Gli itinerari consigliati da Verona.net

CAPODANNO 2014 A VERONA
CAPODANNO A VERONA (3 GIORNI e 2 NOTTI)da lunedì 30 dicembre 2013 a mercoledi 01 gennaio 2014 PERNOTTAMENTO IN HOTEL 3/4 STELLE strutture selezionate e garantite da verona.net; hotel eleganti ed accoglienti a 3 o 4 stelle (a seconda della disponibilità), tutti situati in centro storico, a meno di due chilometri dall’anfiteatro Arena e dalla Casa di Giulietta. Trattamento di Bed and Breakfast con prima colazione a buffet. VERONA CARD VALIDA PER DUE GIORNATE  Verona Card è la tessera realizzata dal Comune di Verona che consente l'accesso gratuito ai principali musei, monumenti e chiese della città scaligera ed anche l’utilizzo gratuito degli autobus delle linee urbane (tra gli altri: Arena, Torre dei Lamberti, Casa di Giulietta, Tomba di Giulietta e Teatro Romano; Museo degli Affreschi, Museo Archeologico, Museo Lapidario Maffeiano, Museo di Castelvecchio, Museo Civico di Storia Naturale, Museo Africano e Museo della Radio d'Epoca; Basilica di San Zeno, Basilica di Santa Anastasia, Chiesa di San Fermo Maggiore e il Duomo).  VISITA GUIDATA AL CENTRO STORICO  il martedi pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.30, con gruppo formato da una ventina di persone sarete accompagnati da una guida turistica alla scoperta del centro storico della città scaligera. Ritrovo in piazza Brà per ammirare l’anfiteatro Arena, la Gran Guardia e palazzo Barbieri. Nella visita anche il complesso del Duomo, la Casa di Giulietta, le tombe sospese dei principi scaligeri, la nobile piazza dei Signori e la caratteristica piazza delle Erbe, da oltre duemila anni cuore pulsante di Verona. APERITIVO CON VINI E STUZZICHERIE IN OSTERIA al termine della visita guidata, aperitivo in una caratteristica osteria del centro storico, degustando gli squisiti vini tipici veronesi accompagnati da piccole stuzzicherie: i rossi Bardolino (classico, superiore, chiaretto) e Valpolicella (classico, valpantena, superiore, amarone, recioto) ed i bianchi Custoza (classico, superiore, spumante, passito) e Soave (classico, spumante, superiore, recioto). ASSISTENZA SETTE GIORNI SU SETTE questo pacchetto turistico è realizzato dall’agenzia Adige Viaggi, attiva a Verona dal 1978, con la supervisione della Pro Loco di Verona. Gli uffici dell'agenzia sono in Strada dell’Alpo 5, a due chilometri dal casello autostradale di Verona Sud e dalla Fiera di Verona; a cinque chilometri dal centro della città. In caso di necessità potete contattare il servizio assistenza anche durante i weekend e festivi, al numero di cellulare comunicato unitamente alla conferma della prenotazione. EXTRA (PRENOTABILI SU RICHIESTA) CENONE e/o VEGLIONE in discoteca; AUTOVETTURA con o senza conducente, SCOOTER o BICICLETTA; GUIDA TURISTICA ad hoc; visita ad una CANTINA VITIVINICOLA della Valpolicella***********************************PREZZI pacchetto CAPODANNO A VERONA ***********************************- 239,00 euro per 1 persona in camera singola     (cadauno 239,00)- 319,00 euro per 2 persone in camera doppia     (cadauno 159,50)- 399,00 euro per 3 persone in camera tripla        (cadauno 133,00)su richiesta si realizzano preventivi per gruppi oltre le tre persone o con richieste particolarisi accettano pagamenti mediante carta di credito, paypal, vaglia postale o bonifico bancarioINFORMAZIONI e PRENOTAZIONI: 045.8032237 e lamberto.milani@adigeviaggi.it ADIGE VIAGGI SRL: strada dell’Alpo 5 - 37135 Verona (partita iva IT 00745160234)ELENCO DEI PRINCIPALI EVENTI IN PROGRAMMA A VERONA PER CAPODANNO 31.12.2013 

IN EVIDENZA

MANGIARE a VERONA le schede dei migliori ristoranti trattorie ed osterie della città
DORMIRE a VERONA prenotare nei migliori alberghi hotels b&b e alloggi della città
STORIA e TRADIZIONI cultura, leggende e tradizioni, storia e i piatti tipici di Verona

Altri itinerari turistici

ALLA SCOPERTA DELLE CHIESE VIVE
Nella città di Verona la Associazione Chiese Vive si prefigge lo scopo di mantenere e tutelare l’immenso patrimonio di cultura ed arte pervenutoci, tramandandolo alle future generazioni pur ponendolo a disposizione dei visitatori. Nello svolgere questa attività ha posto sotto la propria ala quattro chiese storiche della città, che offrono un panorama unico per continuità artistica e purezza dei vertici espressivi: la Basilica di San Zeno, la chiesa di San Fermo, la Basilica di Santa Anastasia e il Duomo di Verona. Volendole visitare in un giorno, per usufruire del biglietto cumulativo a prezzo scontato (un piccolo contributo, affinché questo patrimonio non scompaia o rimanga chiuso dietro solide porte), partiamo da quella più esterna, la BASILICA DI SAN ZENO. E’ situata nell'antica contrada della Beverara (attuale quartiere di San Zeno) che solo nel trecento venne inclusa nell'urbe e difesa dalle mura fatte costruire dagli Scaligeri. PRINCIPALE CAPOLAVORO DEL ROMANICO IN ITALIA, E' DEDICATA AL SANTO PATRONO DELLA CITTA'. Il nucleo originario della Basilica di risale al IV secolo, quando una chiesetta fu eretta vicino al sepolcro del santo; varie volte rimaneggiata è giunta alle attuali forme sul finire del primo millennio. Ingrandita dopo il violento terremoto che nel 1117 colpì il nord Italia, fu completata nel corso del XIV secolo. La facciata, in tufo e marmo, presenta un grande rosone circolare, decorato con statue che raffigurano momenti della condizione umana. Sotto il rosone si trova il protiro, semplice ma elegante, sostenuto da colonne che poggiano su leoni. Protegge un magnifico portale rivestito con formelle in bronzo (X-XII secolo) su cui sono raffigurate scene della vita di Cristo e dell'Antico Testamento. A destra della chiesa si innalza un campanile che ne riprende lo stile alternando fasce di tufo e cotto, e che racchiude le più antiche campane di Verona, fuse nel 1149. Sulla sinistra il chiostro e la torre merlata, ultimi resti di una grande abbazia benedettina. L'interno, con pianta a croce latina a tre navate, è suddiviso su tre livelli: la cripta è in basso, sovrastata prima dalla chiesa plebana e poi dal presbiterio, a cui si accede mediante due maestose scalinate in marmo. Sebbene le pareti siano ornate da due ali di stupendi affreschi del XII e XIII secolo, è nell'abside maggiore che sono ospitate le opere di maggiore valore. Si tratta di uno splendido Trittico del Mantegna raffigurante la Madonna in trono e di una mirabile statua in marmo di San Zeno. Dalla navata di sinistra si accede al grande chiostro romanico del XII secolo: composto da numerosi archetti sorretti da colonne binate, racchiude antichi sepolcri, preziosi affreschi e una edicola con lavatoio. Nella cripta sotterranea, suddivisa in nove navate sostenute da 49 colonne (tutte con capitelli differenti), una teca di cristallo conserva i resti del santo, il cui volto è coperto da una elaborata maschera d'argento. La prossima chiesa del circuito è il Duomo, che dista circa tre chilometri; lungo il percorso si potrebbero visitare le chiese di SAN BERNARDINO, SAN LORENZO, SANTI APOSTOLI e SANTA EUFEMIA. Sebbene sia quasi celata in una piazza minuscola ed austera, il DUOMO DI VERONA è comunque una delle chiese più belle della città. Esternamente armoniosa e alta sui tetti del centro, fu edificata sui resti di una precedente basilica paleocristiana e consacrata nel 1187 da Papa Urbano III. Nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi, volti ad accrescerne le strutture e migliorarne le forme: nel XV secolo fu ampliata, sopraelevando le navate ed inserendo sulla facciata elementi tardogotici; nel XVI fu aggiunto il campanile (terminato nel 1913) e nel XVIII le cappelle laterali furono riprese con forme barocche. La facciata, tripartita da contrafforti triangolari, è UNA SINGOLARE FUSIONE DI GOTICO E ROMANICO: un'architettura di colori dominata dallo splendido protiro a due livelli. Nella parte inferiore è sorretto da colonne tortili che poggiano su grifoni alati e sostengono un arco a tutto sesto; nella parte superiore un altro arco a tutto sesto, sormontato dal timpano. Il portale, scolpito con immagini di profeti ed animali, è sovrastato da una lunetta in cui un bassorilievo policromo ritrae la Madonna in trono col Bambino, circondata dai Magi e pastori. L’interno della Cattedrale è solenne, e sin dal primo sguardo la profondità della navata centrale unita alla maestosità dell'ambiente lascia estasiati. Ci sono tre navate con volte a crociera e cinque campate ripartite da otto elaborate colonne in marmo; nei fianchi delle navate si aprono quattro cappelle per lato, con le due maggiori che costituiscono il braccio corto di una croce. Ovunque è un’opera d’arte: le cappelle e gli elaborati altari; gli affreschi della volta e dell'arco trionfale; il tornacoro semicircolare a marmi policromi; il crocifisso in bronzo del presbiterio. Nella cappella Cartolari Nichesola è presente una splendida Pala dell'Assunta realizzata da Tiziano Vecellio (1530), unica opera del grande pittore bellunese ancora rimasta a Verona; si tratta di un grande dipinto ad olio su tela (4x2,2) che racconta l’Assunzione della Vergine in cielo. Dall'interno del Duomo si accede al Battistero di SAN GIOVANNI IN FONTE, una piccola chiesa di epoca longobarda, che conserva pregevoli affreschi ed una splendida fonte battesimale del XII secolo, autentico capolavoro della scultura romanica veronese. Adiacente ad esso si trova la piccola CHIESA DI SANTA ELENA, realizzata nel IX secolo e rimaneggiata nel XII, che racchiude un'interessante area archeologica in cui emergono resti di una chiesa risalente ai primi secoli del cristianesimo. Facenti parte del complesso della Cattedrale, e assolutamente da visitare, sono anche il Chiostro dei Canonici (realizzato tra il 1117 ed il 1120 con un doppio ordine di colonne romaniche in marmo rosso) e il Museo Canonicale (in cui sono conservati interessanti reperti archeologici provenienti da edifici romani, preziosi arredi sacri, sculture e dipinti dal XII al XVIII secolo). Solo poche centinaia di metri separano il Duomo e la BASILICA DI SANTA ANASTASIA, la più grande chiesa ed anche IL PIU' RILEVANTE MONUMENTO GOTICO DELLA CITTA'. I lavori per la sua costruzione iniziarono alla fine del duecento e proseguirono per quasi due secoli, sino alla consacrazione avvenuta nel 1471. La facciata in cotto, divisa verticalmente in tre sezioni che corrispondono alle navate interne, nella sua querula incompiutezza è imponente e solenne. Su tutto spicca il suo elaborato portale ornato con uno splendido alternarsi di marmi policromi, diviso in due sezioni sovrastate da archi acuti. L'interno della basilica, a forma di croce latina, è suddiviso in tre navate congiunte da volte a crociera sostenute da dodici possenti colonne in marmo bianco e rosso con capitelli gotici a motivi floreali; motivi floreali tardogotici e rinascimentali che finemente decorano anche le volte delle navate in una ensemble di rara bellezza. Le pareti laterali della chiesa presentano una fila continua di grandi altari, ornati da pale, affreschi e sculture che vanno dal XIV al XVIII secolo, realizzate dai maggiori artisti dell’epoca. In primis lo spettacolare affresco San Giorgio e la Principessa conservato nella Cappella Pellegrini: opera del Pisanello è considerato il principale capolavoro del grande artista e massima espressione del gotico internazionale veronese. Spostandoci lungo il fiume Adige raggiungiamo Ponte Navi e da questo la adicente CHIESA DI SAN FERMO MAGGIORE ultima tappa del nostro percorso. E’ questa una delle costruzioni religiose più interessanti di Verona, COMPOSTA DA DUE CHIESE CONNESSE E SOVRAPPOSTE; un unicum in cui lo stile romanico si fonde armoniosamente con il gotico. La chiesa inferiore fu eretta tra il 1065 e il 1143 sui resti di un'antica pieve del V secolo; la chiesa superiore nei primi decenni del XIV secolo dai frati francescani, che lasciarono intatta quella inferiore e fecero la superiore in stile gotico, arricchendola durante i secoli con affreschi, cuspidi e numerose opere d'arte. La facciata è divisa in due parti da una galleria d'archetti: la parte inferiore con il magnifico portale è in tufo e appartiene alla preesistente chiesa romanica; quella superiore, tipicamente gotica, presenta un rivestimento murario a fasce alternate di tufo e cotto, su cui si apre una grande finestra quadrifora, sormontata da una piccola trifora incastonata tra due loculi. Entrando si rimane affascinati dal soffitto ligneo a carena di nave ornato da una doppia galleria di archi su cui sono dipinti busti di santi. Tra le numerose opere d’arte presenti (dipinti e sculture dal XIII al XVII secolo di Liberale da Verona, Domenico Brusasorci, Turone, Francesco Torbido, Michele Sanmicheli e Alessandro Turchi detto l'Orbetto) spicca il mausoleo di Nicolò Brenzoni, capolavoro dell'arte tardogotica ornato con sculture del fiorentino Nanni di Bartolo e affreschi del Pisanello. Una porta nel transetto destro conduce al chiostro, che una antica scalinata in pietra collega alla chiesa inferiore. Si tratta di un edificio a croce latina, con tre navate sorrette da colonne e poderosi pilastri in pietra ornati con capitelli medievali, in cui sono custoditi vari interessanti affreschi dell'XI e XIII secolo, un notevole crocifisso ligneo del quattordicesimo secolo e preziose reliquie.

