UN WEEK-END A VERONA (2° parte)

SABATO POMERIGGIO: SHOPPING NELLE VIE DEL CENTRO STORICO

Ripartendo dal Liston imbocchiamo la lunga e stretta via Mazzini, una delle più antiche e prestigiose strade pedonali d’Europa, voluta realizzata nel trecento per collegare piazza Bra e piazza Erbe. E’ la via dello shopping per eccellenza, su cui si affaccia una ininterrotta sequenza di eleganti negozi delle maggiori griffe italiane ed internazionali. Alla confluenza con via Mario Alberto, dove un tempo esisteva una fonderia di campane e oggi una farmacia, merita particolare attenzione la LOGGIA ARVEDI. L'edificio, uno dei migliori esempi di neoclassicismo veronese nell’edilizia privata, sorse nel 1816 sull'area di un fatiscente palazzo per desiderio del fabbricante di seta Gian Antonio Arvedi, su disegno dell'architetto Barbieri. La facciata ha il corpo centrale leggermente avanzato con pareti bugnate; il piano terreno si articola in tre archi centrali con protomi leonine nelle serraglie laterali e testa di Mercurio in quella centrale. Al primo piano si apre la loggia con colonne ioniche e balaustra: essa ha pianta ellittica e pareti bugnate. L’edificio è concluso da un timpano entro il quale è alloggiato un altorilievo raffigurante Ercole che lotta contro il leone Nemeo.

Arrivati in fondo a via Mazzini voltiamo a sinistra e arriviamo in piazza Erbe, per secoli il fulcro della vita sociale, economica e politica di Verona. In epoca romana era il Foro, di cui serba ancora l'originale lunghezza, con il campidoglio, templi maestosi e terme, collegati da un porticato che ospitava ricchi negozi. Qui palazzi, torri, statue ed elementi architettonici sono testimonianze di varie epoche, che sovrapponendosi in un collage stratificato hanno creato una delle piazze più belle d'Italia. Sul lato orientale sorge il duecentesco PALAZZO DELLA RAGIONE, nelle cui stanze ebbero via via sede il Collegio dei Notai, il Dazio della Seta, la Pretura, la Corte d'Assise e le prigioni. L'imponente torre che lo sovrasta è la TORRE DEI LAMBERTI, eretta nel 1172 seguendo lo stile romanico tipico dell'epoca ed ancor oggi visibile nella parte bassa, realizzata con mattoni alternati al tufo. Nei secoli ha subito vari innalzamenti, in un susseguirsi di materiali e stili sempre felicemente intonati, arrivando nel 1464 a diventare, con i suoi 84 metri, la torre più alta della città. Anche l'adiacente DOMUS NOVA ebbe varie funzioni nel corso dei secoli: già residenza-ufficio del Podestà, fu anche sede dei consigli cittadini e poi dei giudici inviati da Venezia durante la Serenissima. Essa si collega al palazzo della Ragione attraverso L'ARCO DELLA COSTA, da cui pende una gigantesca costola di balena utilizzata come "insegna" da uno dei negozi di spezie che anticamente si affacciava sulla piazza. Il lato orientale della piazza termina con uno splendido caseggiato che arriva sino a corso santa Anastasia: si tratta delle CASE MAZZANTI e sono alcuni dei palazzi più antichi di Verona. Utilizzate nel trecento come granaio, sono famose per i vivaci affreschi a soggetto mitologico presenti sulla facciata; furono realizzati agli inizi del '500, seguendo una consuetudine molto diffusa nella Verona del Rinascimento.

