MASTINO II della SCALA

Mastino II della Scala, figlio di Alboino della Scala e di Beatrice da Correggio, nacque a Verona nel 1308. Nel 1329, quand’egli era poco più che ventenne, dopo l’improvvisa e prematura morte dello zio Cangrande I, che aveva dieci figlie femmine ma nessun erede maschio, divenne Principe e Signore di Verona.

Sebbene il potere fosse ben saldamente nelle sue mani, formalmente Mastino II della Scala governò sempre assieme al fratello Alberto II. Nel volgere di pochi anni, proseguendo sulla scia tracciata dall’illustre predecessore e forte delle poderose armate che aveva radunato attorno a sè, portò la signoria scaligera alla MASSIMA ESPANSIONE territoriale, facendola diventare uno degli stati più grandi della penisola. Nel 1331 divenne Capitano Generale della lega formata da Scaligeri, Estensi, Gonzaga e Visconti contro il Re di Boemia e, respinto l’invasore, estese i domini veronesi (che già occupavano Vicenza, Padova, Treviso e Belluno) anche su Brescia, Parma, Lucca e Massa.

Fu questo il momento della massima gloria e anche l’inizio della fine: nel 1336 e 1337 venne ripetutamente sconfitto da una Lega a cui aderivano Venezia, Milano, Mantova ed Este, che riuscì anche a catturare suo fratello Alberto. Gestendo separate trattative di pace, Mastino II riuscì a SALVARE LA SIGNORIA ed il fratello, subendo però con esse un fortissimo ridimensionamento territoriale: alla Signoria rimasero solo Verona e Vicenza, assieme a Parma e Lucca che essendo però separate dagli altri territori, risultarono indifendibili e vennero ben presto cedute a Firenze.

Si creò con il principe Mastino II una situazione strana, in cui una città fortemente ridimensionata nei domini e divisa da liti intestinee, mantenne a lungo la fama di RIFUGIO SICURO per i numerosi esuli delle lotte fratricide tra italiani. Forte delle sue parentele con l’imperatore Luigi IV di Baviera egli fece della città una sorta di protettorato. Gli ultimi anni del suo regno e quelli del figlio Cangrande II furono il periodo in cui gli Scaligeri ebbero sempre meno potere e ricchezza ma, ironia della sorte, furono quelli in cui eressero i monumenti che oggi maggiormente li ricordano: il poderoso castello di San Martino in Aquaro (oggi conosciuto con il nome di Castelvecchio), l’ardito Ponte Scaligero e le maestose Arche, che dal 1351 ospitano le sue spoglie mortali.

Il suo monumento funebre è prezioso ed estremamente elaborato, dotato di un piccolo recinto quadrangolare, sui cui pilastri d'angolo poggiano statue di figure femminili raffiguranti alcune delle Virtù. Ad oltre quattro metri d'altezza, è ubicato il suo ricco sarcofago, ornato sul coperchio con l'immagine di Mastino vegliato da quattro angeli e sui lati con immagini della Crocifissione, di Cristo tra il Battista e Maria, di un Angelo con lo scudo e del Defunto con san Giorgio. Sopra il sarcofago si lancia verso il cielo un ricco baldacchino ad archi trilobati, decorato con immagini dell'Antico Testamento e di santi. In cima alla guglia la statua equestre del defunto, armato di lancia e scudo, il cui volto è coperto dall'elmo ornato con le ali d'aquila che gli competono quale vicario imperiale.

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