DA PIAZZA BRA A SAN GIORGIO
Partendo da PIAZZA BRA e lasciando l'anfiteatro romano alle nostre spalle percorriamo via Roma. Costeggiamo il teatro Filarmonico e percorriamo alcune centinaia di metri nella storica via fino per raggiungere CASTELVECCHIO, l'antico maniero che fu residenza degli Scaligeri. Dopo l'Arena è il più grandioso ed imponente monumento cittadino, fatto erigere nel XIV secolo da Cangrande II della Scala. E' un edifico molto vasto, che colpisce per il suo aspetto imponente e la sua forma decisamente militare, accentuata dalle mura merlate con torri angolari coperte. Ospita il Museo Civico di Verona, una delle maggiori raccolte d'arte italiane che, seguendo un ordine cronologico, inizia con oggetti paleocristiani e termina con dipinti settecenteschi, includendo reperti di oreficeria, armi e armature, opere scultoree dal X al XIV secolo, importanti testimonianze della pittura trecentesca e rinascimentale. Girando a destra imbocchiamo corso Cavour e ci soffermiamo davanti allo splendido ARCO DEI GAVI, maestoso esempio di arco celebrativo romano, fatto costruire nel I secolo d.C. La sua particolarità è quella di possedere una sola arcata, contrariamente agli archi di trionfo classici che, in virtù delle due aperture laterali, mantiene l'imponenza delle antiche porte.  La volta interna presenta una composizione molto interessante a cassettoni decorati a rose, che sarà ripresa in epoca rinascimentale da pittori ed architetti. Proseguendo lungo CORSO CAVOUR incontriamo una serie di splendidi palazzi nobiliari e possiamo immaginare la bellezza di Verona tra il XVI ed il XVIII secolo. Sul lato sinistro della strada si affacciano PALAZZO CANOSSA (civico 44), palazzo Muselli Pompei (42), palazzo Portalupi (40), palazzo Guerrini Gemma (32), la chiesa di San Lorenzo (28), palazzo Medici Glisenti (10) e palazzo Carlotti (2). Sul lato destro sono presenti palazzo Balladoro (civico 41) e palazzo Bevilacqua (29), la CHIESA DEI SANTI APOSTOLI e quella delle Sante Teuteria e Tosca (piazza SS. Apostoli), palazzo Scannagatti (11), palazzo Carnesali (5-9) e la casa dei Giolfino (1). Una sosta merita sicuramente la CHIESA DI SAN LORENZO, gioiello dell'architettura romanica veronese. Dalla strada si accede attraversando un portale in marmo sormontato dalla statua del Santo che regge una graticola; passando attraverso un minuscolo sagrato l'edifico si presenta con il fianco meridionale, alla cui destra è presente il campanile quattrocentesco. La facciata é dominata da due torri circolari poste ai lati di un protiro pensile, che poggiano su grosse basi di pietra; l'ingresso è al centro, delimitato da stipiti decorati e preceduto da un elegante portico rinascimentale in marmo. L'interno a tre navate é raccolto e severo, con una pianta a croce latina pentabsidata, divisa in due zone dal transetto; la navata centrale è sormontata da capriate di legno che sorreggono il tetto, mentre sulle navate laterali si innalzano come un loggiato i matronei il cui prospetto è scandito da una successione di finestre intervallate da pilastri che salgono fino al tetto. L'arredo volutamente povero esalta l'architettura della chiesa e accentua la suggestione dei fedeli. Arrivati in fondo ci troviamo davanti alla splendida PORTA BORSARI, antico accesso alla città da sud. Fu costruita nel I secolo d.C. seguendo i dettami tipici dell'architettura imperiale, con una struttura articolata su tre livelli. Inizialmente era un edificio con corte centrale e doppi passaggi nelle facciate, di cui rimane solo la facciata esterna: nel livello più basso si aprono due fornici ad arco a tutto sesto, inquadrati ciascuno da lesene con capitelli corinzi, che sorreggono trabeazione e frontone. Sopra vi sono due livelli sovrapposti, scanditi da finestre arcuate, sovente inserite in piccole edicole con frontone triangolare. Attraversandola procediamo lungo l'omonimo corso, che era l'antico Decumano Massimo ed incrociava il Cardo nel Foro, l'attuale PIAZZA ERBE. Una piazza che nei secoli fu il fulcro della vita pubblica e che ancora conserva la sua inimitabile vivacità, in cui sono presenti numerosi simboli posti nel corso dei secoli per testimoniare i poteri che si succedettero sulla città. Di fronte al barocco PALAZZO MAFFEI troviamo la marmorea Colonna di San Marco, sovrastata dal Leone simbolo della Serenissima Repubblica. A poca distanza è visibile la fontana di Madonna Verona: una statua pagana proveniente dall'antico tempio rinvenuto sotto Palazzo Maffei e posta dagli Scaligeri su una vasca in marmo rosso proveniente dalle terme romane presenti nella zona del Duomo. Al centro della piazza è presente l'edicola in cui, durante l'epoca dei comuni, si insediava il podestà per la pubblica investitura. Procedendo verso sud è visibile anche la Colonna Antica, un pilastro gotico con edicola eretto nel 1401 per portare le insegne dei Visconti di Milano, durante gli anni in cui dominarono sulla città. Lasciando piazza Erbe percorriamo corso Santa Anastasia, l'antica strada degli antiquari che ancora oggi hanno in essa le loro botteghe, dove custodiscono gioielli, mobili, libri e dipinti di ogni epoca. In fondo c'è la CHIESA DI SANTA ANASTASIA, in cui è conservato lo spettacolare affresco San Giorgio e la Principessa, capolavoro del Pisanello e massima espressione del gotico veronese. Risalendo lungo via Massalongo arriviamo in pochi minuti ad una piccola piazza quasi soffocata dagli edifici circostanti, che conserva un patrimonio storico e culturale d'incredibile valore. Se non fosse per le insegne delle osterie, nessun turista che vi arrivasse dopo aver vagato senza meta fra le vie del centro immaginerebbe d'essere nella PIAZZA DEL DUOMO. La grande cattedrale, edificata sui resti di una basilica paleocristiana, è una delle chiese più belle di Verona. La sua facciata tripartita, singolare fusione di gotico e romanico, è dominata dallo splendido protiro a due livelli che si slancia elegante, sostenuto da colonne tortili che poggiano su grifoni alati e sostengono archi a tutto sesto. Nel maestoso interno, in cui sono da ammirare cappelle e altari con innumerevoli opere d'arte rinascimentali e barocche, particolare attenzione meritano il raffinato tornacoro in marmo e la cinquecentesca pala del Tiziano, unica opera veronese del grande pittore. Dall'interno del Duomo si accede a SAN GIOVANNI IN FONTE, una piccola chiesa di epoca longobarda, che conserva diversi pregevoli affreschi ed una splendida fonte battesimale del XII secolo, autentico capolavoro della scultura romanica veronese. Adiacente al battistero è la piccola CHIESA DI SANTA ELENA, realizzata nel IX secolo e rimaneggiata nel XII, che racchiude un'interessante area archeologica in cui emergono resti di una chiesa paleocristiana risalente al IV secolo. Nell'area sono da visitare anche il Chiostro dei Canonici, realizzato tra il 1117 ed il 1120 con un doppio ordine di colonne romaniche in marmo rosso, il MUSEO CANONICALE e la BIBLIOTECA CAPITOLARE, una delle più antiche del mondo. Sul retro del Duomo, nella piccola piazza dominata dall'abside semicircolare della Cattedrale, si affaccia il Palazzo del Vescovado, costruzione rinascimentale con facciata merlata e un portale a colonne doppie, in marmi bianchi e grigi. Nella lunetta una statua ritrae la Madonna affiancata dai santi Pietro e Paolo, mentre sopra l'arco un arcangelo regge le insegne vescovili. Entrando nella corte si accede ad un portico con colonne romaniche a capitelli scolpiti, pareti affrescate e finestre del XV secolo; vi si affacciano due delle absidi romaniche di San Giovanni in Fonte, la torre in pietra di un palazzo romanico e i corpi di edifici tardogotici. L'interno del palazzo è ornato con opere pittoriche di Francesco Caroto, Liberale da Verona e Domenico Brusasorci, autore di un grande affresco in cui sono ritratti i primi 110 vescovi della diocesi veronese. Tornati nella piazza del Duomo proseguiamo lungo via Arcidiacono Pacifico e voltando a destra arriviamo a ponte Garibaldi. Superandolo costeggiamo i giardini dell'Ombroso sino alla chiesa di SAN GIORGIO IN BRAIDA. Costruita nel quattrocento, è affiancata da una cupola e da un campanile del Sanmicheli. La cupola colpisce per l'equilibrio con cui si inserisce nell'ambiente circostante e la maestosità che aggiunge a tutto il complesso; il campanile si presenta con la base a bozze di pietra bianca, sovrastata da una finestra con timpano spezzato in mezzo a pilastri angolari di ordine ionico. Sopra di essi corre una ricca trabeazione, dove i motivi liturgici si ripetono in modo costante, e poi una cella campanaria in cotto. La facciata della chiesa presenta elementi tipici dell'architettura rinascimentale, come la presenza della serliana del piano superiore, ed altri seicenteschi, come la voluta che ne divide i due piani. Entrando si respira un clima di semplicità ed equilibrio: un'unica navata che offre un forte senso di spazialità, con pareti bianche su cui si aprono grandi cappelle adorne di quadri, che creano un'unità di insieme. Per la ricchezza delle opere contenute fu definita pinacoteca dal Goethe, che ebbe a visitarla durante il suo Viaggio in Italia. A poche centinaia di metri si trovano PONTE PIETRA, il TEATRO ROMANO e CASTEL SAN PIETRO, con la sua splendida vista sulla città.

DALLA BRA A CASTEL SAN PIETRO
Per visitare Verona partiamo da PIAZZA BRA, il cuore dell'urbe, che fonde nella solare ed accesa luminosità che l'attraversa, edifici di epoche ed architetture diverse. L'Arena, palazzo Barbieri e il palazzo della Gran Guardia sono quelli più famosi ed ammirati, ma sono molti gli angoli della piazza che meritano l'attenzione di ogni visitatore. Nel centro della piazza è situato il monumento equestre di Vittorio Emanuele II realizzato alla fine dell'ottocento. Dietro di esso, nel mezzo dei secolari abeti che ornano il giardino centrale, c'è la Fontana delle Alpi, realizzata nel 1975 per simboleggiare il gemellaggio tra la città scaligera e Monaco di Baviera. I Veronesi con affetto la chiamano "struca limoni" per quella sua forma così singolare che ricorda uno spremi agrumi, e amano festeggiare le grandi imprese sportive con un bagno nelle sue acque. Su tutto domina L'ARENA, il monumento che più di ogni altro ricorda le origini romane della città di Verona e suo simbolo in tutto il mondo. Un grandioso anfiteatro, il terzo per grandezza fra quelli a noi giunti ed il meglio conservato, nonostante nel 1183 un terremoto abbia distrutto il triplice ordine di arcate sovrapposte che lo circondavano interamente e di cui oggi rimane solo uno scorcio, formato da quattro campate. Sul lato ovest della piazza sorge il maestoso PALAZZO DELLA GRAN GUARDIA, un edificio imponente che fu iniziato nel 1610 e completato nell'ottocento sopo varie interruzioni. Nella sua struttura è evidente l'influsso sanmicheliano, con quel suo piano nobile che si inserisce nella continuità classica dell'Arena, interrompendo la linea cromatica delle case colorate affacciate sul Liston. Alla sua destra, guardando l'Arena, c'è PALAZZO BARBIERI, sede dell'amministrazione comunale. Realizzato nell'ottocento dall'architetto Giuseppe Barbieri, è un monumentale edificio neoclassico in stile corinzio formato da un corpo centrale e due corpi laterali. Alla struttura centrale si accede da un'ampia gradinata, mentre le strutture laterali hanno le pareti divise da semicolonne che si alternano alle finestre dei vari piani. Passando dietro palazzo Barbieri si percorre stradone Maffei che, nel suo proseguire diventa stradone San Fermo, prendendo il cui nome della chiesa che si trova in fondo ad esso, nello slargo davanti al Ponte della Navi. SAN FERMO MAGGIORE una delle costruzioni religiose più interessanti e originali di Verona, composta da due chiese connesse e sovrapposte l'una all'altra. Un unicum in cui lo stile romanico si fonde armoniosamente con quello gotico. Una chiesa notevole nella vista esterna, sulla cui facciata sono presenti un grande portale con maestosa strombatura e un portale laterale, ornato con portico a vela coronato da marmi colorati. La maestosità dell'esterno si ritrova anche nell'interno della chiesa superiore ad una sola navata, con cinque absidi che custodiscono una vera e propria galleria d'arte. Più intima e semplice la chiesa inferiore, ripartita su tre navate con possenti colonne e pilastri in pietra. Superando ponte Navi, al numero nove di Lungadige Porta Vittoria, possiamo ammirare il palazzo Lavezzola Pompei, oggi sede del MUSEO DI STORIA NATURALE. Un museo che, nel suo genere, è tra i più importanti d'Italia per la completezza del materiale raccolto e per la vasta collezione di fossili in esso conservata, proveniente in gran parte dalle colline di Bolca. A poca distanza dal museo sono visibili alcuni resti delle mura scaligere in laterizio e la facciata della chiesa dedicata a Santa Maria della Vittoria. Percorrendo le piccole vie interne del quartiere di Veronetta, un tempo splendida zona residenziale della città e che da Napoleone ebbe questo nome, arriviamo sino alla a via san Nazaro, dove è presente la chiesa di SAN NAZARO E CELSO, cinta da un muraglione con un massiccio portale dorico-rinascimentale, fiancheggiato da due colonne ornate di drappi. Nel suo interno si trova la spettacolare Cappella di San Biagio: alzando lo sguardo sulla cupola si viene avvolti da affreschi dell'Onnipotente e degli Apostoli in un turbine variopinto di eccezionale bellezza. Tutto intorno affreschi del Falconetto con elementi strutturali presi dall'antichità pagana che sembrano sculture e offrono allo spettatore una sensazione di estasi incomparabile. Uscendo dalla chiesa e proseguendo lungo via Muro Padri giungiamo a via GIARDINO GIUSTI, che prende il nome dallo splendido giardino all'italiana in esso presente; un angolo di quiete secolare e di verde di fronte alla cui bellezza rimasero in ammirazione poeti, imperatori e viaggiatori d'ogni epoca. Poco oltre la medioevale chiesa di SANTA MARIA IN ORGANO, da ammirare per il suo chiostro del quattrocento abbellito da eleganti colonne marmoree ed il magnifico portale, opera del Sanmicheli. L'interno, in stile gotico-romanico a croce latina, serba un voluminoso organo barocco e un coro in legno intarsiato con 41 stalli che riproducono scene della vita dei monaci e paesaggi cittadini. Uscendo dalla chiesa proseguiamo la nostra passeggiata dirigendoci verso il TEATRO ROMANO e l'annesso MUSEO ARCHEOLOGICO. Realizzato nelle sale del quattrocentesco Convento di San Girolamo e sovrastante il teatro, il museo raccoglie vasi, mosaici, sculture, oggetti in vetro ed utensili provenienti da varie necropoli, iscrizioni sacre e sepolcrali, parti dell'acquedotto romano tracciato sul ponte Postumio e antichi elementi che formavano le preziose decorazioni del Teatro stesso. Di fronte al teatro c'è PONTE PIETRA; costruito nel primo secolo avanti Cristo per sostituire un precedente ponte in legno, è il più antico monumento romano di Verona. Esso univa l'originario tracciato della via Postumia con il colle antistante in corrispondenza di un guado, che qui era presente sin dalla notte dei tempi. Attraverso una scalinata che parte dinnanzi al ponte raggiungiamo CASTEL SAN PIETRO, posto in cima all'omonimo colle che si eleva per qualche centinaio di metri alle spalle del Teatro Romano. E' una caserma costruita attorno al 1850 sui resti di un preesistente maniero medioevale. Sebbene abbia le geometrie rettilinee che tipiche dell'architettura imperiale austriaca, è stata realizzata per integrarsi con l'ambiente circostante, utilizzando materiali tipici dell'architettura veronese: muratura in pietra e paramenti in mattoni per le strutture verticali; laterizio per le volte; pietra e tufo per gli elementi ornamentali. Il suo piazzale meridionale offre una magnifica veduta d'insieme sulla città.

