JONAS KAUFMANN IN OPERA

domenica 03 agosto 2025

L'Arena di Verona in agosto è un forno a cielo aperto; il caldo è soffocante. Eppure stasera 12mila persone sono disposte a soffrire il caldo pur di ascoltare Jonas Kaufmann. Perché quando il tenore tedesco canta, il caldo diventa irrilevante, e l'Arena si trasforma in un tempio della voce umana. Sono arrivato in piazza Bra con un'ora di anticipo, e già si respirava l'eccitazione. Il pubblico è diverso da quello delle opere: ci sono gli appassionati di lirica, ma anche molti che vengono per la prima volta attratti dal nome di Kaufmann. C'è chi arriva da Monaco appositamente, chi viene da Vienna, chi è di Verona e ha questo privilegio in casa propria. Tutti condividono la stessa attenzione reverenziale: siamo venuti qui per ascoltare una voce considerata la migliore del nostro tempo. Il programma della serata è un viaggio attraverso il repertorio operistico: Verdi, Puccini, Wagner, Bizet. Una selezione di arie celebri che mettono in mostra la versatilità di Kaufmann. Il palco è essenziale: un podio per l'orchestra, uno per il tenore, uno per il direttore. Non serve altro quando la voce è il protagonista assoluto. Quando Kaufmann compare, la standing ovation è immediata. È un uomo di mezz'età, con i capelli brizzolati e un portamento regale. Ma quando apre la bocca per cantare "Nessun dorma", l'Arena esplode. La sua voce è un fenomeno naturale: potente, calda, capace di sfumature incredibili. Raggiunge le altezze più difficili senza sforzo, scende nelle note basse con una ricchezza timbrica rara. Non è solo tecnica: è emozione pura che viene trasformata in suono. La prima parte del concerto è dedicata a Verdi: "Celeste Aida", "Di quella pira", "Ella mi fu rapita". Ogni aria è un capolavoro.

Kaufmann non canta solo: recita, vive, interpreta. Quando canta Manrico ne "Il trovatore", si vede la sua espressione cambiare, il corpo diventare più rigido, la voce assumere un'urgenza drammatica. È un attore completo, e l'Arena è il suo teatro perfetto. Dopo l'intervallo, la second parte si apre con Wagner. "In fernem Land" dal "Lohengrin" è un momento di pura magia. La voce di Kaufmann si espande, riempie l'immensità dell'Arena, tocca le stelle. Il pubblico, rapito, trattiene il respiro. Poi Puccini: "E lucevan le stelle" è interpretata con una delicatezza che fa venire le lacrime. Davanti a me, una signora anziana piange senza vergogna. Al suo fianco, un ragazzo di vent'anni ha gli occhi spalancati, come se stesse vedendo Dio.

Il momento più emozionante della serata è quando Kaufmann decide di cantare "Parla più piano", la canzone de "Il padrino", come bis. L'Arena trema. Tremila voci si alzano a cantare con lui, ma lui non ha bisogno di aiuto. La sua voce è sufficiente. È un momento di pura intimità collettiva: siamo tremila persone, ma ci sentiamo tutti individualmente toccati da quella voce. Il direttore d'orchestra è un maestro attentissimo: non accompagna, dialoga con Kaufmann. L'orchestra dell'Arena è preparata, precisa, emotiva. Ogni nota è al suo posto, ogni crescendo è perfetto. Ma è la voce del tenore che guida tutto, che è il faro nel mare della musica.

Dopo due ore e mezzo, il concerto finisce. Ma Kaufmann torna per quattro bis: "La donna è mobile", "O sole mio", "De' miei bollenti spiriti", e infine ancora "Nessun dorma". Ogni volta, la voce è perfetta, come se non avesse mai cantato prima. È una macchina umana incredibile, ma anche un artista profondo. Quando canta "O sole mio", il pubblico partecipa con tutta l'anima, trasformando una canzone napoletana in un inno universale. Sceso dall'Arena, la piazza è ancora piena di gente che commenta la voce, che canta a memoria le arie sentite. I giovani hanno gli occhi sognanti, gli anziani hanno un sorriso di soddisfazione. Un gruppo di tedeschi sta facendo amicizia con dei veronesi, tutti uniti dall'ammirazione per il loro connazionale. Cammino verso casa con la voce di Kaufmann che risuona ancora nelle orecchie. La città è viva, i bar sono pieni, la notte è calda. E penso a quanto questa serata rappresenti il potere della voce umana: niente tecnologia, niente effetti speciali, solo corde vocali, respiro, emozione. Kaufmann ha dimostrato che l'essere umano, quando raggiunge la perfezione, può competere con qualsiasi macchina, qualsiasi effetto.

L'Arena di Verona, ancora una volta, ha fatto il suo miracolo: ha trasformato una semplice serata di concerto in un'esperienza spirituale, in un momento di connessione profonda tra l'artista e il pubblico. E Kaufmann, con la sua voce di Dio, ha onorato questa location meravigliosa come solo pochi possono fare. Per questo, caro lettore, valeva ogni singola goccia di sudore, ogni singolo euro del biglietto
 
Iacopo Mutascio
 
 
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