SULLE COLLINE del LAGO DI GARDA

PASTRENGO - SANDRA’ - PALAZZOLO - CASTELNUOVO DEL GARDA - LAZISE - CISANO - BARDOLINO - ROCCA DI GARDA - AFFI - CAVAION - PIOVEZZANO - PASTRENGO

L'itinerario proposto si svolge tra le colline moreniche della parte orientale del lago di Garda, ricche di testimonianze storico-artistiche. Punto di partenza è PASTRENGO, centro che giace nella zona collinare dell'anfiteatro morenico del Garda, tra il lago di Garda e l'Adige. Il paesaggio è dominato da vigneti, oliveti e frutteti, e da qualche bosco di roveri e carpini. Colline coronate da cipressi, su cui si elevano alcuni forti e qualche villa medioevale, segnano la zona, e permettono ampi panorami sul lago di Garda e sulla piana alluvionale dell'Adige. Famoso per la "carica" dei Carabinieri piemontesi del 1848, che salvarono il re Carlo Alberto dalla cattura da parte degli austriaci, Pastrengo è interessante anche per la presenza di ben quattro FORTI AUSTRIACI costruiti tra il 1859 ed il 1861, che dovevano difendere lo sbocco della valle dell'Adige da attacchi provenienti da sud-ovest.

La piazzaforte austriaca di Pastrengo era completata da una singolare costruzione esagonale in cotto che ospitava un telegrafo ottico per le comunicazioni con Verona, posta sulla collina più elevata, che testimonia dell'importanza strategica della località. A sud-ovest di località Montaer vi è ancora il campo, con una modesta costruzione agricola al centro, recante una lapide a ricordo della "carica dei Carabinieri" Da visitare nel centro storico sono gli insediamenti dalla tipica architettura agricola, con corti, mura in ciottoli (seregni) e ville concentrate attorno alla bella chiesa parrocchiale ed alla collina del Castello, nonchè alcuni palazzi medioevali e rinascimentali (quali il complesso di San Zeno, villa Randina), oltre alla presenza di caratteristiche torri-colombare di origine medioevale.

Lasciato Pastrengo in direzione di Sandrà e Castelnuovo, sulla strada si incontra il PARCO ZOO NATURA VIVA con annesso autosafari ed un Parco dei Dinosauri, unico in Europa. Il parco accoglie e presenta in modo didattico, centinaia di animali provenienti da tutto il mondo, nonchè una voliera tropicale ed un rettilario. Nel Parco dei Dinosauri si possono ammirare, fedelmente ricostruiti nelle dimensioni e nelle forme, giganteschi esemplari di fauna europea e americana dell'Era Secondaria. Si tratta di ricostruzioni scientifiche molto ben curate, che ci permettono di conoscere un ambiente naturale dominato dai grandi rettili, in cui l'uomo non era ancora apparso ed i mammiferi erano allo stato primitivo. Sempre in direzione di Castelnuovo, dopo l'abitato di Sandrà, si visiti villa Mosconi, risalente al XVI secolo. In seguito rimaneggiata e ristrutturata, si presenta ora con l'aspetto datole dall'ultimo ampliamento effettuato verso la fine dell'800.

Molto bella è la facciata neoclassica che presenta un avancorpo centrale ed un grande frontone con timpano e lesene. Di fianco si trova un'interessante chiesetta settecentesca, un tempo cappella gentilizia. Si prenda ora per il vicino PALAZZOLO posto sulla cinta collinare più esterna dell'anfiteatro morenico del Garda. Oltre il paese, nel cimitero è situata la chiesetta romanica di Santa Giustina, risalente alla fine dell'XI sec. ma con degli elementi di costruzione antecedenti, tra cui delle sculture del sec. VIII. Edificata in ciottolame locale, mattoni e conci di calcare, è una tipica chiesetta romanica campestre, di sobria eleganza. All'interno sono visibili alcuni brani di affreschi risalenti al quattordicesimo e quindicesimo secolo. Il campanile, sempre romanico, è contemporaneo della chiesa. Un curioso particolare è rappresentato dal fatto che la chiesa possiede una sola navata, ma ben due absidi.

