GIULIETTA E ROMEO

Secondo le fonti storiche la vicenda di Giulietta e Romeo si svolse nel 1303, quando Verona era governata dalla Signoria degli Scaligeri, una famiglia di ricchi mercanti che resse le sorti della città tra il 1262 ed il 1387. Dopo il governo di Alberto I° della Scala, nel 1301 la reggenza passò al suo primogenito Bartolomeo, che tentò inutilmente di sedare l'odio delle lotte intestine tra le famiglie veronesi, divise nelle fazioni avverse dei Guelfi e dei Ghibellini. In quegli anni la rivalità tra la famiglia dei Montecchi e quella dei Capuleti era talmente accesa che DANTE ALIGHIERI, esule da Firenze ed ospite tra il 1303 ed il 1304 degli Scaligeri, la nomina nel VI canto del Purgatorio, versetti 106/108: Vieni a veder Montecchi e Cappelletti / Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura: / color già tristi, e questi con sospetti! L'origine letteraria della vicenda dei due amanti risale invece al 1531 quando il capitano vicentino LUIGI DA PORTO, la narrò nella sua nella sua "Historia novellatamente ritrovata di due nobili amanti con la loro pietosa morte intervenuta già al tempo di Bartolomeo della Scala", un opera prolissa ma in pratica già contenente tutti gli elementi che saranno poi narrati e resi immortali da Shakespeare. Si trattava di una storia già molto diffusa nei racconti popolari, che lo stesso capitano vicentino spiega essergli stata riferita da un arciere suo compagno d'armi, tal Pellegrino da Verona. La novella del Da Porto venne presto ripresa in un poema in ottava rima attribuito a Gerardo Boldiero e nel 1554 in un opera di Matteo Bandello. La storia ebbe presto una grande fama in tutta Europa, con versioni scritte dall'inglese Arthur Brooke nel 1562, William Painter nel 1569 e dallo spagnolo Felix Lope de Vega nel 1590. Nel 1596 il grande drammaturgo inglese WILLIAM SHAKESPEARE rappresentò la sua versione della tragedia di Verona, dando alla vicenda dei due amanti un'immortale attualità. L'anno successivo egli dette alle stampe "La tragedia eccellentemente concepita di Romeo e Giulietta come è stata spesse volte rappresentata in pubblico (con grandi applausi) dai servi dell'onorevolissimo lord Hudson" mentre nel 1599 dette alle stampe una seconda edizione riveduta e corretta.


 >> LA TRAMA DELL'OPERA SHAKESPERIANA 

Montecchi e Capuleti, le due principali famiglie di Verona, sono acerrime nemiche. Romeo Montecchi, mentre partecipa mascherato ad una festa nella casa dei Capuleti, scopre quel che sia la vera passione alla vista di Giulietta. Dopo la festa, in cui i giovani si sono incontrati accendendosi di reciproco amore, Romeo, stando nascosto sotto il balcone di Giulietta, la ode confessare di notte il suo grande amore per lui e ottiene il suo consenso ad un matrimonio segreto. CON L'AIUTO DI FRA LORENZO SI SPOSANO IL GIORNO SEGUENTE. Mercuzio, amico di Romeo, incontra Tebaldo, nipote di Madonna Capuleti, che è furente per aver scoperto la presenza del giovane Montecchi alla festa e i due litigano. Romeo interviene e alla sfida di Tebaldo risponde con parole che adombrano il nuovo vincolo di parentela, rifiutando di battersi. Mercuzio s'indigna per tanta sottomissione e trae la spada; invano Romeo cerca di separare i contendenti ma ottiene solo di offrire a Tebaldo la possibilità di colpire a morte Mercuzio. Allora anche Romeo è trascinato a combattere e uccide Tebaldo.

Romeo viene condannato al bando e il giorno seguente, dopo aver passato la notte con Giulietta, lascia Verona, esortato dal frate, che intende rendere pubblico il suo matrimonio al momento opportuno. Giulietta, forzata dal padre e dalla nutrice a sposare il conte Paride, finge di acconsentire ma è d’accordo con fra Lorenzo di bere un narcotico che, alla vigilia delle nozze, la farà sembrar morta per quaranta ore. Fra Lorenzo si occuperà di avvisare Romeo, che libererà dal sepolcro al suo risveglio e la condurrà a Mantova. Giulietta attua il piano, ma il messaggio non giunge a Romeo, perché il messaggero è trattenuto per sospetto di contagio; gli giunge solo la notizia della morte di Giulietta. Allora Romeo acquista da uno speziale un potente veleno, e si reca al sepolcro per veder un'ultima volta la sua amata consorte; sull'ingresso s'imbatte in Paride e lo uccide in combattimento. Quindi ROMEO, DOPO AVER BACIATO GIULIETTA PER L'ULTIMA VOLTA, beve il veleno. Poco dopo Giulietta si sveglia dal sonno e trova il suo amato Romeo morto, con la coppa ancora in mano. Rendendosi conto dell'accaduto, prende una lama e si pugnala. Questa tragica fine è narrata da frate Lorenzo e i capi delle due famiglie, commossi dalla catastrofe provocata dalla loro inimicizia, si riconciliano tra loro.

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