IL PARCO E LE CASCATE DI MOLINA
Il bellissimo Parco delle Cascate di Molina è una splendida oasi naturalistica di oltre 80mila metri quadrati con un'altitudine compresa fra i 630 ed i 380 metri. Dista una trentina di chilometri dalla città di Verona ed è raggiungibile in meno di mezz'ora passando per Parona, Pedemonte, Gargagnago e Fumane. Il Parco si estende su un'area di circa 80 mila metri quadrati lungo la Valle di Fumane, alla confluenza con il Vaio delle Scalucce e con il Vaio di Molina. Questi due torrenti superano, in breve tratto, una forte pendenza con numerose cascate che sono la principale attrazione dell'oasi naturalistica. Un sentiero attrezzato permette di visitare le più belle cascate e di cogliere nello stesso tempo scorci suggestivi di un paesaggio naturale fatto di prati e boschi, pendii, speroni rocciosi, alberi ed acque. Sono questi gli elementi essenziali di un fenomeno della natura che si offre nella sua semplicità e genuinità, anche se qualcuno, in frettolosa evasione da caotiche città, può essere tentato di vedervi, di volta in volta, un luogo magico, misterioso e un tantino pericoloso, un'avventura facile, un lembo di terre e di tempi lontani. Il parco, realizzato da Giuseppe Perin con la fattiva collaborazione dei molinesi, E' GESTITO DALLA PRO LOCO DI MOLINA e vuole essere una piccola palestra per l'educazione all'amore e al rispetto per la natura. Per accedere al Parco si scende da Molina per una mulattiera, ora trasformata in strada lastricata in pietra, fiancheggiata da muretti e da lastre in pietra locale. Al termine del breve tratto in discesa (circa 500 metri), si giunge all'entrata del Parco con il vecchio mulino del 1718, restaurato conservandone le proprietà architettoniche; di fronte, si erge grandiosa la rupe Sengia da Ponto, mentre più in basso una cortina di dirupi divide l'area del Parco dai pendii soprastanti. Seguendo la segnaletica si giunge, ATTRAVERSO IL SENTIERO CHE FIANCHEGGIA LA SENGIA DA PONTO, alla cascata del Prà de la Sacheta (Cascata Verde), un salto di circa venti metri. La cascata è resa ancora più spettacolare dalla cornice di verde che la circonda e dalle grotte che la affiancano da entrambi i lati: nel covolo di destra è stato dissotterrato recentemente uno scheletro di un bambino di epoca preistorica. Si ritorna verso l'ingresso e, seguendo le indicazioni, si giunge ad un mulino diroccato coperto di edera; dopo una breve discesa si può vedere l'ultimo Mulino, pressoché intatto, con annessa una stalla con mangiatoia. Proseguendo lungo il percorso, si attraversa una piacevole distesa di prati, si arriva al punto inferiore del Parco, a quota 395 metri sul livello del mare, alla Rosta, dove è presente una meravigliosa rappresentanza della flora della Lessinia. Attraversato il ponte, si costeggia quindi il torrente fino a giungere ai piedi della cascata del Pozzo dell'orso, chiamata così perché la tradizione paesana vuole che qui, due secoli fa, fosse ucciso l'ultimo plantigrado della zona. Si risale, per il sentiero a destra della cascata, la Valle delle Scalucce fino a un bivio: a destra si prosegue verso l'Orrido delle Scalucce, attraverso il bosco di Frate Marae. A sinistra una scala addossata alla roccia permette (Scala delle Vertigini) un'occhiata panoramica sulla zona inferiore del Parco, e una suggestiva veduta dall'alto della cascata e dell'Orrido del Pozzo dell'Orso, dove è chiaramente visibile l'azione del moto vorticoso del torrente che ha scavato un profondo covolo nella roccia, tanto che, in un futuro più o meno lontano, si aprirà un varco nella parte opposta della parete rocciosa. Proseguendo nella visita del Parco si risale la forra ai margini del Prà del Pozzo dell'orso, prato che dà il nome alla cascata (del Tombolino) e si giunge alla confluenza della VAL CASARA, DOVE SI PUO' VEDERE L'AMPIA CASCATA del Prà dei Salgari (del Tombolo). Poco più in su scende compatta e violenta la cascata Spolverona (del Marmittone); sotto la superficie dell'acqua si noti la perfetta levigatura del pozzo, profondo sei metri, compiuta dai sassi trasportati dalla corrente. Si prosegue il percorso fiancheggiando un covolo e, oltrepassato un ponte, si giunge a una fontana di acqua potabile. Poco più in là si apre il ventaglio della cascata del Prà dell'orto: alla base, sulla destra, sgorga una deliziosa fontanina, mentre in alto sovrastano la Sengia da Ponto e la cascata della Quareta (cascata Nera). Attraversata ora la piazzola-ristoro, nel Prà dell'orto, con pochi metri di salita si arriva a un altro spiazzo, la Quareta. Sulla parete rocciosa numerose croci incise nella roccia, certamente plurisecolari, Continuando il giro dello sperone roccioso, si apre davanti la vista della meravigliosa cascata, che scende verticale e compatta per venticinque metri. Vi è l'unica ATTRAZIONE ACROBATICA, UNA GRANDE ALTALENA SOSPESA che, nella sua oscillazione, arriva quasi a toccare la base della cascata. Risalendo il sentiero lungo il pendio chiamato strudene, si giunge all'uscita, davanti al posto di ristoro, sistemato in un vecchio mulino restaurato. Anche il ritorno a Molina non è privo di interesse: in alto il paese aggrappato al monte e sovrastato dal campanile di Breonio, lungo la valle, in ordine sparso, vari mulini coperti di vegetazione di fronte ad una quinta di pareti rocciose. Lungo la risalita meritano qualche attenzione i segni di una agricoltura una volta intensa, anche se non facile: le pietre di calcare, piantate nel terreno a fare da siepe e da confine, i muretti a secco, gli alberi da frutto i più vari, che ancora resistono alla prepotente affermazione del ciliegio. Appendice al parco delle Cascate è il Museo Botanico della Lessinia che si trova vicino alla chiesa di Molina. Esso è dedicato all'insigne botanico Giovanni Zantedeschi, nato a Molina nel 1773. Testo estratto dal volume INVITO A MOLINA (realizzato dalla Pro Loco di Molina). Il Parco è aperto in marzo e ottobre nei giorni festivi dalle 10.00 alle 18.00; da aprile a settembre è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.30. Chiuso da novembre a febbraio. Nei giorni festivi i biglietti sono venduti presso l'Ufficio Turistico, nella piazza di Molina; nei giorni feriali presso i locali pubblici del paese di Molina. Parco delle Cascate di Molina: via Bacilieri 1 (località Vaccarole) 37022 Molina VR | 045.7720185 | www.parcodellecascate.it

IN BICICLETTA SEGUENDO L'ADIGE
La nostra pedalata lungo il fiume Adige inizia in PIAZZA SAN ZENO di fronte alla basilica romanica del Santo Patrono della città: secondo le testimonianze dell'epoca su questo sagrato già nel IX secolo si svolgeva una grande fiera campionaria, divenuta poi la festa religiosa del patrono quando nella cripta della basilica furono portati i resti del santo pescatore. Ci troviamo all'interno dell'antica contrada della Beverara, attuale quartiere di San Zeno, una contrada popolosa posta al di fuori delle mura comunali, erette lungo l'Adigetto, il canale che univa il fiume da sinistra a destra trasformando la città in un'unica isola. Solo nel trecento anche questa contrada viene inclusa nell'urbe e difesa dalla nuova grande cinta muraria fatta costruire dagli Scaligeri. La seconda tappa ci porta sulle Rigaste di San Zeno, l'argine sopraelevato sulla sponda destra dell'Adige. Da qui possiamo ammirare la torretta posta al centro del fiume, su cui è ancora visibile l'anello in ferro che sorreggeva la grossa catena che nel medioevo impediva la navigazione nelle ore notturne all'interno della città. Qui le imbarcazioni, per lo più grossi zatteroni provenienti da Trento formati da pali d'abete legati insieme e che venivano sciolti e venduti come legname da costruzione nei pressi dell'Isolo, pagavano un dazio in funzione della merce trasportata e del numero di persone. Sino al 1882 l'argine del fiume su cui ora ci troviamo, era costituito da una palizzata in legno (il termine rigaste sta a significare "fila di pali" secondo un antico termine longobardo) destinata a proteggere delle grosse idrovore che incanalavano l'acqua verso la Beverara. Queste ruotavano costantemente sotto la forza motrice dell'acqua e raggiungevano anche i 22 metri di diametro; ai naviganti che solcavano il fiume pareva di arrivare dinnanzi ad un enorme luna park con maestose ruote panoramiche. Proseguendo per la sopraelevata via Rigaste si arriva al MANIERO DI CASTELVECCHIO, dove l'Adige si biforcava per proseguire a destra sotto forma di canale, l'Adigetto, ora del tutto interrato. Il castello fu costruito sulle fondamenta della chiesa di san Martino in Acquaro (= punto in cui è presente un guado sul fiume). Venne costruito con lunghe cortine merlate e torri angolari su ordine di Cangrande II della Scala, in un periodo in cui la signoria doveva difendersi più dall'insofferenza della città che dagli attacchi esterni. Nel suo mastio infatti si rifugiò l'ultimo dei Signori di Verona, Antonio della Scala, prima di abbandonare la città insorta. Era il 19 ottobre 1387 e dopo una breve parentesi viscontea, la città entrò spontaneamente a far parte della Serenissima Repubblica. Visitiamo il PONTE SCALIGERO, che fu edificato nel 1355 e vietato ai veronesi per oltre cinque secoli: esso infatti era originariamente accessibile solo dal cortile interno del castello e, perdurando fino alla dominazione austriaca l'uso militare di quest'ultimo, venne aperto al transito pedonale solo nel 1870. Risalito CORSO CAVOUR arriviamo al "Capitel de l'agnel", un capitello in pietra posto a lato della piazzetta situata dinnanzi al ponte della Vittoria, sulla cui cima siede una sorridente pecorella in pietra. Nel medioevo esso era il simbolo dell'Arte della Lana, che all'epoca era una delle arti più influenti e prestigiose, a cui era permesso persino detenere beni immobili e terreni. Verona era uno dei maggiori centri europei nella produzione di tessuti pregiati, con piccole industrie che utilizzavano la forza del fiume per muovere i macchinari che battevano e ammorbidivano i tessuti. Sotto questo capitello si ritrovavano le lavandaie di Avesa prima di far ritorno al paese. Proseguendo lungo l'Adige si entra nella contrada del Sole, cosi denominata sin dai tempi dei romani che nella zona avevano edificato un tempio dedicato ad Apollo, dio del Sole. Via Sole e la chiesetta longobarda di Santa Maria in Solaro (di cui rimangono solo piccole testimonianze) sono ciò che resta dell'antico nome della contrada, sede nel medioevo di abili artigiani che lavoravano l'ottone (via Ottolini) e costruivano sedie di ogni forma (via Cadrega). La prossima tappa ci porta sulla sponda di sinistra del fiume. Dopo aver attraversato ponte Garibaldi, conosciuto un tempo con il nome di "ponte degli stracchi" per via di due grosse statue che erano adagiate su di un fianco, arriviamo alla romanica CHIESA DI SANTO STEFANO. E' questo uno degli edifici più antichi di Verona, che conserva ancora oggi le originarie mura perimetrali paleocristiane. Nel corso dei secoli sui mattoni in tufo della sua facciata furono incise iscrizioni relative a fatti di cronaca particolarmente straordinari, come una grossa piena del fiume che aveva distrutto parte del ponte lapideum (Ponte Pietra) o al venuta dell'imperatore Federico II, giunto con il suo seguito di soldati, elefanti e fiere; l'iscrizione più recente risale al 1900 quando la città fu visitata da Vittorio Emanuele, re d'Italia. Poco distante c'è PONTE PIETRA. Bello di giorno, offre il meglio di sé durante la notte, quando una sapiente illuminazione e il silenzio in cui si ode l'acqua stagliarsi contro le pile, dipingono un quadro particolarmente romantico. Dalle sue variopinte arcate possiamo immaginare di rivedere l'Isolo, la grande isola fluviale che il canale dell'Acqua Morta formava sul fiume Adige e che arrivava sino all'attuale Ponte Navi. L'Isolo era fronteggiato da una piccola isola di ghiaia, la giarina, ed era diviso in due parti: la parte a nord (detta Isolo di Sopra) destinata alla lavorazione del legname proveniente dall'Alto Adige; la parte a sud (detta Isolo di Sotto) destinata alle lavorazioni inquinanti quali tintorie, concerie e macello. Era questo uno degli angoli più belli e caratteristici della città, una sorta di piccola Tiberina, che negli ultimi anni dell'ottocento venne sconsideratamente distrutto interrando il canale (oggi divenuto via Interrato dell'Acqua Morta) dopo l'ennesima piena. Attraversando ponte Pietra ritorniamo nella città vecchia e troviamo un dedalo di piccole strade che ci ricorda il forte legame della città con il suo fiume. A destra c'è vicolo Sabbionaia, dove nel medioevo veniva raccolta la sabbia di fiume; di fronte c'è via Fontanelle, da cui passava l'acquedotto che convogliava le acque verso piazza delle Erbe; a destra piazza Brà dei Molinari, antico luogo di raccolta dei molinari che nei loro barconi ormeggiati sulla riva macinavano granaglie d'ogni tipo (scomparsi agli inizi del novecento i mulini sull'Adige furono per più di mille anni una caratteristica di Verona); più avanti c'è la bassa via Sottoriva (sotto la riva) che conduce a piazzetta Pescheria, sede di un antico mercato del pesce e circondata da strade quali via Trota, via Storione e via (pesce) Gatto. Tornando verso l'Adige troviamo Ponte Nuovo, che collegava la parte centrale dell'Isolo con la terra ferma. Di fronte a noi c'è la CHIESA DI SAN TOMASO, sorta dove in epoca romana esistevano una vasta necropoli e un tempio per commemorare i defunti; nel suo interno, certamente meritevole d'una visita, è conservato un grande organo barocco che nel 1770 venne suonato da un adolescente W.A. Mozart. Proseguendo arriviamo al ponte delle Navi, che varie volte fu ricostruito nel corso dei secoli. Un tempo era posto alla fine dell'Isolo, dove le acque morte tornavano nell'Adige; aveva tre arcate con cui superava il fiume, una quarta con cui superava il canale e una lunga scalinata che permetteva di accedere all'Isolo di Sotto. Raccontano gli annali del 1775 che durante l'ennesimo giorno di pioggia il fiume si era molto ingrossato e aveva rotto gli argini in vari punti; sulla torretta del ponte si trovavano una dozzina fra donne e bambini, quando ad un tratto il ponte iniziò a cedere. Destinati a morte certa furono salvati dal coraggioso intervento di un doganiere in servizio alla vicina dogana del sale, che riuscì a farli scappare appena prima del crollo. Rubele, questo era il suo nome, fu subito incoronato eroe della città ed ebbe un intero Lungadige a sé dedicato. Da questo punto partivano i Burchi, le grandi navi da trasporto fluviale che arrivavano fino a Venezia cariche di tessuti pregiati e che tornavano a Verona cariche di sale per le città del nord Europa.  Per i turisti che non disponessero di una bicicletta, il percorso può essere fatto anche utilizzando il servizio di Bike Sharing del Comune di Verona. Informazioni, la mappa delle stazioni ed i prezzi sul sito www.bikeverona.it