Sul lato nord occidentale della piazza sono presenti il barocco PALAZZO MAFFEI e l'antica Torre del Gardello. Il palazzo, che risale al XVII secolo, è un elegante edificio su tre piani in cui la bellezza della facciata rapisce in un lampo fulmineo di complessità. Sulla balaustra sono presenti sei statue mitologiche, di cui una (Ercole) apparteneva ad un antichissimo tempio i cui resti sono visibili nei sotterranei del palazzo. La duecentesca TORRE DEL GARDELLO deve il suo aspetto attuale a Cansignorio della Scala, che nel 1363 la fece sistemare ed elevare a 44 metri; è nota anche come Torre delle Ore perché sulla sua sommità si trova uno degli orologi meccanici a campana più antichi d'Europa, che vi suonò dal 1421 al 1810. Gli edifici situati di fronte alle case Mazzanti sorgono sulle fondazioni dell'antico Campidoglio romano, che guardava verso il Foro con uno dei lati maggiori. Alcune di esse conservano sulla facciata i resti dei tipici affreschi rinascimentali, come quella al civico 23 su cui sono riconoscibili i quattro Evangelisti, la Vergine con il Bambino, San Giuseppe e San Giovanni Battista. All'angolo con via Pellicciai si erge maestosa la DOMUS MERCATORUM, fatta edificare nel 1301 quando la piazza accolse il Mercato Nuovo voluto per ampliare il Mercato Vecchio sito nell'omonima piazzetta. Dopo numerosi cambi di destinazione, alla fine dell'ottocento è tornata all'aspetto originario di casa-fortezza medioevale con merlature e finestre bifore. Altri interessanti monumenti sono presenti lungo la via mediana della piazza: i primo, venedo da via Mazzini, è la COLONNA ANTICA, un pilastro gotico con edicola eretto nel 1401 per portare le insegne dei Visconti di Milano. Nelle nicchie dell'edicola sono scolpite le figure di Maria, san Zeno, Cristoforo e Pietro Martire; segue il CAPITELLO del XIII secolo, un baldacchino in marmo da cui si facevano i proclami alla cittadinanza e dove si esponevano le teste dei delinquenti. Sulla base sono scolpite due importanti unità di misura medievali: "copo" (tegola) e "quarel" (mattone), mentre la catena presente su una colonna fissava la misura della "fassina" (il fascio di legname tenero). Al centro della piazza si trova la FONTANA di MADONNA VERONA, fatta erigere nel 1368 da Cansignorio della Scala utilizzando una antica statua romana, presente in questo sito già dal I secolo d.C. Da ultima troviamo la marmorea COLONNA di SAN MARCO, realizzata nel 1523 per sancire il ristabilito dominio veneziano, è sovrastata dal Leone Marciano simbolo della Serenissima Repubblica.

Girando a sinistra entriamo in corso Porta Borsari, un’altra strada ricca di vetrine e negozi alla moda, che ricalca il tracciato dell’antico Decumano Massimo e conduce verso la porta già vista in mattinata. Vi si affacciano nobili palazzi e numerose piccole viuzze, che portano ad angoli molto caratteristici della città. E’ il caso di CORTE SGARZARIE, dove si trova una trecentesca loggia che ospitava l’ antico mercato delle lane, situata sulla destra subito dopo il civico 12; della stretta via Fama, con i suoi negozi di frutta, dischi e fumetti, che prende il nome da una settecentesca osteria. Interessante è anche la romanica chiesa di S. Giovanni in Foro, che presenta sul corso il fianco meridionale; nell’interno intimo e raccolto, è presente una piccola lastra di marmo, murata sotto il tabernacolo, che sarebbe capace di previsioni meteorologiche: tempo buono quando è asciutta, cattivo se umida. Al numero 21 c’è l’edificio dove nel 1894 nacque il pandoro, il dolce natalizio per eccellenza, e sul palazzo sono ancor oggi visibili la storica insegna del pasticcere Domenico Melegatti e le riproduzioni di pandori che ornano la facciata. All'angolo con via IV Spade un palazzo nei cui sotterranei sono stati rinvenuti i resti di un arco intitolato a Giove che formava un ingresso monumentale sul Decumano Massimo; nella parete in vetro del negozio al piano terra è ben visibile un’elegante colonna tortile. Il corso si allarga nella parte finale, formando quasi una piazza in corrispondenza delle fondamenta dell’edifico che in epoca romana costituiva l’intera porta di ingresso alla città. Sulla destra è presente il neoclassico palazzo Rizzardi, dove una coppia di possenti colonne doriche regge l’elegante balcone che sovrasta il portale. Lungo il fianco di PALAZZO BENCIOLINI, su cui si innesta la Porta, sono visibili i resti di un antico affresco e due tabelle che riportano l’altezza raggiunta dall'Adige durante le esondazioni del 1868 e del 1882, con l'acqua che arrivò a coprire quasi completamente i due fornici di Porta Borsari.

