Un capolavoro del Sanmicheli, che ha saputo coniugare le esigenze belliche con la ripresa degli ordini e delle proporzioni classiche tipicamente rinascimentale
Il Palio del Drappo Verde era un'importante corsa podistica che per secoli ha infiammato il cuore dei veronesi, sempre numerosi e chiassosi per sostenere il proprio campione. Nacque nel 1208 per celebrare una grande vittoria militare e fu disputata regolarmente fino al 1795, quando le truppe napoleoniche ne decretarono la fine per motivi di ordine pubblico; talmente famosa e conosciuta da scomodare DANTE ALIGHIERI, che la cita nel quindicesimo canto dell'Inferno (... e parve di coloro che corrono a Verona il drappo verde per la campagna) e San Bernardino, che nel 1534 chiese e ottenne di farla disputare lontano dalla Quaresima.
Dodici braccia di panno verde erano il premio per il corridore più veloce, e altrettanti di panno rosso andavano al vincitore della corsa riservata ai cavalieri. Il regolamento di gara era minuziosamente descritto nello statuto cittadino ed anche il percorso seguiva un itinerario preciso, che nonostante le modifiche apportate nel corso di seicento edizioni, ebbe quasi sempre la partenza nei pressi di PORTA STUPA, che infine divenne la Porta del Palio.
Era un accesso secondario alla città, che veniva aperto solo durante la corsa e nei giorni del raccolto; per questo i veronesi la chiamavano "stupa" (chiusa, nella lingua del popolo) e durante le piene del fiume guardavano con paura a quei battenti sbarrati che impedivano il deflusso delle acque. La porta immette nell'omonimo corso, appendice iniziale di corso Castelvecchio e corso Cavour, che in epoca romana costituiva la parte terminale della via Postumia. Fu costruita tra il 1542 e il 1557 nell'ambito di quel rinnovamento delle difese cittadine voluto dalla Serenissima Repubblica e affidato a MICHELE SANMICHELI, durante il quale vennero realizzate anche porta Nuova e porta san Zeno.
Un grande capolavoro dell'architettura militare, che secondo molti autori rappresenta la più felice e riuscita congiunzione tra le esigenze belliche e quella ripresa degli ordini e delle proporzioni classiche tipicamente rinascimentale: "un edificio di compiuta bellezza che armonizza il ricordo dello stile dorico con l'abilità della possente architettura romana, il tutto unito e amalgamato nella novità di una potenza di composizione di strutture aperte e chiuse in maestoso equilibrio di forze"...
La FACCIATA ESTERNA, in bugnato liscio, è solenne e maestosa; varcandola sembra di passare sotto un arco trionfale, alla maniera di quelli che venivano innalzati per onorare le imprese vittoriose dei grandi condottieri romani. E' suddivisa su tre aperture rettangolari, di cui la centrale è la maggiore, racchiuse entro coppie di colonne doriche scanalate. Le porte laterali sono sormontate da un elegante timpano triangolare e sopra la chiave degli archi compaiono busti di condottieri romani adorni di elmo, che si sporgono verso il traffico cittadino; gli stemmi dell'urbe sono inseriti ai lati delle colonne centrali.
La FACCIATA INTERNA, anch'essa in bugnato liscio, è meno ricca di quella esterna ma offre una sensazione di sicura difesa e di insuperabile baluardo. E' suddivisa su cinque grandi fornici, tutti inquadrati entro robuste colonne realizzate con grossi blocchi di pietra che ne aumentano la solennità, e ornata lungo la trabeazione mediante un elegante fregio classico con metope e triglifi. Nell'interno si snodano atri tenebrosi, le cui volte sono sorrette da pilastri in tufo a robustissime bozze, che ricordano gli arcovoli dell'Arena.
VEDI ANCHE
>> PORTA NUOVA
>> PORTA SAN ZENO
>> CORSO CAVOUR