LA VERONA DEL TARDO MEDIOEVO
Questo percorso inizia dalla BASILICA DI SAN ZENO, capolavoro del romanico che assunse le attuale forme verso l’anno mille e fu completata nel XIV secolo. La facciata presenta un magnifico portale rivestito con formelle in bronzo del X e XII secolo. Nell'interno, suddiviso su tre livelli con una cripta sotterranea sovrastata dalla chiesa plebana e presbiterio, vi sono grandiosi affreschi trecenteschi e un notevole trittico del Mantegna. Visitato il chiostro del XII secolo passiamo all’adiacente CHIESA DI SAN PROCOLO, sulla cui romanica facciata a capanna è presente un protiro pensile decorato da affreschi. Siamo nell'antica contrada della Beverara, un popoloso quartiere sorto fuori dalle mura comunali erette lungo l'Adigetto (il canale che univa il fiume da sinistra a destra trasformando il centro di Verona in un’isola), che solo nel trecento venne incluso nell'urbe. Attraversando antiche stradine raggiungiamo le Regaste (l'argine sopraelevato sulla sponda destra dell'Adige) e muoviamo verso il centro. Lungo il percorso osserviamo la torretta posta in mezzo al fiume, su cui veniva agganciata la grossa catena che nel medioevo impediva la navigazione notturna all'interno della città. Ancora nell’ottocento questo argine era realizzato con palizzate in legno, destinate a proteggere le grosse idrovore che incanalavano l'acqua verso la Beverara; arrivavano a 22 metri di diametro e sembravano le ruote panoramiche di un luna park. Proseguendo arriviamo a CASTELVECCHIO, imponente fortezza con lunghe cortine merlate e torri angolari, edificata nel trecento da Cangrande II della Scala. Il suo interno ospita il più importante museo della città e una delle maggiori raccolte d'arte italiane. Attraversando il volto sotto la Torre dell’Orologio si accede al fortificato PONTE SCALIGERO, superbo esempio di ingegneria militare trecentesca realizzato con mattoni e pietra bianca, la cui ensemble offre uno straordinario effetto scenico. Proseguendo lungo Corso Cavour si arriva alla CHIESA DI SAN LORENZO. L'edifico si presenta con il fianco meridionale, sulla cui destra è presente il campanile quattrocentesco; la facciata é dominata da due torri circolari poste ai lati di un protiro pensile. L'interno é raccolto e severo, con una pianta a croce latina; la navata centrale è sormontata da capriate di legno, mentre sulle navate laterali si innalzano i matronei (zone anticamente riservate alle donne) il cui prospetto è scandito da una successione di finestre bifore intervallate da pilastri che arrivano al tetto. Tornati sul corso raggiungiamo la CHIESA DI SANTA EUFEMIA, con la sua facciata neogotica in mattoni illuminata da un notevole portale, sormontato da un arco a sesto acuto, e da un grande rosone. L'interno presenta un’unica navata con volta a botte e grande arco trionfale prima della crociera. Ai lati della navata si apre una serie di altari impreziositi con pregevoli pale che ben rappresentano la pittura veronese del cinquecento. Proseguendo lungo via Emilei, voltando in via Garibaldi e poi in via Pigna, arriviamo nella Piazza del DUOMO. La grande cattedrale, edificata sui resti di una basilica paleocristiana, è una delle chiese più belle d'Italia. La sua facciata tripartita, singolare fusione di gotico e romanico, è dominata dallo splendido protiro a due livelli che si slancia elegante, sostenuto da colonne tortili che poggiano su grifoni alati. Nel maestoso interno, in cui sono da ammirare cappelle e altari con innumerevoli opere d'arte, particolare attenzione meritano il raffinato tornacoro in marmo e la pala del Tiziano, unica sua opera rimasta a Verona. Da essa si accede a SAN GIOVANNI IN FONTE, una piccola chiesa di epoca longobarda che conserva diversi pregevoli affreschi ed una  fonte battesimale del XII secolo, autentico capolavoro della scultura romanica veronese. Adiacente al battistero è la millenaria Chiesa di Santa Elena, dove nel 1320 Dante Alighieri enunciò la sua celebre Quaestio de aqua et terra. Nell'area sono da visitare anche il Museo Canonicale e la BIBLIOTECA CAPITOLARE, che durante il medioevo fu uno dei centri di cultura più importanti d’Europa, in cui studiarono anche Giotto e Petrarca. Percorrendo via Duomo raggiungiamo la misconosciuta CHIESA DI SAN GIORGIETTO. Eretta alla fine del XIII secolo, fu la cappella privata dei cavalieri tedeschi in servizio alla corte di Cangrande II della Scala, che risiedevano nel vicino palazzo dell’Aquila (oggi sede dell’hotel Due Torri). Devoti di san Giorgio, i soldati la fecero ornare con numerosi affreschi votivi che ancora oggi sono visibili in ottimo stato di conservazione. L’adiacente BASILICA DI SANTA ANASTASIA è la più grande chiesa veronese ed il più rilevante monumento gotico della città. La facciata in cotto, divisa verticalmente in tre sezioni che corrispondono alle navate interne, nella sua querula incompiutezza è imponente e solenne, dominata dal magnifico portale ornato con policrome colonne marmoree. L'interno è a croce latina, con tre navate congiunte da volte a crociera e sostenute da imponenti colonne in marmo bianco e rosso. Nella Cappella Pellegrini è conservato l’affresco San Giorgio e la Principessa di Antonio Pisano (il Pisanello), ritenuto da molti il massimo capolavoro dell'artista. In via delle Arche Scaligere troviamo la duecentesca CASA DI ROMEO, una costruzione imponente e ben conservata, disposta su tre lati intorno ad un ampio cortile interno, che un alto muro merlato ripara dalla pubblica via. Accanto ad essa sono le ARCHE SCALIGERE, uno dei siti più belli e suggestivi della città: un sepolcro monumentale e scenografico, che accoglie le spoglie degli antichi Signori di Verona, le cui sculture equestri si levano verso il cielo come in un interminabile torneo pietrificato. Superata la romanica CHIESA DI SANTA MARIA ANTICA, cappella privata degli Scaligeri, entriamo nella aristocratica Piazza dei Signori, che all’epoca della signoria fu il cuore politico ed amministrativo della città. Alla nostra destra sono presenti il Palazzo di Cangrande e la loggia di Fra Giocondo, a sinistra il Palazzo di Cansignorio e il Palazzo della Ragione; il perimetro è chiuso dal Palazzo della Pietà e dalla barocca facciata della Domus Nova. Il PALAZZO DI CANGRANDE è formato da un articolato complesso di edifici che si sviluppano su tre lati attorno ad una corte interna rettangolare. La facciata sulla piazza dei Signori è la più bella e maestosa, ornata con uno splendido portale che ricorda gli archi trionfali romani. Il PALAZZO DI CANSIGNORIO, costruito nel XIV secolo su preesistenti dimore altomedioevali, era inizialmente una casa-torre con possenti difese, cortile centrale chiuso ed ampio giardino cinto da mura. L’adiacente PALAZZO DELLA RAGIONE fu edificato alla fine del XII secolo per accogliere le magistrature del Comune. Aveva l'aspetto di quelle residenze fortificate molto diffuse all'epoca, difeso da quattro torri angolari, di cui oggi rimangono solo le due rivolte verso piazza Erbe. Un piccolo volto sulla destra conduce al cortile del Mercato Vecchio, antica sede del mercato cittadino. Qui spicca in tutta la sua bellezza la scala in marmo detta Della Ragione (perché conduceva all'antico tribunale). Attraversando l’Arco della Costa arriviamo in PIAZZA ERBE, sede del potere politico durante il periodo comunale. Di fronte a noi si erge imponente la DOMUS MERCATORUM, trecentesca sede della Corporazione delle Arti e dei Mestieri; una casa-fortezza medioevale con merlature e finestre bifore. Alla nostra destra si trovano le CASE MAZZANTI, palazzi tra i più antichi della città che già nel trecento venivano utilizzate come granaio; la loro facciata è dipinta con splendidi affreschi cinquecenteschi a soggetto mitologico. All’angolo con il corso Porta Borsari si innalza la TORRE DEL GARDELLO, tipica appendice delle case-fortezza medioevali, sulla quale nel 1370 fu posto uno dei primi orologi a campana del mondo. Al centro della piazza si trova il Capitello, un baldacchino del XIII secolo dove si facevano i proclami alla cittadinanza e si esponevano le teste dei delinquenti; sulla base sono scolpite due importanti unità di misura medievali: "copo" (tegola) e "quarel" (mattone), mentre la catena presente su una colonna fissava la misura della "fassina" (il fascio di legna). Poco più avanti è la Colonna Antica, un pilastro gotico con edicola eretto nel 1401 per portare le insegne dei Visconti di Milano durante i pochi anni in cui regnarono sul veronese. L'ultima tappa del nostro itinerario è la CASA DI GIULIETTA, al numero 23 di via Cappello. Un cancello in ferro battuto separa il suo androne dalla pubblica strada; entrando si accede ad un luminoso cortile in cui è presente una statua in bronzo dell’eroina shakesperiana. La casa è un severo edificio medioevale di impianto duecentesco, la cui facciata in mattoni è ingentilita da eleganti finestre trilobate su cui spicca il famoso balcone da cui Giulietta parlava d’amore con il suo Romeo. Disposta su vari piani offre una fedele ricostruzione delle dimore signorili del XIV secolo, con eleganti affreschi che impreziosiscono le pareti interne, su cui risaltano, nella loro semplicità, cassapanche intarsiate, camini in mattoni, ceramiche medioevali, scale in legno, balaustre e camminatoi.

SULLE COLLINE del LAGO DI GARDA
Questo itinerario si svolge tra le colline moreniche della parte orientale del lago di Garda, ricche di testimonianze storico-artistiche. Come punto di partenza prendiamo PASTRENGO, un centro che giace nella zona collinare dell'anfiteatro morenico del Garda, tra il lago e l'Adige. Il paesaggio è dominato da vigneti, oliveti e da qualche bosco di roveri e carpini. Colline coronate da cipressi, su cui si elevano alcuni forti e qualche villa medioevale. Famoso per la Carica dei Carabinieri che nel 1848 salvarono il re Carlo Alberto dalla cattura da parte, Pastrengo è interessante anche per la presenza di ben QUATTRO FORTI AUSTRIACI, che dovevano difendere lo sbocco della valle dell'Adige da attacchi provenienti da sud-ovest. La piazzaforte austriaca di Pastrengo era completata da una singolare costruzione esagonale che ospitava un telegrafo ottico per le comunicazioni con Verona, posta sulla collina più elevata. Da visitare nel centro storico sono gli insediamenti dalla tipica architettura agricola, con corti, mura in ciottoli (seregni) e ville concentrate attorno alla bella chiesa parrocchiale ed alla collina del Castello, nonché alcuni palazzi medioevali e rinascimentali (tra cui villa Randina), oltre alla presenza di caratteristiche torri-colombare di origine medioevale. Muovendoci in direzione Castelnuovo, sulla strada si incontra il PARCO NATURA VIVA che accoglie centinaia di animali provenienti da tutto il mondo, una voliera tropicale ed un grande rettilario. Sempre in direzione di Castelnuovo, dopo l'abitato di Sandrà, si può visitare la cinquecentesca villa Mosconi. Molto bella è la facciata neoclassica che presenta un avancorpo centrale ed un grande frontone con timpano e lesene; di fianco si trova un'interessante chiesetta settecentesca, un tempo cappella gentilizia. Si prenda ora per il vicino PALAZZOLO posto sulla cinta collinare più esterna dell'anfiteatro morenico del Garda. Oltre il paese, nel cimitero è situata la chiesa di Santa Giustina; edificata in ciottolame locale, mattoni e conci di calcare, è una tipica chiesetta romanica campestre, di sobria eleganza. All'interno, in cui vi è curiosamente una sola navata ma ben due absidi, sono visibili alcuni interessanti affreschi risalenti al XIV e XV secolo. Ritornando verso Peschiera, si incontra CASTELNUOVO DEL GARDA, il cui nome deriva dalla presenza di un antico castello di cui rimane solo una torre merlata che si erge sulla sommità di una collina. Posto sull'antica strada imperiale che andava da Mantova alla Germania, Castelnuovo è stata teatro di innumerevoli battaglie: nel 1796 quella che ha visto la sconfitta degli austriaci ad opera di Massena; nel 1814 quella tra francesi e austriaci e il 10 aprile 1848 lo scontro tra i Piemontesi di Manara egli austriaci. Da visitare è la Torre dell'orologio del castello visconteo e la chiesa parrocchiale di Santa Maria. Nella vicina Cavalcaselle sono da vedere le chiese di San Lorenzo e della Madonna degli Agnelli, oltre ai ruderi di un castello medioevale. Da Cavalcaselle, passando davanti al parco dei divertimenti di Gardaland, raggiungiamo LAZISE in cui si trova il famoso castello costruito per volere di Berengario I nel X secolo, che fu potenziato ed allargato nel 1329 da Cangrande della Scala. Sotto il dominio veneziano Lazise divenne un porto fiscale ed il castello fu destinato a presidio militare. Esso racchiudeva tutto il paese con le mura medioevali che presentavano cinque torri. Strettamente legati al castello sono l'edificio veneziano della Dogana e la chiesetta romanica di san Nicolò risalente al XII secolo. Proseguendo a nord lungo la riviera gardesana, si arriva a CISANO dove si può visitare la pieve romanica di santa Maria, sorta tra i secoli IV e VIII su di un precedente edificio pagano. Varie volte demolita e ricostruita conserva ancora integri solo la bellissima facciata e l'abside originale. La facciata è a forma di capanna costruita con ciottoli, cotto e pietre e presenta un bel protiro racchiudente un affresco cinquecentesco, ai cui lati si trovano interessanti frammenti di plutei longobardi e rozze sculture bassorilievo; l'abside, costruita in tufo, mattoni e ciottoli, è coronata da archetti pensili ed ha in fianco due singolari teste scolpite, di Adamo ed Eva. Interessanti anche i musei dell'Olio Turri e del vino Zeni, che conservano antiche attrezzature per la lavorazione dei due prodotti. Pochi chilometri separano Cisano da BARDOLINO, antico centro di origini romane. Qui sono da visitare la chiesa di San Zeno di età carolingia, la torre medioevale sul lungolago, le ville Giuliari e Bottagisio, i resti dell'antico castello e la romanica chiesa di San Severo. Quest'ultima, costruita nel XII secolo ampliando una chiesa preesistenle, conservate interessanti affreschi aventi come soggetto l'Apocalisse, che sono un esempio dei rapporti tra l'arte veronese, tedesca e veneziana nel periodo romanico. Il percorso lascia ora le sponde lacustri e si snoda tra le colline moreniche ricoperte da floridi oliveti e rinomati vigneti. Prossima meta è la ROCCA DI GARDA, che raggiungiamo lungo la strada che porta ad Albarè, dopo i tornanti con cipressi della località San Colombano (dove un tempo c'era un convento dipendente dal monastero di Bobbio). Dal punto di vista geologico la Rocca è un monte emerso dal mare nel periodo miocenico ed in seguito modellata dalla morsa del ghiacciaio del Garda. Le sue pendici sono molto boscose, ricoperte dalla tipica vegetazione mediterranea, mentre sulla cima vi sono querce e castagni secolari. La presenza umana sulla Rocca risale all'età del bronzo e del ferro, come attestano i numerosi reperti archeologici rinvenuti. Fortificata in epoca longobarda, la Rocca è famosa per essere stato nel X secolo la prigione della regina Adelaide di Borgogna. Nel 1663 attorno alla antica Chiesa di San Giorgio fu edificato l'Eremo dei Camaldolesi. La chiesa, che si presenta con un unica navata e tre cappelle laterali, conserva una interessante pala di San Giorgio che uccide il drago; dietro l'edificio vi sono le celle dei frati e la foresteria, uno stupendo belvedere sul golfo di Garda ed un piccolo cimitero con le lapidi che riportano le date della vita religiosa dei frati. Lasciata la Rocca, si raggiunge Albarè ed in breve AFFI, con il suo nucleo storico formato da corti agricole contrapposte, collocato ai piedi delle pareti rocciose del Monte Moscal. Qui sorge villa Poggi, costruita alla fine del XVIII secolo sopra un preesistente edificio del seicento e circondata da un parco di undici ettari che conserva ultracentenari esemplari di piante rare ed esotiche. Ad Affi è da vedere anche la settecentesca villa Da Persico, mentre una puntata andrebbe fatta ad lncaffi per vedere villa Fracastoro ed il Castello. Pochi chilometri separano Affi da CAVAION, con l'ottocentesca chiesa parrocchiale ed una serie di ville e palazzi ottocenteschi. Notevoli le corti agricole poste sul pendio del Monte San Michele, che conserva i ruderi della medioevale Bastia, ed i singolari intròi (stretti vicoli pedonali che si snodano tra le strade del centro storico). Nel circondario è da vedere la Villa Cordevigo, costruita nel XVII secolo con forme eleganti e sfarzose, si accorda pienamente con il paesaggio circostante, rappresentato dalle colline coronate di verdi cipressi. L'ampio cortile, preceduto da un ombroso viale di cipressi e da un monumentale cancello sormontato da statue, presenta una fontana centrale ed un bel giardino all'italiana. La villa è un esempio di antica dimora patrizia di campagna e presenta sulla destra delle eleganti scuderie e sulla sinistra delle capaci cantine. Il tutto è architettonicamente ben intonato all'ambiente circostante. Accanto vi è la chiesetta quattrocentesca di san Martino, dove sono conservate più di 3mila reliquie di Santi, raccolte ed ordinati nel settecento dal vescovo di Crema, Marcantonio Lombardo. Lungo la provinciale per Verona, da Cordevigo si raggiunge il vicino PIOVEZZANO, dove si può visitare la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, le case Ronzetti, il castello ed il forte austriaco Degenfeld (oggi deposito di marmi). Tra le colline moreniche nei dintorni, si incontrano vari capitelli ed insediamenti settecenteschi a corte. Una breve sortita ci porta al santuario di Santa Maria di Pol, ricco di interessanti affreschi del sedicesimo e diciassettesimo secolo. Da Piovezzano poi, si ritorna in breve tempo a Pastrengo.