Tornando indietro di alcuni passi imbocchiamo vicolo San Matteo, su cui è presente un’antichissima chiesa oggi sconsacrata e trasformata in elegante pizzeria, e pieghiamo verso Via Catullo. Voltando a destra e poi a sinistra raggiungiamo via Pellicciai e torniamo in piazza Erbe. Ci dirigiamo ora in via Cappello, l’antico Cardo Massimo ed anch’essa ricca di negozi e locali di ristoro. Al civico 23 c’è la CASA DI GIULIETTA, in cui secondo la tradizione abitava la famiglia Capuletti. Un imponente cancello in ferro battuto separa il suo androne dalla pubblica via; oltrepassandolo si accede ad un luminoso cortile in cui è presente la statua in bronzo di Giulietta ed una lapide che riporta alcuni versi della tragedia shakesperiana. La casa è un severo edificio medioevale la cui facciata in mattoni a vista è ingentilita da finestre trilobate e dal famoso balcone, ove Giulietta si affacciava per parlare con Romeo. E’ un pregevole esempio di insula romana strutturata, mediante la suddivisione del lotto gotico, in corte con spazi liberi interni e passaggi porticati verso la strada. Disposta su vari piani e visitabile, offre una verosimile ricostruzione delle tipiche dimore signorili del quattordicesimo secolo, con affreschi, cassapanche intarsiate, camini in mattoni, scale in legno, balaustre e camminatoi. Tornati su via Cappello proseguiamo nel nostro itinerario; percorsi pochi metri ci ritroviamo in uno slargo, su cui si affacciano le vetrine di alcuni grandi magazzini e della BIBLIOTECA CIVICA, il più ricco istituto bibliotecario veronese ed anche il più illustre, dopo la millenaria Capitolare. Aperta al pubblico dal 1802, utilizzando le grandi sale che erano appartenute ad un convento gesuita e alla chiesa di San Sebastiano. Essa è un eccellente centro di documentazione e la fedele custode della memoria cittadina; moltissime le opere di valore che il suo archivio preserva dall'inesorabile fluire del tempo, tra cui un codice del IX secolo con le omelie di sant'Agostino, una "Regula Sancti Benedicti" del XII secolo, gli Statuti Veronesi del 1276 e del 1328, un incredibile mappamondo del quattrocento e un "libro sopra el gioco de li scachi" del XV secolo.

Poco oltre si erge la maestosa PORTA DEI LEONI, arrivata sino ai nostri giorni in un mirabile stato di conservazione; fu costruita nel I secolo d.C. utilizzando prospetti in pietra bianca che vennero addossati ad una preesistente porta repubblicana. Murata in un palazzo del XIII secolo rimane una metà verticale della parte rivolta verso l'interno della città: un fornice inquadrato da un'edicola con semicolonne doriche a capitello corinzio, sormontato da finestre centinate e riquadrate e, ancora più in alto, da ciò che rimane di un'esedra affiancata da colonnine tortili. Grazie ad una attenta opera di recupero, due metri sotto il livello stradale, sono visibili anche la base di una delle due TORRI DIFENSIVE laterale, uno scorcio delle mura e frammenti della pavimentazione interna (il livello stradale dell'epoca romano più in basso rispetto a quello attuale, elevatosi con le innondazioni). Alzando lo sguardo vediamo davanti a noi il campanile di SAN FERMO, una delle costruzioni religiose più interessanti di Verona, composta da due chiese sovrapposte; in un paio di minuti raggiungiamo l’ingresso, situato lungo l’omonimo corso e fronteggiato da un delicato sagrato. E’ una basilica in cui lo stile romanico si fonde con il gotico, la cui facciata è divisa in due parti da una galleria d'archetti. La parte inferiore, in tufo, appartiene ad una chiesa romanica; quella superiore è gotica, con un rivestimento murario a fasce alternate di tufo e cotto. Il portale è romanico, con una profonda strombatura a cordoni multipli e porta bronzea con formelle che raccontano la vita dei santi Fermo e Rustico. La chiesa inferiore fu eretta tra il 1065 e il 1143; quella superiore due secoli dopo, lasciando intatta la preesistente e dando nuova forma all’intero edificio, arricchito nei secoli con cuspidi e opere d'arte. L'interno dell'ampia chiesa superiore, a croce latina, è a navata unica con cinque absidi e altari laterali; entrando lo sguardo rimane rapito dal trecentesco soffitto ligneo a carena di nave, ornato da archetti con busti di santi. Vi sono importanti opere d’arte dal XIII al XVII secolo, e nel mausoleo Brenzoni, capolavoro dell'arte tardogotica, splendide sculture toscane e affreschi del Pisanello. Una porta nel transetto destro conduce alla chiesa inferiore, anch'essa a croce latina, ma spartita su tre navate da colonne e poderosi pilastri in pietra con capitelli medievali.

