La FAMIGLIA DELLA SCALA

La famiglia della Scala fu una potente dinastia che governò sulla città di Verona e sul Veneto per centoventicinque anni, ininterrottamente dal 1262 al 1387. Le fonti storiche raccontano che essa fosse presente a Verona già agli inizi del XI secolo, discendente forse dai nobili di Scalemburg o forse da un fabbricante di scale, di nome Jacopo Fico.

Agli inizi del XIII secolo il capofamiglia era Jacopino della Scala (figlio di Balduino), mercante di lana, benestante ma privo di titoli nobiliari. Abile politico, divenne Vicario Imperiale di Ostiglia e Podestà di Cerea. Morto nel 1215, fu padre di MASTINO I, Alberto e Manfredo della Scala. Nel 1262 suo figlio Mastino divenne Capitano del popolo, e si attivò per attenuare i forti contrasti che in città coinvolgevano varie fazioni e famiglie. Nel 1265 riconquistò Trento, da poco ribellatasi, ed estese i domini veronesi su Lonigo, Montecchio e Montebello. Due anni dopo scese in Italia l'imperatore Corradino di Svevia, che lo scaligero sostenne così apertamente da venir scomunicato. I rapporti con la chiesa si ristabilirono qualche anno più tardi, quando Mastino aiutò il Vescovo di Verona contro gli eretici che avevano conquistato la città di Sirmione.

Mastino I della Scala fu assassinato nell'ottobre del 1277, vittima di una congiura ordita da alcune famiglie Guelfe. Gli successe il fratello ALBERTO I della SCALA (già Podestà di Mantova), la cui vendetta, rapida e cruenta, non lasciò scampo ai congiurati. Con lui si ebbe l'effettivo passaggio della città da libero Comune a Signoria: amato dal popolo ottenne rapidamente la pace con Brescia, Mantova e Padova, città guelfe in contrasto con il ghibellismo scaligero. All'inizio degli anni novanta vennero occupate Este, Parma e Reggio, mentre nel 1297 Vicenza, insanguinata dalle lotte civili, si diede spontaneamente a Verona; nel 1299 conquistò Feltre, Cividale e Belluno. Alberto mori nel 1301 lasciando tre figli: Bartolomeo, Alboino e Can Francesco (detto Cangrande). Per un paio d’anni assunse il potere il primogenito Bartolomeo, ma già nel 1303 la città era guidata dai fratelli Alboino e Cangrande, che nel 1310 furono nominati Vicari Imperiali di Enrico VII.

Alla morte di Alboino il potere passò nelle mani del solo CANGRANDE, che fu per vent’anni un Signore illuminato e rispettato, nella cui reggia ospitò scienziati, poeti e artisti di gran talento, tra cui lo stesso Dante Alighieri. Nel 1318 Cangrande divenne generale della Lega Ghibellina e nel 1325, dopo aver sventato un attacco di Padova contro Vicenza, riesce a reprimere una congiura ordita da Federico della Scala, bandendo dalla città il cugino e tutte le famiglie che lo avevano aiutato (compresi i Montecchi). Nel 1328 un legato pontificio indette una crociata contro di lui, a cui aderirono numerose città guelfe. Uscito vittorioso consolidò il suo dominio su Padova e mise d'assedio Treviso, che poco dopo si arrese: divenne quindi signore di Verona, Vicenza, Padova, Treviso, Belluno, Feltre, Monselice, Bassano e Mantova. Mori il 23 luglio 1329, a soli 38 anni e senza discendenti diretti. Il potere passò allora al nipote Mastino II della Scala, figlio di Alboino.

Nel 1331 MASTINO II divenne Capitano Generale della lega formata da Scaligeri, Estensi, Gonzaga e Visconti contro il Re di Boemia, che aveva già conquistato alcune città lombarde. Respinto l’invasore estese i domini veronesi su Brescia, Parma, Lucca, Massa e Pontremoli. Fu questo il momento della massima espansione per la Signoria Scaligera ed anche l’inizio della sua fine. Nel 1336 Venezia fece lega con Firenze (a cui nel 1337 aderirono anche Milano, Mantova ed Este) e sconfisse ripetutamente Verona, riuscendo a catturare suo fratello Alberto. Gestendo separate trattative di pace, Mastino II riuscì a salvare la Signoria ed il fratello, subendo però con esse un fortissimo ridimensionamento territoriale: rimasero solo Verona, Vicenza, Parma e Lucca (che essendo separata dagli altri territori, risultava indifendibile e venne presto ceduta a Firenze).

Si creò con Mastino II una situazione strana, in cui una città ridimensionata nei domini e divisa da liti interne, mantenne a lungo la fama di città-rifugio per i numerosi esuli delle lotte fratricide tra italiani. Forte di parentele con l’imperatore Luigi IV di Baviera la città divenne una sorta di protettorato: furono tempi in cui gli Scaligeri avevano sempre meno potere ma, ironia della sorte, in cui eressero i monumenti che più li ricordano: Castelvecchio, il Ponte scaligero e le Arche. Morto nel 1351 la Signoria passò ai figli Cangrande II, CANSIGNORIO e Paolo Alboino. Cangrande II, che fu il vero e proprio governante della città, si comportò come un dittatore, accumulando ricchezze personali a scapito della città ed alimentando scontri interni. Mori nel 1359 per mano del fratello Cansignorio, che governò Verona mantenendo la pace ed abbellendola in ogni angolo.

Alla sua morte, avvenuta nel 1375, la signoria passò ai figli Bartolomeo II ed ANTONIO, ancora minorenni. I due ragazzi entrarono in una sorta di protettorato dei Visconti, che approfittando della debolezza politica e dell’indebitamento in cui era caduta la città, tentarono di conquistarla. Vennero sconfitti e per altri 12 anni Verona rimase agli Scaligeri. Nel 1381 Antonio fece uccidere il fratello Bartolomeo, incolpando dell’assassinio le famiglie Malaspina, Nogarola e Bevilacqua, che fuggirono a Milano. Negli anni seguenti Visconti, Carraresi, Estensi e Gonzaga fecero guerra a Verona, riuscendo a sconfiggerla ripetutamente e nel 1387 Antonio della Scala venne definitivamente cacciato dalla città; si rifugiò a Ferrara, difeso dal suocero Guido III da Polenta, signore della città.

Dal 1388 al 1402 la città fu sottoposta al DOMINIO VISCONTEO e guidata da Gian Galeazzo Visconti. Alla sua morte i Carraresi (guidati da Francesco da Carrara) si impadronirono del potere, ma nel 1405 vennero cacciati dal popolo che insorgeva e dalla truppe veneziane che premevano alle porte della città. In quell’anno la città si offrì liberamente a Venezia, e fece parte della Serenissima Repubblica sino al giugno del 1796. Gli scaligeri, fuggiti dalla città, finirono in Baviera traducendo in tedesco il loro cognome "Von Der Leiter". Essi ebbero un ruolo rilevante nella vita della corte imperiale fino alla loro totale estinzione, avvenuta negli ultimi decenni del XVI secolo.