PRESEPI DAL MONDO A VERONA

dal 23/11/2024 al 19/01/2025

Sin dal 1984 nei mesi di dicembre e gennaio la città di Verona ospita una grandiosa Rassegna Internazionale del Presepio, che torna ogni anno costantemente rinnovata, offrendo ai visitatori centinaia di opere provenienti da da musei, collezioni, maestri presepisti e appassionati di tutti gli angoli del mondo: dall’Europa e dall’America Latina in primis, ma anche dal continente africano, dall’Oceania e dalla Cina. Una mostra che nel corso degli anni ha saputo raccogliere un sempre maggiore consenso di critica e di pubblico, divenendo l'iniziativa per eccelenza del Natale a Verona. Essa, oltre a dare un quadro culturale e artistico della tradizione del presepe colta nei diversi contesti geografici del mondo, è divenuta un momento di grande interesse e incontro, famosa anche all'estero. Simbolo della mostra è la grande Stella Cometa di Verona, una archiscultura in acciaio di quasi cento metri che congiunge l'Arena a Piazza Bra, con un gesto architettonico di straordinaria eleganza e rara bellezza, fatto di luce e metallo

EDIZIONE 2025 A PALAZZO DEL CAPITANIO: quest’anno, a causa dei lavori in Arena per la Cerimonia di Chiusura delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, la Rassegna Internazionale del Presepio è ospitata nel Palazzo del Capitanio. Un maestoso palazzo medievale situato in Piazza dei Signori e raramente aperto al pubblico, in cui la rassegna si svolgerà mantenendo inalterati il suo fascino e la spettacolarità. La mostra è visitabile tutti i giorni, festivi inclusi, dalle 09.00 alle 20.00. Ingresso da Cortile del Tribunale - WEB presepiarenaverona.it

Il percorso espositivo è un viaggio. Si inizia con i presepi italiani, quelli che sono nella nostra memoria collettiva: le statuine di San Gregorio Armeno, i pastori di Terracotta, i presepi lignei di Val Gardena. Ma la bellezza sta nel vedere come ogni cultura ha reinterpretato il mito della natività. C'è il presepio masai, dove Gesù Bambino è avvolto in una coperta rossa e i Re Magi sono guerrieri con le lance. C'è quello giapponese, dove la capanna di Betlemme è un tempio shintoista e i pastori sono monaci zen. C'è quello brasiliano, fatto con materiali di riciclo delle favelas, dove la speranza della nascita si mescola alla realtà della povertà. Il percorso prosegue con i presepi contemporanei. C'è un'installazione di un artista tedesco che usa metallo e luci LED per creare una natività futurista. C'è quella di un africano che usa plastica riciclata per denunciare l'inquinamento. C'è quella di un italiano che ha ricreato la natività usando solo materiali di guerra, un forte protesta contro la violenza. Il presepio, si vede, non è solo devozione: è anche critica sociale, è arte, è testimonianza. La mostra non è solo esposizione: è laboratorio. Ci sono artigiani che mostrano le tecniche di lavorazione: il ceramista che modella la terracotta, il liutaio che intaglia il legno, il fabbro che forgi il metallo. I bambini sono affascinati, gli adulti imparano, gli anziani ricordano. È una trasmissione di sapere che è l'essenza stessa della tradizione.

Fuori, il freddo è pungente. Ma dentro il Palazzo del Capitanio c'è il calore della condivisione. Incontro una signora di origine napoletana che mi racconta di come da bambina costruiva i pastori con la pasta di pane. Incontro un giovane cinese che studia a Verona e che è emozionato nel vedere come la sua cultura ha interpretato la natività. Incontro un anziano veronese che mi dice: "Ogni anno vengo qui, e ogni anno capisco di più il mondo". Cammino verso casa con il mio presepio sotto braccio. Il freddo mi punge le guance, ma il cuore è caldo. Penso a quanto questa giornata mi abbia arricchito: ho visto il mondo in una sala espositiva, ho compreso che la fede è universale perché è locale, ho toccato con mano la bellezza della diversità. Il Natale, si sa, è tempo di famiglia. E oggi, a Verona, abbiamo allargato la famiglia a includere tutto il mondo. Domani tornerò ad essere un semplice cittadino, ma oggi sono stato un viaggiatore globale senza muovermi da Verona. E questo, caro lettore, è il regalo più bello che la città può fare a sé stessa: dimostrare che le radici sono forti non quando diventano muri, ma quando diventano ponti.

Iacopo Mutascio

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