SULLE TRACCE DI VERONA ROMANA
Abitata sin dalla notte dei tempi, la città di Verona ebbe i primi stabili rapporti con Roma a partire dal IV secolo a.C. e già nel 216 a.C. le genti che vivevano in quest'area avevano raggiunto una consistenza tale da essere ricordate come "presenti con un proprio contingente nell'esercito romano che combatte la battaglia di Canne". Nel 148 a.C. fu inserita nel tracciato della via Postumia (che univa il Mar Ligure con l'Adriatico) e nel 49 a.C. divenne Municipium ottenendo la cittadinanza romana. Furono costruiti grandi teatri, ricchi palazzi, templi, acquedotti, fognature e l'urbe raggiunse il massimo splendore durante l'età Flavia. In città sono ancor'oggi numerosi gli edifici e i monumenti che testimoniano quell'epoca e l'importanza raggiunta durante gli anni dell'impero: in primis L'ARENA, lo splendido anfiteatro eretto nel I secolo d.C. con il marmo estratto da cave della provincia. Dopo oltre duemila anni essa mantiene intatto il suo fascino e la sua imponenza, con una ininterrotta sequenza formata da 72 doppie arcate in pietra che creano un'ellisse larga centodieci metri e lunga centoquaranta capace di accogliere quasi ventimila spettatori. Osservandola da vicino è curioso notare come sia situata due metri più in basso rispetto all'attuale livello stradale, alzatosi nel corso dei secoli; è questa una caratteristica comune a molti edifici e strade dell'epoca. Inizialmente posta fuori dalle mura della città, venne in essa ricompresa nel 265 d.C. con la costruzione delle MURA DI GALLIENO, ancora oggi visibili nell'omonima piazzetta ad essa retrostante. Dopo secoli di pace furono realizzate in fretta, per difendere la città dalle incursioni barbariche; senza particolari estetismi ed utilizzando materiali di recupero. Proseguendo il nostro itinerario alla scoperta di Verona romana raggiungiamo il MUSEO LAPIDARIO MAFFEIANO, il cui ingresso è situato ai piedi dei Portoni della Bra, all'angolo di via Roma. Istituito nella seconda metà del settecento è il secondo più antico museo pubblico d'Europa (dopo i musei Capitolini di Roma); in esso sono conservate centinaia di epigrafi e materiali scultorei di epoca romana, oltre a materiali epigrafici greci, etruschi e paleoveneti. Da una delle sue sale si accede ad un collegamento che supera le mura scaligere e conduce alla Gran Guardia, offrendo un' insolita visione dall'alto dell'Arena e di una delle piazze più belle del mondo. Uscendo imbocchiamo via Roma e raggiungiamo Castelvecchio, medioevale maniero che fu residenza degli Scaligeri. In una piccola piazza alla sua destra è presente L'ARCO DEI GAVI, un raro esempio di arco onorario romano dedicato ad una famiglia di privati cittadini. Risalente al I secolo d.C. è un arco quadrifronte a pianta rettangolare allungata, con copertura piana cassettonata nel vano interno, realizzato impiegando blocchi di pietra bianca disposti in filari; ha una struttura tetrapila con due fronti principali e due secondari. Sui fronti principali vi sono quattro colonne corinzie, e negli spazi tra le colonne sono presenti delle nicchie che un tempo ospitavano le statue dei personaggi onorati. Proseguiamo lungo CORSO CAVOUR, una elegante strada rinascimentale che ricalca il tracciato suburbano della Via Postumia. In età imperiale era una zona sepolcrale, situata fuori dalle mura cittadine per dare ai defunti un sonno indisturbato. I resti di alcune tombe sono visibili nel Sacello delle Sante Teuteria e Tosca, posto sotto la sacrestia della Chiesa dei Santi Apostoli (situata in una piazzetta laterale). Arrivati in fondo al corso troviamo PORTA BORSARI, che costituiva il principale ingresso alla città ed immetteva nel Decumano Massimo (l'odierno corso Porta Borsari). Fu costruita nel I secolo d.C. seguendo i dettami tipici dell'architettura imperiale, con una struttura articolata su tre livelli. All'epoca era un edificio con corte centrale e doppi passaggi nelle facciate, di cui oggi rimane solo quella esterna. Varcata l'antica porta proseguiamo verso Piazza Erbe, fermandoci all'incrocio con via IV Spade. Qui era un arco intitolato a Giove Ammone che formava un ingresso monumentale sul Decumano, oggi parzialmente visibile nelle pareti del negozio alla nostra destra. Riprendendo il cammino arriviamo in PIAZZA ERBE, l'area dove sorgeva il Foro: il centro civile, politico e religioso della città (di cui l'attuale piazza conserva la lunghezza originaria di 140 metri). Alla nostra sinistra c'è il barocco PALAZZO MAFFEI nei cui sotterranei sono visibili i resti di un grande tempio del I secolo a.C. che aveva un colonnato lungo più di nove metri. Una statua di Ercole, che apparteneva all'antico tempio è presente sulla balaustra del palazzo, accanto ad altre cinque di realizzazione rinascimentale. Proseguendo verso il centro della piazza troviamo la FONTANA DI MADONNA VERONA, realizzata nella seconda metà del XIV secolo utilizzando una statua rinvenuta nel tempio posto sotto Palazzo Maffei e una vasca in marmo rosso proveniente dalle terme romane che erano presenti nella zona del Duomo. Pavimentazioni e fondamenta romane sono visibili anche nella retrostante Piazza dei Signori, dalla quale possiamo raggiungere il Cortile del Tribunale e gli SCAVI SCALIGERI. E' questa una grande area archeologica sotterranea che permette di compiere un affascinante viaggio alla scoperta della Verona romana, in cui sono visibili i resti di una vasta area residenziale con ricchi mosaici di vari colori e parte di una strada che correva sotto l'attuale via Dante. Il nostro itinerario ci porta ora in via Cappello, l'antico Cardo Massimo. Poco oltre la Casa di Giulietta voltiamo a destra e percorriamo via Zambelli arrivando sino all'isolato posto all'angolo con via San Cosimo, sede di un istituto di credito. Nei sotterranei dell'edificio sono ben visibili i resti di un'antica Domus Romana del III secolo d.C. con pianta quadrata e cortile centrale fornito di vasca destinata a raccogliere l'acqua piovana. Tornati su via Cappello raggiungiamo PORTA DEI LEONI, di cui rimane una metà verticale della parte interna, murata in un palazzo del duecento. Fu costruita nel I secolo d.C. utilizzando prospetti in pietra bianca che vennero addossati ad una preesistente porta repubblicana, divenuta nel frattempo troppo austera rispetto alle mutate condizioni economiche dell'urbe. Davanti a lei, due metri sotto il livello stradale, sono visibili la base di una delle sue due torri ifensive, uno scorcio del muro laterale e frammenti della pavimentazione. Anche in qui si può notare come il livello stradale in epoca romana fosse più basso dell'attuale, alzatosi nei secoli. Il nome attuale della Porta risale al XV secolo, a ricordo di una tomba romana rinvenuta nelle vicinanze e ornata con due leoni, oggi visibili dietro il monumento al Re Umberto I situato ad un centinaio di metri verso Ponte Navi. Percorrendo lungadige Rubele e via Sottoriva arriviamo sul retro della BASILICA DI SANTA ANASTASIA, dove in epoca imperiale si trovava uno dei principali porti fluviali della città. Era posto vicino al ponte Postumio, uno dei sette ponti che attraversavano l'Adige, crollato nell'anno 1239 dopo una ennesima travolgente piena. Risalendo il fiume arriviamo a PONTE PIETRA, costruito nel I secolo a.C. in corrispondenza di un guado sul fiume che in questo punto era presente sin dalla notte dei tempi. Davanti a noi si innalzano, addossati al colle di San Pietro, i resti di quello che era il magnifico TEATRO ROMANO; lo spettacolo è incantevole, con i pezzi di muraglioni a vista e terrazze insinuate nella collina. Un ascensore situato dietro l'ultima fila di gradoni del teatro conduce al MUSEO ARCHEOLOGICO allestito all'interno del quattrocentesco convento di San Girolamo. Le sue sale custodiscono vasi, mosaici, sculture, oggetti in vetro e utensili, iscrizioni sacre e sepolcrali, parti dell'acquedotto romano tracciato sul ponte Postumio e antichi elementi decorativi del Teatro. Ritornando su Ponte Pietra e tenendoci sulla destra superiamo vicolo Sabbionara e via Pietà Vecchia, sino a raggiungere la piazza del Duomo. E' questo l'antico quartiere termale romano, dove la chiesa di SANTA ELENA racchiude una interessante area archeologica con i resti di una basilica paleocristiana del IV secolo. Da visitare è pure l'adiacente MUSEO CANONICALE, che espone numerosi reperti rinvenuti durante scavi effettuati nella zona.

UN BORGO TRA STORIA E LEGGENDA
Questo piacevole percorso, che esce dai classici itinerari turistici del centro storico, ci porta nel verde borgo di San Giovanni in Valle. Un delizioso angolo di Verona situato ad un paio di chilometri dall’Arena, che custodisce ricche testimonianze di epoca paleocristiana, longobarda e medievale, avvolte in quella sottile aura di tempi lontani in cui storia e leggenda si fondono. Lo abbiamo ritrovato in un libretto pubblicato alla fine del secolo scorso (Notiziario BPV 01/1999) e adattato ai gusti del terzo millennio. Come punto di partenza prendiamo il parcheggio di Piazza Isolo e risaliamo via Ponte Pignolo; proseguendo lungo via San Giovanni in Valle arriviamo sino ad un grande volto ed entriamo in vasto terreno cintato, detto CORTE DEL DUCA. Il toponimo ci dice che in quest’area sorgeva la reggia di Alboino, Re dei Longobardi che nell'autunno del 568 conquistò la città, facendone il suo quartier generale ed istituendo il Ducato di Verona. Le origini della Corte però sono ben più antiche, e risalgono agli anni in cui il Re degli Ostrogoti Teodorico ebbe a Verona il suo palazzo. Una composizione poetica in lingua germanica, riportata nel Historia Langobardorum di Paolo Diacono e nel Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis di Andrea Agnello (VIII e IX secolo) racconta che dopo una notte di gozzoviglie a Verona, nella reggia che era stata di Teodorico, Alboino bevve vino in una coppa ottenuta dal cranio di Cunimondo, padre di sua moglie Rosamunda, e che costrinse perfino la consorte ad imitarlo. Nei secoli successivi le suore di Santa Chiara (le Clarisse) furono le abitanti più longeve di quest’area, che fu un monastero di clausura dal quattrocento al 1964, con una propria chiesa dedicata alla patrona, camposanto e terreni coltivati ad orto. A tale periodo risale la rota proiecti (ruota degli esposti) ancora presente nel chiostro: una feritoia nel muro del convento, abbastanza larga per posarci un neonato e dotata di un meccanismo girevole che permetteva di introdurre il celestino nel monastero, abbandonandolo in anonimato. A nord della corte si trova la CHIESA DI SAN GIOVANNI IN VALLE, edificata nel VI secolo e ricostruita dopo il forte terremoto che nel 1117 colpì Verona. Si presenta con una facciata liscia e scevra di decorazioni, divisa verticalmente in tre sezioni che corrispondono alle navate interne, ornata solo da un protiro pensile che poggia su minute colonne in marmo.   Sul fianco destro della pieve, oltre il chiostro romanico e la torre del campanile, si trova la canonica, che vecchia di 900 anni è la casa abitata più antica della città. L’interno della chiesa è basilicale, con tre navate divise da un'alternanza di pilastri ed esili colonne di marmo rosso; sulle pareti lacerti di affreschi del tardo medioevo e un tabernacolo del quattrocento. Nella cripta sotterranea sono custoditi due pregiati sarcofaghi in marmo: uno paleocristiano del IV secolo ornato con scene bibliche, che contiene le reliquie dei santi Simone e Giuda Taddeo; uno pagano del III secolo, su cui è scolpita una coppia di sposi posti al centro di una elaborata conchiglia. E’ questo un luogo in cui si respira una profonda religiosità, dove riti pagani, ariani e cattolici si sono susseguiti e stratificati nel corso dei secoli. La chiesa infatti, sorge sopra una antica area sepolcrale romana in cui era presente un tempio dedicato al dio Sole, e durante le dominazioni dei Goti e dei Longobardi accolse la loro cattedrale di culto ariano. Forse non a caso è intitolata a San Giovanni Battista, la cui festa cade proprio nei giorni del solstizio d'estate che tanto erano celebrati dagli adoratori del dio Sole. Poco distante dalla chiesa c’è PIAZZA CISTERNA, simile a un campiello veneziano, al centro della quale si vede ancora il pozzo della grande cisterna sotterranea in cui veniva raccolta l'acqua che scendeva dalla vicina Fontana del Ferro. Il grosso serbatoio, che riforniva gli abitanti del popolare rione ed il monastero, fu costruito nella prima metà del XV secolo e rimase in funzione fino alla fine del XIX. Risalendo lungo Salita Fontana del Ferro arriviamo in pochi passi a VILLA FRANCESCATTI, una nobile e stupenda dimora cinquecentesca che appartenne alla famiglia dei Della Torre, quindi degli Algarotti, Zenobio, Odoli, Dal Bovo, Palazzoli ed infine ai Francescatti, che nella seconda metà del novecento l’hanno donata alle Suore della Sacra Famiglia (con il vincolo testamentario di farne un casa per le fanciulle orfane e disagiate). Varie volte ampliata nel corso dei secoli, è stata recuperata nel 1978, dopo un lungo periodo di abbandono durante il quale erano ceduti gli infissi, crollata parte del tetto, inselvatichito il maestoso giardino. I lavori di restauro hanno riportato la villa all'aspetto dei giorni migliori e ripristinato il grande parco, che si estende su una superficie di oltre 5mila metri con piante secolari, grotte e vedute incantevoli. Le sue affrescate stanze oggi ospitano uno degli Ostelli della Gioventù più belli d’Europa.   Proseguendo la strada si inerpica rapidamente sulla collina e dopo alcune centinaia di metri si arriva ad un incrocio in cui è presente la millenaria FONTANA DEL FERRO, da cui sgorga un’acqua che i veronesi apprezzano per la rinomata salubrità. Del Ferro dal nome della dea Feronia, divinità della fertilità protettrice dei boschi e delle messi, in accordo con il carattere mistico del luogo dove in epoca romana venivano celebrati rituali propiziatori. Un sentiero nella natura ci porta a visitare le MURA SCALIGERE, la possente cintura difensiva fatta costruire nel trecento da Cangrande della Scala a difesa della zona collinare della città. La cinta è formata da cortine e torri, protette da un profondo fossato scavato nel colle; il materiale ricavato dallo scavo è stato impiegato per l'edificazione della muraglia, alta 8/9 metri e spessa uno e mezzo. Gli spigoli delle torri sono di laterizio, con la caratteristica lavorazione scaligera a denti di sega per ottenere un miglior collegamento con i muri delle pareti, di pietrame e tufo, intervallati da corsi orizzontali di laterizio, in corrispondenza di ogni dente di sega. Rafforzata dai veneziani nel cinquecento e dagli austriaci nell’ottocento, la possente opera difensiva si presenta ancora oggi in buono stato di conservazione, e offre dalle sue alte torri una insolita vista sull’urbe. Seguendo le mura per poco più di un chilometro si arriva sino alla zona di San Zeno in Monte, dinnanzi alla casa madre dell'Opera don Calabria, dove si trovano vari edifici religiosi e l'abitazione in cui visse il santo Giovanni Calabria. Entrati in via SCALA SANTA percorriamo a ritroso, il suggestivo percorso di un'antica Via Crucis: una lunga scalinata in pietra bianca che gli abitanti del borgo risalgono in preghiera durante le celebrazioni della Settimana Santa, con le stazioni infisse nella parete sottostante l'Istituto Buoni Fanciulli. Scendendo superiamo lo stretto vicolo Pozzo e torniamo alla Corte del Duca, che era stata la prima tappa del nostro itinerario. All’angolo tra vicolo Pozzo e via San Giovanni in Valle si può visitare il MUSEO AFRICANO dei Padri Comboniani, una ricca esposizione allestita per mostrare ai veronesi le realtà culturali dei popoli tra cui vivono i missionari.