Ritornando verso Peschiera, si incontra CASTELNUOVO DEL GARDA, il cui nome deriva dal castello fatto costruire dal comune di Verona. Distrutto nel 1155 dai soldati del Barbarossa, il castello, dopo varie vicissitudini, conserva oggi solo la torre merlata che si erge sulla sommità di una collina Castelnuovo, posto sull'antica strada imperiale che va da Mantova alla Germania, ha visto innumerevoli battaglie svolgersi sui suoi colli, tra cui quella che ha portato alla sconfitta degli austriaci nel 1796, ad opera di Massena, la battaglia tra francesi e austriaci del 1814 e la battaglia del 10 aprile 1848 tra i Piemontesi di Manara egli austriaci. Inoltre Radetzki vi preparò la battaglia di Custoza nel luglio 1848. Il centro è tristemente famoso per essere stato distrutto dagli austriaci nel 1848 per rappresaglia contro la popolazione (che contò decine di morti) colpevole di aver aiutato i piemontesi. Da visitare è la Torre dell'orologio del castello visconteo, del 1387, e la chiesa parrocchiale di Santa Maria del XVIII-XIX sec. con campanile del sec XV. Nella vicina Cavalcaselle sono da vedere sul Monte della Fiera, le chiese di San Lorenzo e della Madonna degli Agnelli ed i ruderi di un castello medioevale.

Con la perdita di importanza di tale fortezza, le abitazioni che avevano gli ingressi originari rivolti a sud, li mutarono rivolgendoli a nord lungo la nuova strada per Peschiera. Da Cavalcaselle, passando davanti al grandioso parco dei divertimenti di Gardaland, raggiungiamo LAZISE in cui si trova il famoso castello costruito per volere di Berengario I nel X secolo. Potenziato ed allargato nel 1329 da Cangrande della Scala, in seguito, gli scaligeri Bartolomeo ed Antonio fecero costruire la rocca. Sotto il dominio veneziano Lazise divenne porto fiscale ed il castello fu restaurato e servì come presidio militare. Ai suoi piedi si trovava il porto militare che ospitava imbarcazioni da guerra. Il castello racchiudeva tutto il paese con le mura medioevali che presentavano cinque torri. Strettamente legati al castello sono inoltre l'edificio veneziano della Dogana e la chiesetta romanica di san Nicolò risalente al dodicesimo secolo e con all'interno affreschi del quattordicesimo e quindicesimo secolo.

Proseguendo a Nord lungo la riviera gardesana, si arriva a CISANO dove si può visitare la pieve romanica di santa Maria. Sorta tra i secoli IV e VIII su di un precedente edificio pagano, che servì poi da cripta alla chiesa, venne ricostruita in stile romanico nel 1117 dopo essere stata distrutta dal terremoto. Riconosciuta come pieve nel 1145 da papa Eugenio III, venne demolita nel 1854 e conservaa ancora integri solo la bellissima facciata e l'abside originale. La facciata è a forma di capanna costruita con ciottoli, cotto e pietre e presenta un bel protiro racchiudente un affresco cinquecentesco, ai cui lati si trovano interessanti frammenti di plutei longobardi e rozze sculture romaniche a bassorilievo (un'aquila, un pesce, uu cavallo ed un cavaliere). Il campanile romanico, contemporaneo della chiesa, è in blocchi di calcare alternati a poche file di mattoni e presenta una finestra arcuata in ogni lato. L'abside, costruita in tufo, mattoni, calcare e ciottoli, è coronata da archetti pensili ed ha in fianco due singolari teste scolpite, di Adamo ed Eva. Da vedere a Cisano sono anche i musei dell'Olio Turri e del vino "Zeni" conservanti attrezzature tradizionali per la lavorazione dell'olio e del vino.

Pochi chilometri separano Cisano da BARDOLINO, sempre sul lago, antico centro romano e poi medioevale. Qui sono da visitare la chiesa di S Zeno di età carolingia, con unica navata e volte a botte, la torre medioevale sul lungolago, resto dell'antico castello, la neoclassica Parrocchiale, le ville Guerrieri, Giuliari e Bottagisio e la romanica chiesa di San Severo. Quest'ultima costruita tra I'XI e il XII secolo ampliando un edificio preesistenle ad un'unica navata, è composta internamente da tre navate e presenta interessanti affreschi interni dell'Apocalisse, esempio di rapporti tra l'arte veronese, tedesca e veneziana del periodo romanico. Bella è la facciata della chiesa, in pietre squadrate e coronata da una fila di archetti rampanti, con il campanile romanico cuspidato. Il percorso lascia ora la sponda lacustre e si snoda tra le colline moreniche ricoperte da vigneti che producono il Bardolino DOC e tra floridi oliveti da cui si ricava l'olio extra-vergine di oliva del Garda.

