PALAZZO MAFFEI

INDIRIZZO
piazza Erbe, 38
37121 Verona (vr)

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Il barocco PALAZZO MAFFEI delimita il lato nord occidentale dell'antico Foro romano, l'attuale piazza delle Erbe che è resa gioiosa e viva dalle molteplici bancarelle, in cui si acquistano prodotti tipici del mercato cittadino, frutta, fiori, abbigliamento e souvenir per i turisti.

Il palazzo assunse l'attuale magnifico aspetto nel XVII secolo, quando la famiglia Maffei ottenne il permesso di modificare le costruzioni antecedenti e di costruire la sopraelevazione del terzo piano.
Ignoto il nome dell'architetto, probabilmente romano, autore dei lavori.
Con esso lo STILE BAROCCO fece il suo maestoso ingresso a Verona, nell'imponenza di questo elegante e sofisticato edificio su tre piani (il piano attico fu aggiunto successivamente), terminato nel 1668, come testimonia una epigrafe murata nel cortile d'ingresso. La bellezza della sua facciata rapisce in un lampo fulmineo di complessità, che toglie l'immagine del singolo dettaglio.

Il piano terra è scandito da cinque fornici a bozze, inquadrate da timpani alternati ad arco ed angolo con mascheroni. Al primo piano, in corrispondenza di ogni arcata, si aprono grandi finestre con ELEGANTI BALCONATE, divise da semicolonne ioniche e decorate con mascheroni nei timpani. Al secondo piano finestre più piccole con ricche cornici, divise da lesene e targhe recanti motti, ricordi genealogici ed imprese di famiglia. Sopra corre una fascia decorativa a mensole, cartigli e festoni, su cui si eleva un'elegante balaustra recante SEI STATUE di divinità greche: Ercole, Giove, Venere, Mercurio, Apollo e Minerva. Tutte le statue sono in marmo locale, tranne quella di Ercole, che apparteneva ad un antico tempio romano.

Sopra la balaustra fu apprestato, nel 1663, un GIARDINO PENSILE, sovente elogiato per il tocco di eleganza finale che donava all'edificio. In breve la sua fama si diffuse in tutta Europa e nel 1714 fu pubblicata a Norimberga da Johann Endter un'opera a stampa ove era presente palazzo Maffei con il suo giardino pensile. Nonostante le molte attenzioni, nel settecento il giardino fu lasciato incolto a causa delle infiltrazioni di umidità che entravano nel palazzo.

Internamente il palazzo stupisce per la presenza di una bizzarra scala elicoidale in pietra, coronata da una lanterna, che partendo dalle cantine raggiunge la BALAUSTRA finale senza poggiare su alcun sostegno centrale. Essa esemplifica la coesistenza di elementi classici ancora aderenti all'eleganza rinascimentale assieme a quelli bizzarri ed imprevedibili che sono tipici del barocco.

Nei SOTTERRANEI dell'omonimo ristorante, ospitato nel piano terra, si possono ammirare i resti di un tempio di epoca repubblicana che gli studi fanno risalire agli anni in cui Verona divenne Municipio romano, nel quarantanove avanti Cristo. Si trattava di una costruzione di ampie dimensioni che si estendeva fino al Monte di Pietà, come testimoniano basamenti di colonne scanalate, lastre e blocchi di pietra appartenenti ad un colonnato che si ergeva per nove metri.

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