UN WEEKEND A VERONA PARTE 01
Arrivare a Verona il venerdì sera, per godersi la cena in uno dei ristoranti tipici e passeggiare nelle romantiche viuzze del centro storico; spendere il sabato tra antichi monumenti, piazze e negozi alla moda, andando la sera a teatro e poi in osteria; dedicare la domenica a chiese, giardini, musei e palazzi medievali. SABATO MATTINO: un primo approccio con la città  09.20 - 10.20  Piazza Bra (palazzo Barbieri, Gran Guardia, Liston)  10.20 - 11.00  ARENA con visita all’interno  11.00 - 12.00  via Roma, PONTE SCALIGERO, CASTELVECCHIO e Corso Cavour  12.00 - 12.30  CHIESA di SAN LORENZO,  12.30 - 13.00  Corso Cavour (parte finale), PORTA BORSARI, via Oberdan  13.00 - 15.00  per pranzo una pausa sul LISTON, il salotto di Verona SABATO POMERIGGIO: shopping nelle vie del centro storico   15.00 - 15.40  Via Mazzini e i suoi negozi  15.40 - 16.20  Piazza Erbe (antico Foro romano)  16.20 - 17.00  i negozi di Corso Porta Borsari  17.00 - 18.00  Via Cappello e la CASA DI GIULIETTA  18.00 - 18.30  BIBLIOTECA CIVICA e PORTA DEI LEONI  18.30 - 19.15  CHIESA di SAN FERMO  21.00 - 00.00  serata a Teatro e poi a far tardi in osteria DOMENICA MATTINO: i capolavori dell’arte e della natura   09.30 - 10.30  SANTA MESSA in DUOMO  10.30 - 11.00  CHIESA S.GIOVANNI IN FONTE, CHIESA S.ELENA  11.00 - 11.30  Palazzo del Vescovado, PONTE PIETRA  11.30 - 12.45  TEATRO ROMANO e MUSEO ARCHEOLOGICO  12.45 - 15.00  GIARDINO GIUSTI e pranzo in un locale/bar DOMENICA POMERIGGIO: le dimore degli antichi signori di Verona   15.00 - 16.00  Piazza dei Signori e la TORRE DEI LAMBERTI  16.00 - 16.45  CHIESA di S.MARIA ANTICA e ARCHE SCALIGERE  16.45 - 17.45  SCAVI SCALIGERI, piazza Viviani  17.45 - 18.00  passeggiata sino all'ex convento di san Francesco  18.00 - 19.30  MUSEO DEGLI AFFRESCHI e TOMBA DI GIULIETTA VENERDI SERA: CENA CON I PIATTI TIPICI DELLA CUCINA VERONESE ImmaginandoVi stanchi per la settimana lavorativa e il viaggio, Vi suggeriamo una passeggiata nei vicoli della città vecchia, prima di recarVi in un ristorante in cui preparano i PIATTI TIPICI della nostra cucina: gnocchi di patate, nodi d'amore, riso al tastasal, pasta e fasoi, pastissada de caval, polenta infasolà e bollito con pearà... solo per citarne alcuni. Link consigliati  | RISTORANTI E TRATTORIE DI VERONA | PIZZERIE E SFIZIOSERIE | SABATO MATTINO: PRIMO APPROCCIO CON LA CITTA'  Per visitare Verona è naturale partire dalla centralissima PIAZZA BRA che fonde nella solare ed accesa luminosità che l'attraversa, edifici di epoche ed architetture diverse. Iniziamo la visita dal monumento equestre di Vittorio Emanuele II, realizzato nel 1883 per onorare il Re nel quinto anniversario della morte. Dietro di esso, nel mezzo dei secolari abeti che ornano il giardino centrale, c'è la Fontana delle Alpi, che celebra il gemellaggio tra la città scaligera e Monaco di Baviera. I Veronesi con affetto la chiamano strucalimoni per la sua forma singolare che ricorda uno spremi agrumi, e amano festeggiare le grandi imprese sportive con un bagno nelle sue acque. Di fronte a noi c'è PALAZZO BARBIERI, sede dell'amministrazione comunale. E' un imponente edificio in stile neoclassico che fu realizzato tra il 1836 ed il 1848; ispirato alle forme degli antichi templi romani si presenta con una maestosità che lascia sconcertati, offrendo una visione globale di tutta la facciata. La parte centrale è costituita da un pronao corinzio sporgente a cui si accede per un'ampia gradinata, sovrastato da un grande frontone triangolare in cui è inserito lo stemma della città. Le due ali sono decorate da mezze colonne che ne amplificano la monumentalità e scandiscono le finestre rettangolari dei piani superiori. A destra vediamo parte della cerchia di mura Viscontee edificate alla fine del XIV secolo e poco oltre si erge la GRAN GUARDIA, un monumentale palazzo che pare quasi voler gareggiare con la gran mole dell'Arena. Disposto su due piani ha una lunghezza di quasi novanta metri, con tredici arcate in robusto bugnato rustico che sostengono il piano nobile. Questo si eleva su un architrave finemente ritmato da grandi finestre rettangolari separate da semicolonne doriche, inquadrate in un'alternanza armonica di timpani triangolari e curvilinei. Sul lato nord-ovest della piazza c'è il Liston, un ampio marciapiede lastricato in pietra rosa su cui si affacciano palazzi nobiliari che ospitano bar e ristoranti sempre affollati. Al civico 26 c'è lo splendido palazzo Ottolini, subito seguito dal quattrocentesco palazzo Guglienzi nella cui facciata è presente una "Madonna con Bambino" realizzata dal Morone. Al 18 c'è il palazzo Righetti, su cui è presente un affresco attribuito al Caroto. Di fianco spicca il cinquecentesco palazzo Malfatti Honorij, la cui facciata è un mirabile esempio di prospettiva che allude alla classicità. Su tutto domina L'ANFITEATRO ARENA, il monumento che più di ogni altro ricorda le origini romane della città e suo simbolo in tutto il mondo. Un grandioso anfiteatro, il terzo per grandezza fra quelli a noi giunti ed il meglio conservato. Eretta nel I secolo è un'ellisse larga 110 metri e lunga 140, realizzata con una ininterrotta sequenza formata da settantadue doppie arcate in pietra. E’ visitabile internamente tutto l’anno; in estate ospita una grande stagione lirica e concerti dei maggiori artisti mondiali; in inverno una rassegna internazionale di presepi. Lasciata la piazza imbocchiamo via Roma, strada di elegante passeggio con negozi e caffè. Sulla sinistra un possente colonnato protegge l’ingresso del FILARMONICO, il maggiore teatro cittadino. E’ una sorta di sede invernale dell’Arena, che da ottobre a maggio propone un ricco cartellone di spettacoli sinfonici, lirici e di balletto con l'Orchestra, Coro e Corpo di ballo della Fondazione Arena. In fondo alla strada, davanti alla statua di Cavour, si erge il maestoso CASTELVECCHIO, dimora dei principi Scaligeri che nel medioevo governarono la città. Un maniero molto vasto, che colpisce per l'aspetto autorevole e militare. Ospita una delle maggiori raccolte d'arte italiane, che inizia con oggetti paleocristiani e termina con dipinti settecenteschi, includendo reperti di oreficeria, sculture e armi. Attraverso un arco posto sotto la Torre dell'Orologio, si accede a un magnifico esempio di ingegneria trecentesca, il PONTE SCALIGERO che arditamente si slancia sull'Adige. Un ponte a tre arcate, fortificato e merlato, realizzato con mattoni in cotto e pietre bianche locali, la cui ensemble offre uno straordinario effetto pittorico e scenografico. Il grande viale che conduce a Porta Borsari è CORSO CAVOUR e ricalca il tracciato dell'antica via Postumia. Nel ‘500 divenne la prediletta dalle ricche famiglie veronesi, che vi edificarono sontuosi palazzi. A sinistra c’è L'ARCO DEI GAVI. Un arco quadrifronte a pianta rettangolare risalente al I secolo, realizzato impiegando blocchi di pietra bianca disposti in filari. Proseguendo si arriva a PALAZZO CANOSSA, capolavoro rinascimentale che supera il medioevale concetto di palazzo fortezza munito di torri difensive proponendosi come esempio di raffinata eleganza, aperto alla luce ed ai giochi di chiaroscuro (in cui hanno soggiornato le teste coronate più importanti d'Europa, tra cui Napoleone Bonaparte, lo zar di Russia Alessandro e gli imperatori austriaci Francesco, Ferdinando e Francesco Giuseppe). Di fronte c’è Palazzo Balladoro, raffinato esempio di abitazione nobiliare dall'eleganza essenziale, con la facciata aperta da innumerevoli finestre. Al civico 40 si trova l'ottocentesco PALAZZO PORTALUPI con la sua facciata tripartita, al cui ultimo piano è presente un grande orologio, vigilato da una coppia di lupi. Poco oltre un portale in marmo sormontato dalla statua di un Santo, introduce in uno spazio nascosto, in cui è presente un gioiello della architettura romanica: la CHIESA DI SAN LORENZO. In un piccolo sagrato l'edifico si presenta con il fianco meridionale, mentre la facciata è celata sulla sinistra. L'ingresso è delimitato da stipiti decorati e preceduto da un portico rinascimentale in marmo. L'interno é raccolto e severo, con una pianta a croce latina pentabsidata e navata centrale sormontata da capriate di legno che sorreggono il tetto, mentre sulle navate laterali si innalzano come un loggiato i matronei il cui prospetto è scandito da una successione di finestre bifore. Ritornati su Corso Cavour al 29 troviamo il maestoso PALAZZO BEVILACQUA, che fu disegnato nel cinquecento ma solo in parte realizzato, come si evince dalla posizione asimmetrica del portale. Al pianterreno presenta una possente struttura a pilastri in bugnato, fra cui stanno grandi finestre sormontate da busti romani. Nel piano superiore una raffinata balconata sorregge porte e finestre, inquadrate da una successione di colonne ornate con altorilievi allegorici e festoni decorativi. La facciata termina con un maestoso cornicione, riccamente cesellato, che si armonizza con tutto l'insieme dell'edificio. Rimanendo sul lato sinistro e proseguendo verso porta Borsari incontriamo Palazzo Medici Glisenti, fronteggiato da una piccola piazza alberata, su cui vigila la statua del poeta Aleardo Aleardi. Sullo sfondo si erge la millenaria CHIESA DEI SANTI APOSTOLI che regala, con l'armonia dei suoi colori, il giallo del tufo, il bianco della pietra ed il rosso dei mattoni, un pittoresca immagine con tonalità suggestive. L'interno, che si articola su un'unica navata con tre absidi incorniciate da archi rinascimentali, racchiude pregevoli opere d'arte e una cripta/sacello molto suggestiva. Proseguendo troviamo sul lato destro il PALAZZO SCANNAGATTI GOBETTI, un raffinato esempio di architettura proto-rinascimentale con uno stupendo portale riccamente cesellato nel piano nobile, la cui decorazione è ripresa nelle finestre bifore divise da una colonna tortile. Adiacente ad esso sorge PALAZZO CARNESALI, che arriva sino all'angolo con via Oberdan. La sua facciata, aperta da negozi nel pianterreno e finestre curvilinee, è ariosa e solare, con portali e signorili balconi a fisarmonica in marmo rosso; sugli stipiti del primo portale sono presenti i segni dei livelli raggiunti dall'Adige durante i più disastrosi straripamenti. Alla fine del Corso, nell'angolo con via Diaz, c'è il barocco PALAZZO CARLOTTI. Realizzato nel 1665 presenta uno scenografico portale inquadrato da poderose colonne binate che sostengono il poggiolo del piano nobile, e un triplo ordine di finestre scolpite, differenti in ogni piano: al pianoterra sono chiuse da singolari inferriate, al primo piano abbellite con mascheroni e nel secondo inquadrate da conchiglie. Di fronte a noi la splendida PORTA BORSARI, il principale ingresso cittadino in epoca romana, costruita nel I secolo d.C. con una elaborata struttura articolata su tre livelli. A destra si apre una piccola piazzetta ingentilita dalla Casa dei Giolfino, sulla cui facciata sono ancora ben visibili i resti degli affreschi realizzati dal Mantenga. Attraversandola e proseguendo lungo via Oberdan torniamo in Piazza Erbe, dove potreste fermarvi per pranzare in uno dei numerosi ristoranti e caffè presenti sul Liston. >> QUESTO ITINERAIO CONTINUA SULLA PAGINA UN WEEK-END A VERONA PARTE 02