Prossima meta è la ROCCA DI GARDA, che raggiungeremo lungo la strada che da Bardolino porta ad Albarè, dopo i tornanti con cipressi della località San Colombano, un tempo convento dipendente dal monastero di Bobbio. Dal punto di vista geologico, la Rocca è un monte-testimone, originatosi ed emerso dal mare del periodo miocenico ed in seguito assalito e stretto dalla morsa del ghiacciaio del Garda, che 10 ha modellato e levigato. Le sue pendici sono per la maggior parte boscose, ricoperte dalla tipica vegetazione mediterranea, mentre sulla cima vi sono querce e castagni secolari. La presenza umana sulla Rocca risale all'età del bronzo e del ferro, come attestano i reperti archeologici rinvenuti, ed appartenenti sembra, ad un castelliere. Ma anche in seguito la Rocca fu sempre luogo fortificato, soprattutto in epoca longobarda e franca, famoso per essere stato nel X sec la prigione di Adelaide di Borgogna, regina d'Italia La fortificazione fu definitivamente smantellata nel XIII sec ed oggi restano solo pochi ruderi in completo stato di abbandono. L'Eremo dei Camaldolesi fu edificato sulla Rocca più orientale nel 1663 attorno alla VII chiesa di san Giorgio ricostruita su di una preesistente cappella. La chiesa, preceduta da una duplice scalinata, è ad unica navata con 3 cappelle laterali e possiede una pala di S Giorgio che uccide il drago, di G. Tedeschi ed una pala si S. Romualdo di Palma il Giovane. Dietro la chiesa vi sono le celle dei frati e la foresteria, ed inoltre uno stupendo belvedere sul golfo di Garda, campi coltivati a vigneto ed un piccolo cimitero con le lapidi riportanti le date della vita religiosa dei frati. Oggi l'Eremo è visitabile da tutti in quanto non vi è più la norma di clausura che impediva l'accesso alle donne.

Lasciato l'Eremo della Rocca, si raggiunge Albarè nella piana del Tasso, ed in breve eccoci ad AFFI, il cui nucleo storico, formato da interessanti corti agricole contrapposte, è collocato ai piedi delle pareti rocciose del Monte Moscal. Qui sorge villa Poggi, costruita dai Da Persico alla fine del XVIII sec su di un preesistente edificio seicentesco. Nel XIX sec al palazzo principale vennero aggiunti due lunghi porticati laterali disegnati dal Barbieri e venne creato rinteressante parco di undici ettari conservante maestosi esemplari di piante, alcune rare ed esotiche, ultracentenarie. Ad Affi è da visitare anche la settecentesca villa Da Persico, mentre una puntata andrebbe fatta ad lncaffi per vedere villa Fracastoro ed il Castello.

Pochi chilometri separano Affi da CAVAION, conservante l'ottocentesca parrocchiale ed una serie di ville e palazzi sette-ottocenteschi. Notevoli le corti agricole poste sul pendio del Monte San Michele, che conserva i ruderi della medioevale Bastia, ed i singolari "intròi", vicoli pedonali stretti che si snodano tra le strade del centro storico. Da vedere nel territorio è la Villa Cordevigo, che come dice la parole è un cuore pulsante nella natura. Costruita infatti nel diciassettesimo secolo con forme eleganti e sfarzose, si accorda pienamente con il paesaggio circostante, rappresentato dalle retrostanti colline, coronate di verdi cipressi. L'ampio cortile, preceduto da un ombroso viale di cipressi e da un monumentale cancello sormontato da statue, presenta una fontana centrale ed un bel giardino all'italiana la villa è un esempio di antica dimora patrizia di campagna e presenta sulla destra delle eleganti scuderie e sulla sinistra delle capaci cantine. Il tutto è architettonicamente ben intonato all'ambiente Accanto vi è la chiesetta quattrocentesca di san Martino, divenuta nel cinquecento cappella gentilizia. In alcuni ornamenti barocchi, presenta circa 3.300 reliquie di Santi, raccolti ed ordinati nel 1770 da Marcantonio Lombardo vescovo di Crema e signore del luogo.

Lungo la provinciale per Verona, da Cordevigo si raggiunge il vicino PIOVEZZANO, dove si può visitare la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, le case Ronzetti con edifici del XVI-XVIII secolo, il Castello ed il forte austriaco Degenfeld, oggi deposito di marmi. Tra le colline moreniche nei dintorni, si incontrano alcuni capitelli, esempio di devozione ed arte popolare ed alcuni insediamenti a corte settecenteschi. Una breve deviazione, da Piovezzano, può portare a visitare il settecentesco santuario di Santa Maria di Pol, ricco di interessanti affreschi del XVI e XVII secolo posto in prossimità dell'Adige. Da Piovezzano si ritorna in breve a PASTRENGO, punto di partenza del nostro itinerario.