SABATO SERA:  SERATA A TEATRO E POI A FAR TARDI IN OSTERIA

Per la serata Vi consigliamo di assistere ad uno spettacolo nei teatri cittadini: in estate c’è la stagione lirica in Arena e il festival shakesperiano al Teatro Romano; in inverno la rassegna di prosa del Teatro Nuovo e la grande stagione operistica, di balletti e concerti del Filarmonico. In alternativa potreste continuare il tour gastronomico alla scoperta dei sapori tipici veronesi. L’ideale per finire la serata è un assaggio dei vini locali in una delle calde osterie del centro: dal leggero bianco di Custoza al robusto Amarone, passando per Soave, Bardolino e Valpoliccella. La BOTTEGA DEL VINO è perfetta allo scopo, ma anche Le Vecete, La Carega, il Carroarmato hanno ottime cantine. Se preferite la birra c’è il CAMPUS, guinness pub preferito da giovani professionisti e studenti universitari.

DOMENICA MATTINO: I CAPOLAVORI DELL'ARTE E DELLA NATURA
 
Riprendiamo in nostro itinerario partendo dalla PIAZZA DEL DUOMO. Seminascosta nelle vicinanze di ponte Garibaldi, è inaspettatamente piccola e quasi soffocata dagli edifici circostanti; se non fosse per le insegne delle osterie, nessun turista che qui arrivasse dopo aver vagato fra le vie del centro, immaginerebbe d'essere in un sito che conserva un patrimonio storico e culturale di incredibile valore. Il piazzale è dominato dal DUOMO, una delle chiese più belle di Verona, edificata nel XII secolo sui resti di una basilica paleocristiana. La sua facciata tripartita, singolare fusione di gotico e romanico, è dominata dallo splendido protiro a due livelli che si slancia elegante, sostenuto da colonne tortili che poggiano su grifoni alati e sostengono archi a tutto sesto. Nel maestoso interno, con cappelle e altari ricchi di opere d'arte rinascimentali e barocche, particolare attenzione meritano il tornacoro del Sanmicheli e la cinquecentesca pala del Tiziano, unica opera veronese del grande pittore. Da un ingresso posto sotto l'organo di sinistra, si accede al Battistero di SAN GIOVANNI IN FONTE, una piccola chiesa edificata in epoca longobarda la cui pianta è divisa su tre navate, separate da colonne e pilastri con capitelli dell'VIII secolo; conserva diversi affreschi del XIV secolo, tele di pregio e una fonte battesimale del XII secolo, capolavoro del romanico veronese. Adiacente al battistero è la piccola CHIESA DI SANTA ELENA, realizzata nel IX secolo e rimaneggiata nel XII, che conserva interessanti opere pittoriche e un'area archeologica da cui emergono resti di una chiesa paleocristiana del IV secolo. Uscendo dalla chiesa di Santa Elena e attraversando un passaggio coperto arriviamo al Chiostro dei Canonici.