UN WEEKEND A VERONA PARTE 02
SABATO POMERIGGIO: SHOPPING NELLE VIE DEL CENTRO STORICO Ripartendo dal Liston imbocchiamo la lunga e stretta via Mazzini, una delle più antiche e prestigiose strade pedonali d’Europa. E’ la via dello shopping per eccellenza, su cui si affaccia una ininterrotta sequenza di eleganti negozi delle maggiori griffe italiane ed internazionali. Alla confluenza con via Mario Alberto è presente la LOGGIA ARVEDI, uno dei migliori esempi di neoclassicismo veronese nell’edilizia privata. Fu edificata nel 1816 su disegno dell'architetto Barbieri, lo stesso che ha progettato il Municipio e terminato la Gran Guardia. La facciata ha il corpo centrale leggermente avanzato con pareti bugnate; il piano terreno si articola in tre archi centrali oranti con leoni e busti romani. Al primo piano si apre la loggia con colonne ioniche e balaustra. Arrivati in fondo a via Mazzini voltiamo a sinistra e arriviamo in piazza Erbe, per secoli il fulcro della vita sociale e politica di Verona. In epoca romana era il Foro, di cui serba ancora l'originale lunghezza, con il campidoglio, templi e terme collegati da un porticato che ospitava ricchi negozi. Qui palazzi, torri, statue ed elementi architettonici sono testimonianze di varie epoche, che sovrapponendosi in un collage stratificato hanno creato una delle piazze più belle d'Italia. Sul lato orientale sorge il duecentesco PALAZZO DELLA RAGIONE, che è sovrastato dalla TORRE DEI LAMBERTI. Fu eretta nel 1172 seguendo lo stile romanico tipico dell'epoca e varie volte innalzata, in un susseguirsi di materiali e stili sempre felicemente intonati, sino a diventare la torre più alta della città. Adiacente è la Domus Nova, antica sede dei consigli cittadini e del Podestà. E' collegata al palazzo della Ragione attraverso l'Arco della Costa, da cui pende una costola di balena che nel medioevo era utilizzata come insegna da un negozio. Il lato orientale della piazza termina con uno splendido caseggiato che arriva sino a corso santa Anastasia. Si tratta delle CASE MAZZANTI, famose per i rinascimentali affreschi a soggetto mitologico presenti sulla facciata. Altri interessanti monumenti sono presenti lungo la via mediana della piazza: i primo, venendo da via Mazzini, è la Colonna Antica, un pilastro gotico con edicola eretto per portare le insegne dei Visconti di Milano nel breve periodo (1388/1402) in cui regnarono sul veronese. Segue il CAPITELLO, un baldacchino del XIII secolo da cui si facevano i proclami alla cittadinanza e si esponevano le teste dei delinquenti. Sulla base sono scolpite due importanti unità di misura medievali: "copo" (tegola) e "quarel" (mattone), mentre la catena presente su una colonna fissava la misura della "fassina" (il fascio di legna). Al centro della piazza si trova la Fontana di MADONNA VERONA, fatta erigere nel trecento utilizzando una antica statua romana del I secolo. Da ultima troviamo la marmorea Colonna di San Marco, realizzata nel 1523 per sancire il ristabilito dominio veneziano, è sovrastata dal Leone simbolo della Serenissima Repubblica. In fondo alla piazza sono presenti il barocco PALAZZO MAFFEI e la Torre del Gardello. Il palazzo, è un elegante edificio su tre piani in cui la bellezza della facciata rapisce in un lampo fulmineo di complessità. Sulla balaustra sono presenti sei statue mitologiche, di cui una (Ercole) apparteneva ad un antico tempio i cui resti sono visibili nei sotterranei. La duecentesca TORRE DEL GARDELLO (anche detta Torre delle Ore) accoglie sulla sommità uno degli orologi meccanici a campana più antichi del mondo. Gli edifici situati di fronte alle case Mazzanti sorgono sulle fondazioni del Campidoglio romano, che guardava verso il Foro con uno dei lati maggiori. Alcune di esse conservano in facciata i resti dei tipici affreschi rinascimentali, come quella al civico 23 su cui sono riconoscibili gli Evangelisti, la Vergine con il Bambino, San Giuseppe e Giovanni Battista. All'angolo con via Pellicciai si erge la medioevale DOMUS MERCATORUM, edificata nel 1301 per ospitare le corporazione delle arti e dei mestieri. Girando a sinistra entriamo in corso Porta Borsari, un’altra strada ricca di vetrine e negozi, che ricalca il tracciato dell’antico Decumano Massimo. Vi si affacciano nobili palazzi e numerose piccole vie, che portano ad angoli molto caratteristici della città. E’ il caso del POZZO DELL’AMORE (a destra dopo il civico 15) e di Corte Sgarzarie (a sinistra dopo il 12), dove si trova una trecentesca loggia che ospitava l’antico mercato delle lane; del palazzo al civico 21 dove era la pasticceria Melegatti in cui nel 1894 nacque il Pandoro di Verona, sulla cui facciata sono ancora visibili la storica insegna e riproduzioni in pietra dei caratteristici dolci. Interessante è anche la chiesa di SAN GIOVANNI IN FORO, che mostra sul corso il fianco meridionale; nell’interno intimo e raccolto, è presente una lastra di marmo utilizzata per secoli nelle previsioni meteorologiche: asciutta tempo buono e cattivo se umida. All'angolo con via IV Spade c'è un palazzo che conserva i resti di un arco trionfale presente sul Decumano Massimo, parzialmente visibile nella parete in vetro del negozio al piano terra. Il corso si allarga nella parte finale, formando quasi una piazza in corrispondenza delle fondamenta dell’edifico che in epoca romana costituiva l’intera porta di ingresso alla città. Sulla destra è presente Palazzo Rizzardi, dove una coppia di possenti colonne doriche regge l’elegante balcone che sovrasta il portale. Lungo il fianco di Palazzo Benciolini, su cui si innesta PORTA BORSARI, sono visibili i resti di un affresco e due tabelle che riportano l’altezza raggiunta dall'Adige durante le esondazioni del 1868 e del 1882. Tornando indietro di alcuni passi imbocchiamo vicolo San Matteo, su cui è presente un’antica chiesa sconsacrata, e pieghiamo verso Via Catullo. Voltando a destra e poi a sinistra raggiungiamo via Pellicciai e torniamo in piazza Erbe. Ci dirigiamo ora in via Cappello, che in epoca romana era il Cardo Massimo. Al civico 23 c’è la CASA DI GIULIETTA in cui secondo la tradizione abitava la famiglia Capuletti. Entrando si accede ad un luminoso cortile su cui si affaccia il famoso balcone, da cui Giulietta parlava con Romeo. Visitabile internamente, offre una ricostruzione delle dimore signorili del XIV secolo. Nel proseguo della via si trova uno slargo su cui si affacciano la BIBLIOTECA CIVICA e le vetrine di alcuni grandi magazzini. Poco oltre troviamo l’antica PORTA DEI LEONI di cui rimane una metà verticale della parte interna, murata in un palazzo del XIII secolo. Davanti a lei, due metri sotto il livello stradale, sono visibili la base di una delle sue torri difensive e frammenti della pavimentazione. Alzando lo sguardo vediamo davanti a noi il campanile di SAN FERMO, una delle costruzioni religiose più interessanti di Verona, che raggiungiamo in un paio di minuti. E' una chiesa notevole in cui lo stile romanico si fonde armoniosamente con quello gotico. Sulla facciata sono presenti un imponente portale strombato e un portale laterale ornato con portico a vela coronato da marmi di vari colori. La maestosità dell'esterno si ritrova anche nell'interno della chiesa superiore ad una sola navata, con cinque absidi che custodiscono un'autentica galleria d'arte. Più intima e semplice la chiesa inferiore. SABATO SERA:  SERATA A TEATRO E POI A FAR TARDI IN OSTERIA Per la serata Vi consigliamo di assistere ad uno spettacolo nei teatri cittadini. In estate c’è la stagione lirica in Arena e il festival shakesperiano al Teatro Romano; in inverno la rassegna di prosa del Teatro Nuovo e la grande stagione operistica, di balletti e concerti del Filarmonico. In alternativa potreste continuare il tour gastronomico alla scoperta dei sapori tipici veronesi. L’ideale per finire la serata è un assaggio dei vini locali in una delle osterie del centro. | RISTORANTI  E TRATTORIE | PIZZERIE E SFIZIOSERIE | OSTERIE E BAR | DOMENICA MATTINO: I CAPOLAVORI DELL'ARTE E DELLA NATURA Riprendiamo in nostro itinerario partendo dalla Piazza del Duomo. Seminascosta tra le vie del centro è inaspettatamente piccola e quasi soffocata dagli edifici circostanti, ma conserva un patrimonio storico e culturale di incredibile valore. E' dominata dal DUOMO una delle chiese più belle di Verona, edificata nel XII secolo sui resti di una basilica paleocristiana. La sua facciata tripartita, singolare fusione di gotico e romanico, è dominata dallo splendido protiro a due livelli che si slancia elegante, sostenuto da colonne tortili che poggiano su grifoni alati e sostengono archi a tutto sesto. Nel maestoso interno, in cui sono da ammirare cappelle e altari con innumerevoli opere d'arte rinascimentali e barocche, particolare attenzione meritano il raffinato tornacoro in marmo e la cinquecentesca pala del Tiziano, unica opera veronese del grande pittore. Dall'interno del Duomo si accede a SAN GIOVANNI IN FONTE, una piccola chiesa di epoca longobarda, che conserva diversi pregevoli affreschi ed una splendida fonte battesimale del XII secolo, autentico capolavoro della scultura romanica veronese. Adiacente al battistero è la piccola CHIESA DI SANTA ELENA realizzata nel IX secolo e rimaneggiata nel XII, che racchiude un'interessante area archeologica in cui emergono resti di una chiesa paleocristiana risalente al IV secolo. Nell'area sono da visitare anche il Chiostro dei Canonici, con l'originale doppio ordine di colonne romaniche in marmo rosso, il MUSEO CANONICALE e la BIBLIOTECA CAPITOLARE, una delle più antiche del mondo. Sul retro del Duomo, nella piccola piazza dominata dall'abside semicircolare della Cattedrale, si affaccia il Palazzo del Vescovado, costruzione rinascimentale con facciata merlata e un portale a colonne doppie, in marmi bianchi e grigi, nella cui lunetta vi sono la Madonna affiancata dai santi Pietro e Paolo. Percorrendo vicolo Sabbionaia, dove nel medioevo si raccoglieva la sabbia di fiume, arriviamo al magnifico PONTE PIETRA (I secolo a.C.). Imponente e rustico è dotato d'un fascino particolare, che risiede in quel suo originale susseguirsi di materiali e stili, diversi ma sempre felicemente intonati. Ha una originale forma detta “a schiena d'asino” con arcate asimmetriche, che serve per facilitare il flusso della corrente. A pochi passi, addossati al colle di San Pietro, ci sono i resti di quello che un tempo era un magnifico TEATRO ROMANO; lo spettacolo è incantevole, con pezzi di muraglioni a vista e terrazze insinuate nel verde della collina, tra le quali spuntano chiese e conventi medievali. All’epoca della sua costruzione aveva una cavea semicircolare a gradoni ed un palcoscenico chiuso da un fondale in muratura; per costruirlo venne adattato l'intero fronte del colle, scavando un semicerchio a cono capovolto per ricavare le gradinate e la cavea. Recuperato nell'ottocento, ospita in estate una rassegna con spettacoli teatrali, balletti e concerti jazz. Un biglietto di ingresso consente di visitarne l’interno e di accedere al MUSEO ARCHEOLOGICO, in cui sono esposti vasi, mosaici, sculture, gioielli, iscrizioni sacre e sepolcrali di epoca romana. La mattinata si conclude a GIARDINO GIUSTI, un grande giardino all'italiana situato lungo l’omonima via e distante qualche centinaio di metri dal Teatro; è un’oasi di verde con ricche collezioni di fiori, fontane, grotte, statue mitologiche, labirinti di siepi e un viale di cipressi. Un percorso che incanta e culmina con una terrazza da cui si gode di una splendida vista sulla città. Per il pranzo potete fermarvi in uno dei locali che incrociate tornando verso Piazza Erbe o acquistare un sandwich e restare nel giardino. DOMENICA POMERIGGIO: LE DIMORE DEGLI ANTICHI SIGNORI DI VERONA Partendo da Piazza Erbe attraversiamo l'Arco della Costa ed entriamo in Piazza dei Signori. Sulla destra si trovano Palazzo della Ragione e quello di Cansignorio; sul fondo il Palazzo di Cangrande; a sinistra la loggia di Fra Giocondo, il Palazzo della Pietà e la Domus Nova. Al centro della piazza si erge il monumento a Dante Alighieri, una splendida statua in marmo realizzata per celebrare il sommo poeta che lungamente visse a Verona. PALAZZO DELLA RAGIONE fu edificato alla fine del XII secolo per accogliere le magistrature del Comune; aveva in origine l'aspetto di quelle residenze fortificate che tanto diffuse erano in quell'epoca tumultuosa, difeso da quattro torri angolari, di cui oggi rimangono solo quelle rivolte verso piazza Erbe. Un piccolo volto sulla destra conduce all'interno Cortile del Mercato Vecchio, antica sede delle attività commerciali e del mercato cittadino. Qui spicca in tutta la sua bellezza la SCALA DELLA RAGIONE, in marmo rosso. Un ingresso nascosto dalla sua imponenza conduce alla Torre dei Lamberti, dalla cui panoramica cella campanaria si apre un'impareggiabile veduta che dal centro città si dirama sino alle prealpi. Tornati in piazza dei Signori troviamo il PALAZZO DI CANSIGNORIO, che alcuni scavi archeologici separano da quello della Ragione. Fu costruito nel XIV secolo sui resti di preesistenti dimore ed anch'esso era una residenza fortificata con corte interna e giardino cinto da mura. Accanto ad esso la piccola Chiesa di Santa Maria Antica con il suo monumentale cimitero (ARCHE SCALIGERE) in cui si trovano i sepolcri dei primi Signori di Verona e i grandiosi monumenti funebri di Cangrande, Mastino II e Cansignorio della Scala. Di fronte alla chiesa, nel lato breve della piazza, si erge il trecentesco PALAZZO DI CANGRANDE, formato da un articolato complesso di edifici che si sviluppano su tre lati attorno ad una corte interna rettangolare. La facciata principale è la più bella e maestosa, ornata con un portale rinascimentale che rimanda agli archi trionfali romani. Alla sua sinistra la LOGGIA DI FRA GIOCONDO che fu realizzata nel XIV secolo per accogliere le riunioni del Consiglio dei Cittadini illustri. Le statue sulla sommità rappresentano grandi veronesi dell'epoca romana, quella sull'arco di via delle Fogge il medico Girolamo Fracastoro. L'arco unisce la Loggia con la Casa della Pietà, edificio anonimo e senza troppe pretese artistiche adibito ad abitazione privata, mentre più pregevole è l'adiacente DOMUS NOVA. Ricostruita nel XVI secolo dopo un rovinoso crollo e recentemente oggetto di un sapiente restauro, ospita un ristorante che durante la calda stagione dispone di uno dei plateatici più belli della città. Varcando il portale in marmo bianco del Palazzo di Cansignorio si entra nel Cortile del Tribunale, in cui è presente la barocca Porta dei Bombardieri e l'ingresso degli SCAVI SCALIGERI, una grande area archeologica sotterranea che permette di compiere un affascinante viaggio nel tempo alla scoperta della Verona romana e medievale. Traversando il cortile arriviamo ai giardini di Piazza Indipendenza e piazza Viviani, sul cui lato destro è presente l'ottocentesco Teatro Nuovo. Superandolo imbocchiamo via Stella sino a ritrovare Piazza Bra. Costeggiando le antiche mura comunali percorriamo via pallone sino all'incrocio con via del Pontiere. Voltiamo a destra e, dopo un centinaio di metri, troviamo sulla sinistra dei giardini che introducono al MUSEO DEGLI AFFRESCHI e alla TOMBA DI GIULIETTA. Il Museo raccoglie affreschi realizzati tra il X ed il XVI secolo recuperati da edifici religiosi e privati della città, varie sculture e tele di artisti del rinascimento. In una cripta sotterranea, a cui si accede dal chiostro, si trova il sarcofago scoperchiato in marmo rosso che secondo la tradizione ha ospitato le spoglie mortali di Giulietta: un giaciglio semplice e privo di stemmi perché nel medioevo non veniva concessa la sepoltura ecclesiastica ai morti suicidi. Celato nel tentativo di soffocare lo scandalo, fu meta di continui pellegrinaggi, che agli inizi del secolo scorso convinsero la città a spostarlo in questo luogo tranquillo e riparato.

