Sin dai tempi dell'antica Roma le nobili famiglie di Verona erano conosciute in tutto l'impero per la gustosità dei pranzi che esse sapevano preparare nel corso di memorabili ricevimenti. Anche parlando dei principi Scaligeri si racconta che sovente alietassero i numerosi ospiti della loro corte con ricche libagioni e squisite pietanze, ma sono tutti i veronesi ad amare la buona cucina, qualunque sia il loro ceto. La amano con una grande passione che nel corso dei secoli hanno saputo elevare ad autentica arte, escogitando con estro e fantasia, piatti squisiti con poveri prodotti.
Piatti tipici della cucina veronese sono il BOLLITO CON LA PEARA’, carne di manzo accompagnata da una salsa a base di pane grattugiato, formaggio, midollo, brodo e pepe nero. Gli GNOCCHI, uno squisito impasto fatto con patate, farina bianca ed uova, da gustare con sugo di pomodoro o con zucchero e cannella. La PASTA E FASOI, un piatto con cui Giorgio Gioco, gran maestro della cucina veronese, si sente a casa. "Nella terra dove si fa largo uso di vino è opportuno ingerire cibi forti che "tengano" il vino attutendone l'ardore. A tale scopo risponde egregiamente la pasta e fagioli, piatto robusto e massiccio, quasi muscoloso, ruvidamente plebeo escogitato dalla fantasia dei poveri, sempre insuperabile nell'arte di mangiar bene" (da Verona a Tavola, 1995).
Quella per preparare la PASTISSADA DE CAVAL è una ricetta vecchia di mille e cinquecento anni: secondo la tradizione al termine della battaglia combattuta nel 489 tra Teodorico, re degli Ostrogoti, e Odoacre, re dei Barbari, vi erano centinaia e centinaia di cavalli che giacevano morti sul terreno. I veronesi affamati, non volendo che tutta quella carne andasse sprecata, la tagliuzzarono e misero a macerare nel più corposo vino rosso della Valpolicella, aromatizzandola con dovizia di spezie e verdure, per poterla consumare all'occorrenza, cuocendola a fuoco lento.
La polenta, il nutrimento tipico dei contadini poveri della Pianura Padana, che viene preparato con farina di granoturco cotta in acqua salata. Per gustarla "alla veronese" bisogna mangiarla condita con fagioli ben cotti (polenta infasolà) o in accompagnamento alla cacciagione (polenta e osei). Il RISO AL TASTASAL, risotto con un impasto di carne di maiale; il RISO E FIGADINI, risotto con fegatini di pollo, e il Riso coi Bisi, riso bollito con i piselli. La sopressa, un "salame" speciale e molto gustoso, realizzato impastando carni suine aromatizzate con aglio, vino rosso, sale e pepe.
I TORTELLI di ZUCCA (o NODI D'AMORE), realizzati con una pasta tirata sottile come la seta, tagliata e annodata come un fazzoletto, arricchita con un delicato ripieno a base di zucca e amaretti sbriciolati. Tra i dolci primeggia il PANDORO, il dolce natalizio per eccellenza a base di farina, uova, zucchero e burro. Ha una forma alta e slanciata, con disegno a costole rilevate; ricoperto di zucchero vanigliato è molto apprezzato per la sua pasta, morbida e leggera, per il suo sapore delicato e il fragrante profumo ... durante le feste primeggia sulle tavole dei veronesi, sebbene in alcune pasticcerie preparino ancora il NADALIN, che ne fu il medievale antenato.
Il Pandoro fu realizzato nel 1894 da DOMENICO MELEGATTI nel suo laboratorio di corso Porta Borsari; sull'edificio, situato al numero 21 della via, sono ancor oggi visibili la storica insegna e le riproduzioni di pandori che ornano la facciata. Nelle altre stagioni si possono gustare la pasta frolla, le sfogliatine, i crostoli, le FRITTOLE, le favette e il mandorlato di Cologna Veneta, un dolce a base di mandorle lievemente abbrustolite e poi passate al forno, con l'aggiunta di miele, zucchero e pasta dolce ...e poi ci sono gli OTTIMI VINI, a denominazione di origine controllata. Il rosso Bardolino: doc, classico, superiore, chiaretto e novello. Il bianco di Custoza: doc, superiore, spumante e passito. Il rosso Valpolicella: classico, valpantena, superiore, amarone e recioto. Il bianco di Soave: doc, classico, spumante, superiore e recioto (i primi vini DOCG di tutto il Veneto).