Realizzato attorno al 1120 con un doppio ordine di colonne romaniche in marmo rosso, conserva tracce ben visibili di una delle due basiliche paleocristiane che insistevano su quest'area. Poco oltre sorge il Palazzo del Canonicato, che ospita il Museo Canonicale e la BIBLIOTECA CAPITOLARE, una delle più importanti ed antiche d'Europa. Nata nel V secolo conserva migliaia di pergamene, libri miniati e manoscritti, tra cui le Istituzioni di Gaio, l'unico testo di diritto romano giunto completo ai nostri giorni, ed un De Civitate Dei di Sant'Agostino, contemporaneo all'autore. Il MUSEO CANONICALE raccoglie materiali archeologici provenienti da edifici romani, arredi sacri del periodo romanico e barocco, sculture e dipinti dal XII al XVIII secolo. Fra questi opere di Antonio Badile, Liberale da Verona, Nicolò Giolfino, Francesco Morone, Felice Brusasorci, Falconetto, Paolo Farinati, Alessandro Turchi (detto l'Orbetto) e Cignaroli. Sul retro del Duomo, nella piccola piazza dominata dall'abside semicircolare della Cattedrale, si affaccia il PALAZZO DEL VESCOVADO, costruzione rinascimentale con facciata merlata in stile veneziano e un portale a colonne doppie, in marmi bianchi e grigi. Nella lunetta una statua ritrae la Madonna in Cattedra, affiancata dai santi Pietro e Paolo; sopra l'arco lun Arcangelo che regge insegne vescovili. Percorrendo vicolo Sabbionaia, dove nel medioevo si raccoglievea la sabbia di fiume, arriviamo al magnifico PONTE PIETRA, costruito nel I secolo a.C. in corrispondenza di un guado che qui si trovava sin dalla notte dei tempi. Imponente e rustico è dotato d'un fascino particolare, che risiede in quel suo originale susseguirsi di materiali e stili, diversi ma sempre felicemente intonati. Le numerose ricostruzioni gli hanno dato una forma a “schiena d'asino” con arcate asimmetriche, molto diversa da quella originaria, che serve per facilitare il flusso della corrente. Oggi solo le due arcate di sinistra, edificate in pietra bianca, risalgono all'epoca romana; l'arcata centrale e quella successiva appartengono ad una ricostruzione cinquecentesca; l'ultima sulla destra ad un rifacimento medioevale, durante il quale fu costruita anche la torre difensiva ornata con arco in pietra recante l'emblema degli Scaligeri.

Addossati al colle di San Pietro si innalzano i resti di quello che un tempo era un magnifico TEATRO ROMANO; lo spettacolo è incantevole, con pezzi di muraglioni a vista e terrazze insinuate nel verde della collina, tra le quali spuntano la chiesa di San Siro e il convento di San Girolamo, incoronati da CASTEL SAN PIETRO. All’epoca della sua costruzione (I secolo d.C.) aveva una cavea semicircolare a gradoni ed un palcoscenico chiuso da un fondale in muratura, una larghezza di 150 metri, una profondità di 110 ed una altezza di 70. Per costruirlo venne adattato l'intero fronte del colle, scavando un semicerchio a cono capovolto nella collina per ricavare le gradinate, la cavea bassa e quella alta. Recuperato alla fine dell'800, ospita in estate un festival shakesperiano, figlio dell'immortale amore di Giulietta e Romeo. Un biglietto di ingresso consente di visitarne l’interno e di accedere al MUSEO ARCHEOLOGICO, situato nelle quattrocentesche sale del convento di San Girolamo. Vi sono esposti vasi, mosaici, sculture, gioielli, oggetti in vetro e utensili provenienti da necropoli, iscrizioni sacre e sepolcrali, parti dell'acquedotto romano tracciato sul ponte Postumio e antichi elementi decorativi del Teatro. La mattinata si conclude a GIARDINO GIUSTI, un grande giardino all'italiana del ‘500, situato lungo l’omonima via e distante qualche centinaio di metri dal Teatro; è un’oasi di verde in cui sono visibili collezioni di fiori, reperti romani, un maestoso viale di cipressi, fontane, grotte acustiche, statue mitologiche e un antico labirinto di siepi. Un percorso che incanta e che culmina con una terrazza da cui si gode di una splendida vista sulla città, visitato nel corso dei secoli da illustri personaggi della storia e della cultura ...Goethe, Cosimo III° de' Medici, Mozart, lo zar Alessandro e l'imperatore Giuseppe II. Per il pranzo suggeriamo una pizza sotto i portici di piazza San Tomaso; sono sulla strada per tornare verso il centro storico ed accanto alla CHIESA di SAN TOMASO, certamente meritevole di una visita. Sorta dove in epoca romana esistevano una necropoli ed un tempio per commemorare i defunti, conserva un grande organo barocco che nel 1770 venne suonato da un Mozart adolescente.