UNA RICCA GIORNATA A VERONA
Iniziamo la giornata partendo da Piazza Bra; dalla Fontana delle Alpi che celebra il gemellaggio tra Verona e Monaco di Baviera. I veronesi la chiamano strucalimoni per la sua forma singolare che ricorda uno spremi agrumi. Di fronte c'è PALAZZO BARBIERI, sede dell'amministrazione comunale. E' un imponente edificio in stile neoclassico; ispirato alle forme degli antichi templi romani si presenta con una maestosità che lascia sconcertati, offrendo una visione globale di tutta la facciata. A destra vediamo parte della cerchia di mura fatte edificare dai Visconti alla fine del XIV secolo e poco oltre la GRAN GUARDIA, un monumentale palazzo che pare quasi voler gareggiare con la gran mole dell'Arena. Disposto su due piani ha una lunghezza di novanta metri, con tredici arcate in robusto bugnato rustico che sostengono il piano nobile. Sul lato nord-ovest c'è il Liston, un ampio marciapiede in pietra rosa che segue l'andamento curvilineo della piazza, su cui si affacciano eleganti palazzi che ospitano bar e ristoranti, sempre affollati da veronesi e turisti. Su tutto domina L'ARENA il grandioso anfiteatro eretto nel I secolo e visitabile tutto l’anno; in estate ospita una grande stagione lirica e concerti dei maggiori artisti mondiali; in inverno una rassegna internazionale di presepi. Lasciata la piazza imbocchiamo via Roma, strada di elegante passeggio con negozi e caffè. Sulla sinistra un possente colonnato protegge l’ingresso del TEATRO FILARMONICO, il maggiore teatro cittadino. E’ una sorta di sede invernale dell’Arena, che da ottobre a maggio propone un ricco cartellone di spettacoli sinfonici, lirici e di balletto con l'Orchestra, Coro e Corpo di ballo della Fondazione Arena. In fondo alla strada, davanti alla statua di Cavour, si erge il maniero di CASTELVECCHIO, dimora dei principi Scaligeri che nel medioevo governarono la città. Un castello molto vasto, che colpisce per l'aspetto autorevole e militare. Ospita una delle maggiori raccolte d'arte italiane, che inizia con oggetti paleocristiani e termina con dipinti settecenteschi, includendo gioielli, sculture e armi. Il grande viale che conduce a Porta Borsari è CORSO CAVOUR e ricalca il tracciato dell'antica via Postumia. Nel ‘500 divenne la prediletta dalle ricche famiglie veronesi, che vi edificarono sontuosi palazzi. A sinistra c’è L'ARCO DEI GAVI. Un arco quadrifronte a pianta rettangolare risalente al I secolo, realizzato impiegando blocchi di pietra bianca disposti in filari. Proseguendo si arriva a PALAZZO CANOSSA, capolavoro rinascimentale nell'edilizia privata, che supera il medioevale concetto di palazzo fortezza proponendosi come esempio di raffinata eleganza, aperto alla luce ed ai giochi di chiaroscuro. Una dimora che ha ospitato le teste coronate più importanti d'Europa.   Di fronte c’è Palazzo Balladoro, pregevole esempio di abitazione nobiliare dall'eleganza essenziale, con la facciata aperta da innumerevoli finestre. Poco oltre un portale sormontato dalla statua di un Santo, introduce in uno spazio nascosto, in cui è presente un gioiello dell'architettura romanica: la CHIESA DI SAN LORENZO, la cui visita offre una sensazione di bellezza celata e mistica suggestione. Ritornati sul corso e proseguendo nel cammino, al civico 29 possiamo ammirare il notevole Palazzo Bevilacqua, iniziato nel cinquecento e solo in parte realizzato, come si evince dalla posizione asimmetrica del portale. Al pianterreno presenta una possente struttura a pilastri in bugnato, fra cui stanno grandi finestre sormontate da busti romani; nel piano superiore una raffinata balconata sorregge porte e finestre, inquadrate da una successione di colonne ornate con rilievi e festoni. Poco oltre si trova PORTA BORSARI, il principale ingresso cittadino in epoca romana, costruita nel I secolo con una struttura articolata su tre livelli. A destra si apre una piccola piazzetta ingentilita dalla Casa dei Giolfino, sulla cui facciata sono ancora ben visibili i resti degli affreschi realizzati dal Mantenga. Proseguendo si entra in Corso Porta Borsari, una strada ricca di vetrine e negozi alla moda che ricalca il tracciato dell’antico Decumano Massimo e conduce a piazza Erbe. Vi si affacciano eleganti palazzi e numerose viuzze, che portano ad angoli molto caratteristici della città. E’ il caso del POZZO DELL’AMORE (a destra dopo il civico 15) e di Corte Sgarzarie (a sinistra dopo il civico 12), dove si trova una trecentesca loggia che ospitava l’antico mercato delle lane; del palazzo al civico 21 dove aveva sede la pasticceria Melegatti in cui nel 1894 nacque il Pandoro di Verona, sulla cui facciata sono ancora visibili la storica insegna e riproduzioni in pietra dei caratteristici dolci natalizi. Interessante è anche la chiesa di SAN GIOVANNI IN FORO, che presenta sul corso il fianco meridionale; nell’interno intimo e raccolto, è presente una piccola lastra di marmo utilizzata per secoli per le previsioni meteorologiche: asciutta tempo buono e cattivo se umida. Dal corso si arriva a Piazza Erbe, in cui palazzi, torri, statue ed elementi architettonici sono testimonianze di varie epoche, che sovrapponendosi hanno creato una delle piazze più belle d'Italia. Per prima si incontra la TORRE DEL GARDELLO sulla sua sommità si trova uno dei più antichi orologi meccanici a campana. Accanto ad essa il barocco PALAZZO MAFFEI, un elegante edificio su tre piani la cui facciata ha una bellezza che rapisce in un lampo fulmineo di complessità. In mezzo alla piazza si possono ammirare la marmorea Colonna di San Marco, sovrastata dal Leone simbolo della Serenissima Repubblica; la fontana di Madonna Verona, realizzata nel 1368 utilizzando una statua romana del I secolo; il Capitello, un baldacchino in marmo da cui si facevano i proclami alla cittadinanza e si esponevano le teste dei delinquenti. Sulla base sono scolpite due importanti unità di misura medievali: "copo" (tegola) e "quarel" (mattone), mentre la catena presente su una colonna fissava la misura della "fassina" (il fascio di legna). Sul lato orientale della piazza ci sono le CASE MAZZANTI ornate con splendidi affreschi rinascimentali e poco oltre PALAZZO DELLA RAGIONE, edificato nel XII secolo per accogliere le magistrature del Comune. L'imponente torre che lo sovrasta è la TORRE DEI LAMBERTI, eretta nel 1172 seguendo lo stile romanico tipico dell'epoca e varie volte innalzata sino a diventare la più alta della città. Aperta al pubblico, che può accedere in ascensore alla panoramica cella campanaria, offre una impareggiabile vista dal centro città sino alle prealpi.    Attraversando l'arco della Costa (da cui pende una costola di balena utilizzata nel medioevo come insegna da una bottega) arriviamo alla nobile Piazza dei Signori, al cui centro si erge la statua in marmo di Dante Alighieri, realizzata per celebrare il sommo poeta che lungamente visse a Verona. Un piccolo volto sulla destra conduce al Cortile del Mercato Vecchio, antica sede del mercato cittadino, in cui si può ammirare la suggestiva Scala della Ragione. Ritornando in piazza troviamo il PALAZZO di CANSIGNORIO, separato da quello della Ragione attraverso scavi archeologici con pavimentazioni romane. Accanto ad esso la piccola Chiesa di Santa Maria Antica con il suo monumentale cimitero (ARCHE SCALIGERE) in cui si trovano i sepolcri dei primi Signori di Verona e i grandiosi monumenti funebri di Cangrande, Mastino II e Cansignorio della Scala. Di fronte alla chiesa, nel lato breve della piazza, si erge il trecentesco PALAZZO di CANGRANDE, formato da un articolato complesso di edifici che si sviluppano su tre lati attorno ad una corte interna rettangolare. La facciata principale è la più bella e maestosa, ornata con un portale rinascimentale che rimanda agli archi trionfali romani. Alla sua sinistra la LOGGIA di FRA' GIOCONDO che fu realizzata nel XIV secolo per accogliere le riunioni del Consiglio dei Cittadini illustri. Varcando il portale in marmo bianco del Palazzo di Cansignorio si entra nel Cortile del Tribunale, in cui è presente la barocca PORTA DEI BOMBARDIERI e l'ingresso degli SCAVI SCALIGERI, una grande area archeologica sotterranea che permette di compiere un affascinante viaggio nel tempo alla scoperta della Verona romana e medievale. Traversando il cortile arriviamo ai giardini di Piazza Indipendenza e da questi, percorrendo via Cairoli e voltando a sinistra, a via Cappello (che era il Cardo Massimo in epoca romana). Al civico 23 c’è la CASA DI GIULIETTA in cui secondo la tradizione abitava la famiglia Capuletti. Entrando si accede ad un luminoso cortile su cui si affaccia il famoso balcone, da cui Giulietta parlava con Romeo. Visitabile internamente, offre una ricostruzione delle dimore signorili del quattordicesimo secolo. Nel proseguo della via si trova uno slargo su cui si affacciano la BIBLIOTECA CIVICA e le vetrine di alcuni grandi magazzini. Poco oltre troviamo l’antica PORTA DEI LEONI di cui rimane una metà verticale della parte interna, murata in un palazzo del XIII secolo. Davanti a lei, due metri sotto il livello stradale, sono visibili la base di una delle sue torri difensive e frammenti della pavimentazione. Per tornare al punto di partenza ci dirigiamo verso Piazza Erbe e imbocchiamo via Mazzini, la via dello shopping per eccellenza su cui si affaccia una ininterrotta sequenza di eleganti negozi.

VERONA PASSEGGIATA ROMANTICA
Una passeggiata romantica nelle vie del centro storico di Verona non può che partire dalla CASA DI GIULIETTA. Da quel famoso balcone che le parole di William Shakespeare hanno reso icona immortale dell’immaginario collettivo. Siamo in via Cappello, una strada con negozi e locali che ricalca il tracciato dell’antico Cardo Massimo. Un imponente cancello in ferro battuto separa il suo androne dalla pubblica strada. Oltrepassandolo si accede ad un luminoso cortile interno, in cui è presente la statua in bronzo di Giulietta ed una lapide su cui sono riportati versi della tragedia shakespeariana. La casa è un edificio romanico di impianto duecentesco, la cui facciata in mattoni è ingentilita da eleganti finestre trilobate e dal balcone in pietra su cui Giulietta usciva per parlare con Romeo. Disposta su vari piani offre una verosimile ricostruzione delle dimore signorili del XIV secolo, con ceramiche e abiti medioevali, affreschi, cassapanche intarsiate, camini in mattoni, scale in legno con balaustre e camminatoi. Lasciata la casa ci dirigiamo in PIAZZA ERBE, il Foro in età imperiale e per secoli fulcro della vita sociale e politica di Verona. Qui palazzi, torri, statue ed elementi architettonici sono testimonianze di varie epoche, che sovrapponendosi in un collage stratificato hanno creato una delle piazze più belle d'Italia. Alla nostra destra sorge il duecentesco Palazzo della Ragione (sovrastato dall’alta Torre dei Lamberti), la Domus Nova e le CASE MAZZANTI, famose per i rinascimentali affreschi a soggetto mitologico presenti sulla facciata. Lungo la via mediana della piazza ci sono la Colonna Antica, il Capitello (un baldacchino del XIII secolo da cui si facevano i proclami alla cittadinanza), la Fontana di Madonna Verona (fatta erigere nel trecento utilizzando una antica statua romana del I secolo) e la Colonna di San Marco, sovrastata dal Leone simbolo della Serenissima Repubblica. Dietro di lei si ergono maestosi la silenziosa Torre del Gardello e PALAZZO MAFFEI, un elegante edificio barocco su tre piani in cui la bellezza della facciata rapisce in un lampo fulmineo di complessità. Il lato sinistro della piazza è dominato dalla DOMUS MERCATORUM, che lo caratterizza con il suo aspetto marcatamente medievale e le suggestive merlature a coda di rondine. La raggiungiamo e imboccata via Pellicciai, saliamo gli scalini che portano a Piazzetta Tirabosco. Da questa arriviamo a corso Porta Borsari, un’altra strada ricca di vetrine e negozi, su cui si affacciano nobili palazzi e piccole viuzze, che portano ad angoli molto caratteristici della città. Superato il civico 15 entriamo in Vicolo San Marco in Foro; percorsa una decina di metri sulla sinistra si apre lo stretto vicolo Pozzo San Marco, al cui termine è presente il POZZO DELL’AMORE. Si tratta di un manufatto semplice, con vera in pietra ed elegante intelaiatura in ferro battuto, che culmina con una punta di freccia rivolta verso il cielo. La leggenda ad esso legata racconta di un amore infelice, meno celebrato e famoso di quello tra Giulietta e Romeo, ma per questo non meno intenso.   Tornati in piazza Erbe, superiamo l’Arco della Costa ed entriamo in PIAZZA DEI SIGNORI. Sulla destra si trovano Palazzo della Ragione e quello di Cansignorio; sul fondo il Palazzo di Cangrande; a sinistra la Loggia di Fra Giocondo, il Palazzo della Pietà e la Domus Nova. Al centro della piazza si erge il monumento a Dante Alighieri, una splendida statua in marmo realizzata per celebrare il sommo poeta che lungamente visse a Verona. Un piccolo volto sulla destra conduce al Cortile del Mercato Vecchio, antica sede del mercato cittadino, in cui si può ammirare la suggestiva Scala della Ragione. Nascosto dietro di essa c’è l’ingresso alla TORRE DEI LAMBERTI, che dalla sua panoramica cella campanaria (raggiungibile in ascensore) offre una esclusiva e romantica della città e delle montagne circostanti. Ritornando in piazza troviamo il Palazzo di Cansignorio, separato da quello della Ragione attraverso scavi archeologici con pavimentazioni romane. Varcando il magnifico portale in marmo bianco si arriva nel Cortile del Tribunale, in cui è presente la barocca Porta dei Bombardieri e l'ingresso degli SCAVI SCALIGERI, una grande area archeologica sotterranea che permette di compiere un affascinante viaggio nel tempo alla scoperta della Verona romana e medievale. Tornati su Piazza dei Signori visitiamo la Chiesa di Santa Maria Antica ed il suo monumentale cimitero (ARCHE SCALIGERE) in cui si trovano i sepolcri dei primi Signori di Verona e i grandiosi monumenti funebri di Cangrande, Mastino II e Cansignorio della Scala. All’angolo della necropoli si apre Via Arche Scaligere, in cui sono presenti un paio di interessanti ristoranti e la CASA DI ROMEO. L'edificio è una tipica casa del XII secolo realizzata con mattoni rossi alternati da pietra bianca, difesa da un alto muro merlato su cui si apre il portone d'ingresso. Purtroppo, essendo l'edifico di proprietà privata, non si può visitare il cortile interno, in cui si trovano un elegante porticato e un grande scalone in marmo che conduce ai piani superiori. In fondo alla strada voltiamo a destra e raggiungiamo i giardini di Piazza Indipendenza (che un tempo erano il giardino privato dei principi Scaligeri, cinto da alte mura) e da questi, percorrendo via Cairoli, arriviamo in via Mazzini, che a Verona è la strada dello shopping per eccellenza.   Una ininterrotta sequenza di eleganti negozi delle maggiori griffe italiane ed internazionali ci accompagna sino a PIAZZA BRA, il cuore dell'urbe, che fonde nella solare ed accesa luminosità che l'attraversa, edifici di epoche ed architetture diverse. L'Arena, palazzo Barbieri e il palazzo della Gran Guardia sono quelli più famosi ed ammirati, ma sono molti gli angoli della piazza che meritano l'attenzione di ogni visitatore. Per visitarla partiamo dal centro, dalla Fontana delle Alpi che celebra il gemellaggio tra la città scaligera e Monaco di Baviera. I veronesi la chiamano strucalimoni per la sua forma singolare che ricorda uno spremi agrumi, e amano celebrare le grandi imprese sportive con un bagno nelle sue acque. Di fronte c'è PALAZZO BARBIERI, sede dell'amministrazione comunale. E' un imponente edificio in stile neoclassico; ispirato alle forme degli antichi templi romani si presenta con una maestosità che lascia sconcertati, offrendo una visione globale di tutta la facciata. A destra vediamo parte della cerchia di mura fatte edificare dai Visconti alla fine del XIV secolo e poco oltre la GRAN GUARDIA, un monumentale palazzo che pare quasi voler gareggiare con la gran mole dell'Arena. Disposto su due piani ha una lunghezza di novanta metri, con tredici arcate in robusto bugnato rustico che sostengono il piano nobile. Sul lato nord-ovest c'è il Liston, un ampio marciapiede in pietra rosa che segue l'andamento curvilineo della piazza, su cui si affacciano eleganti palazzi che ospitano bar e ristoranti, sempre affollati da veronesi e turisti. Su tutto domina L'ARENA il grandioso anfiteatro eretto nel I secolo e visitabile tutto l’anno; in estate ospita una grande stagione lirica e concerti dei maggiori artisti mondiali; in inverno una rassegna internazionale di presepi. Costeggiando le antiche mura comunali percorriamo via pallone sino all'incrocio con via del Pontiere. Voltiamo a destra e, dopo un centinaio di metri, troviamo sulla sinistra dei giardini che introducono al Museo degli Affreschi e alla TOMBA DI GIULIETTA. Il Museo raccoglie affreschi del X-XVI secolo, varie sculture e tele di artisti del rinascimento. In una cripta sotterranea, a cui si accede dal chiostro, si trova il sarcofago scoperchiato in marmo rosso che secondo la tradizione ha ospitato le spoglie di Giulietta: un giaciglio semplice e privo di stemmi perché nel medioevo non veniva concessa la sepoltura ecclesiastica ai morti suicidi. Per concludere la giornata è d’obbligo una cena con i NODI D’AMORE, delicati tortelli fatti a mano tirando una pasta sottile come la seta, che viene annodata come un fazzoletto dopo averla arricchita con un ripieno a base di varie carni. Ad essi è legata la leggenda dell’amore tra il soldato Malco e la ninfa Silvia, che da seicento anni vivono nelle acque del Mincio. Tipici di Valeggio sul Mincio, si possono gustare anche in vari RISTORANTI E TRATTORIE del centro città.