni in cotto e tufo, che termina nel sottotetto con una delicata decorazione ad archetti pensili. Rinascimentali sono anche le forme del campanile, presente sul fianco destro, che esce dagli schemi tipici veronesi: ordini sovrapposti di finestre bifore, cieche nei livelli inferiori e aperte nella cella campanaria, sormontati da un tamburo ottagonale su cui si erge una slanciata cupola

Storia

Galeas per Montes

Galeas per Montes è il nome con cui viene ricordata una delle più incredibili imprese di ingegneria militare realizzate nel medioevo. Tra il gennaio e l'aprile 1439 la Serenissima Repubblica fece arrivare una flotta di 33 navi, dal Mar Adriatico al Lago di Garda, risalendo il fiume Adige fino a Rovereto e trasportando le navi via terra per un percorso di 20 chilometri tra le montagne
Venezia era all’epoca una potenza nel Mediterraneo, e nel XV secolo iniziò una espansione nella terraferma della Pianura Padana attraverso conquiste militari o dedizioni spontanee, come accadde con Verona al tramonto della SIGNORIA DEGLI SCALIGERI. Nel 1438, il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, scese in guerra contro la Serenissima e con una serie di colpi di mano prese il controllo delle terre lombarde fino al Lago di Garda meridionale. Brescia venne posta sotto assedio dal capitano di ventura Niccolò Piccinino, ma la città resistette e chiese aiuto a Venezia. Il Piccinino aveva il controllo di tutto il settore meridionale del Lago, al quale il condottiero veneto Gattamelata (Erasmo da Narni) poteva solamente accedere da settentrione, cioè da Torbole o Riva del Garda. L'esercito milanese era inoltre asserragliato nei castelli di Peschiera e Desenzano, rendendo impossibile uno scontro frontale. La Serenissima decise quindi di attuare un ardito piano militare che permettesse alle truppe di sorprendere l'esercito visconteo passando a nord del Lago. Il 1º dicembre 1438, dopo una lunghissima seduta, il Maggior Consiglio approvò la proposta formulata da Blasio de Arboribus, un ingegnere al servizio della Serenissima, e dal marinaio greco Nicolò Sorbolo. I due progettarono di risalire l'Adige con una flotta di navi, di trarle a secco poco prima di Rovereto e poi trascinarle su rulli di legno lungo la Valle di Loppio per poi calarle nel Lago di Garda vicino a Torbole. Da lì la flotta veneziana avrebbe attaccato quella milanese, ancorata a Desenzano, tagliando la strada alle milizie viscontee di presidio a Peschiera e forzando il blocco navale in modo da aver successivamente via libera alla volta di Brescia

Piatti tipici