DOMENICA POMERIGGIO: LE DIMORE DEGLI ANTICHI SIGNORI DI VERONA

Riprendiamo la nostra visita da piazza Erbe e, attraversando l'arco della Costa (situato tra il palazzo della Ragione e la Domus Nova) arriviamo in PIAZZA DEI SIGNORI. Subito emerge che la differenza tra le due piazze è immediata e notevole: quanto piazza Erbe è articolata, popolare e "italiana" tanto piazza dei Signori è armoniosa, aristocratica e raccolta. Entrando troviamo sulla destra il duecentesco Palazzo della Ragione e lo scaligero Palazzo di Cansignorio, sul fondo lo scaligero palazzo di Cangrande ed alla sua sinistra la loggia di Fra Giocondo, elegante esempio di architettura rinascimentale; il perimetro è chiuso dal Palazzo della Pietà e dalla barocca facciata della Domus Nova. Al centro della piazza si erge il MONUMENTO A DANTE Alighieri, una splendida statua in marmo alta tre metri realizzata per celebrare il sesto centenario della nascita del grande poeta che fu lungamente ospite a Verona. Il PALAZZO DELLA RAGIONE, oggi importante sede museale, fu edificato negli ultimi anni del XII secolo per accogliere le magistrature del Comune; aveva in origine l'aspetto di quelle residenze fortificate che tanto diffuse erano in quell'epoca tumultuosa, difeso da quattro torri angolari, di cui oggi rimangono solo quelle rivolte verso piazza Erbe. Un piccolo volto sulla destra conduce all'interno Cortile del Mercato Vecchio, antica sede delle attività commerciali e del mercato cittadino. Qui spicca in tutta la sua bellezza la SCALA della RAGIONE, in marmo rosso di Verona, che portava all'interno del Tribunale. Un ingresso nascosto dalla sua imponenza conduce alla Torre dei lamberti, dalla cui panoramica cella campanaria si apre un'impareggiabile veduta che dal centro città si dirama sino alle montagne circostanti. Ritornando in piazza dei Signori volgiamo la nostra attenzione al PALAZZO di CANSIGNORIO, separato da quello della Ragione attraverso scavi archeologici con pavimentazioni romane; fu costruito nel XIV secolo su preesistenti dimore altomedioevali ed anch'esso era inizialmente una residenza fortificata con possenti difese, corte interna ed ampio giardino cinto da mura.

Adiacente al palazzo di Cansignorio e quasi celata da quest'ultimo, si intravede la piccola CHIESA di SANTA MARIA ANTICA; romanico luogo di culto particolarmente amato dalla famiglia della Scala, che ospita sul minuto portale il sarcofago in pietra di Cangrande I della Scala, potente figlio della dinastia. Il suo interno è basilicale e austero, ripartito su tre navate, divise da due serie di colonne in pietra rossa con archi a sesto rialzato, che terminano in piccole absidi ricavate nello spessore del muro. Accanto una cancellata in ferro battuto protegge uno dei siti più belli e suggestivi della città: LE ARCHE SCALIGERE, un piccolo cimitero monumentale e scenografico, che conserva i sepolcri dei primi Signori di Verona, unitamente ai grandiosi monumenti funebri di Cangrande, Mastino II e Cansignorio, con le loro sculture equestri che si levano verso il cielo. Di fronte alla chiesa, nel lato breve della piazza, si erge maestoso il trecentesco PALAZZO di CANGRANDE, formato da un articolato complesso di edifici che si sviluppano su tre lati attorno ad una corte interna rettangolare e lasciano aperto il fronte rivolto verso corso santa Anastasia. La facciata sulla piazza dei Signori è la più bella e maestosa, ornata con un portale rinascimentale che rimanda agli archi trionfali romani. Alla sinistra del palazzo si trova la LOGGIA di FRA' GIOCONDO, realizzata alla fine del XV secolo per accogliere le riunioni del Consiglio Cittadino. Con la policromia dei marmi nel piano inferiore, la morbida eleganza del loggiato su basamento a gradoni in pietra, la meraviglia del piano nobile decorato con medaglioni e profili dei Cesari, è da molti è ritenuta la massima affermazione del Rinascimento a Verona. Le statue sulla sommità rappresentano grandi veronesi dell'epoca romana, quella sull'arco di via delle Fogge il medico Girolamo Fracastoro che, secondo un'antica credenza, lascerà cadere una pesante sfera sul primo uomo onesto che passerà sotto di lui.

L'arco unisce la Loggia di Fra' Giocondo con la Casa della Pietà, edificio anonimo e senza troppe pretese artistiche adibito ad abitazione privata, mentre più pregevole è l'adiacente DOMUS NOVA. Ricostruita nel XVI secolo dopo un rovinoso crollo e recentemente oggetto di un sapiente restauro che l'ha riportata all'antico splendore, ospita un ristorante che durante la calda stagione dispone di uno dei plateatici più belli della città ed un elegante Bed & Breakfast con vista sulla storica piazza. Varchiamo ora il cinquecentesco portale in marmo bianco del Palazzo di Cansignorio ed entriamo nel medievale CORTILE del TRIBUNALE, in cui è presente l'originale Porta dei Bombardieri e l'ingresso degli SCAVI SCALIGERI, una grande area archeologica sotterranea che permette di compiere un affascinante viaggio alla scoperta della Verona romana e medievale, accessibile in occasione delle periodiche mostre fotografiche che vi sono ospitate. Uscendo attraversiamo piazza Viviani, sul cui lato destro è presente l'ottocentesco Teatro Nuovo, il principale teatro cittadino dopo il Filarmonico. Superandolo imbocchiamo via Stella sino a ritrovare l’Arena e piazza Brà. Spostandosi dall'anfiteatro in direzione di palazzo Barbieri costeggiamo le antiche mura comunali percorrendo via pallone sino all'incrocio con via del Pontiere. Voltiamo a destra e, dopo un centinaio di metri, troviamo sulla nostra sinistra  giardini dell'ex convento di san Francesco al Corso. Siamo arrivati all’ultima tappa nel nostro itinerario: al MUSEO degli AFFRESCHI e alla TOMBA di GIULIETTA. Il Museo raccoglie affreschi realizzati tra il X° ed il XVI° secolo recuperati da edifici religiosi e privati della città per favorirne la conservazione, sculture ottocentesche e numerose tele di artisti vissuti tra il ‘500 e il ‘700. In una cripta sotterranea, a cui si accede dal chiostro attraverso una scala in pietra, si trova il sarcofago scoperchiato in marmo rosso che secondo la tradizione ha ospitato le spoglie mortali di Giulietta Capuleti: un giaciglio semplice e privo di stemmi perché nel medioevo non veniva concessa la sepoltura ecclesiastica ai morti suicidi. Volutamente abbandonato e trasformato in abbeveratoio nel tentativo di soffocare lo scandalo, fu sempre e comunque meta di continui pellegrinaggi. Solo agli inizia del secolo scorso la tomba venne spostata in questo sotterraneo, dove oggi è visitata da numerosi turisti che nell’antro umido sostano silenziosi, sospirando per un amore contrastato ed infelice, ma eterno.