Un percorso diverso, alla scoperta delle storie e delle tradizioni medioevali legate al fiume, guardando la Verona di oggi e cercando di immaginare com'era nei secoli scorsi. Da fare in bicicletta, magari usufruendo del servizio di noleggio gratuito presente in piazza Brà.
La nostra pedalata lungo il fiume Adige inizia in piazza SAN ZENO, di fronte alla basilica romanica del patrono della città: secondo le testimonianze dell'epoca su questo sagrato già nel IX secolo si svolgeva una grande fiera campionaria, divenuta poi la festa religiosa del patrono quando nella cripta della basilica furono portati i resti del santo pescatore. Ci troviamo all'interno dell'antica contrada della Beverara, attuale quartiere di San Zeno, una contrada popolosa posta al di fuori delle mura comunali, erette lungo l'Adigetto, il canale che univa il fiume da sinistra a destra trasformando la città in un'unica isola. Solo nel trecento anche questa contrada viene inclusa nell'urbe e difesa dalla nuova grande cinta muraria fatta costruire dagli Scaligeri.
La seconda tappa ci porta sulle Rigaste di San Zeno, l'argine sopraelevato sulla sponda destra dell'Adige. Da qui possiamo ammirare la torretta posta al centro del fiume, su cui è ancora visibile l'anello in ferro che sorreggeva la grossa catena che nel medioevo impediva la navigazione nelle ore notturne all'interno della città. Qui le imbarcazioni, per lo più grossi zatteroni provenienti da Trento formati da pali d'abete legati insieme e che venivano sciolti e venduti come legname da costruzione nei pressi dell'Isolo, pagavano un dazio in funzione della merce trasportata e del numero di persone. Sino al 1882 l'argine del fiume su cui ora ci troviamo, era costituito da una palizzata in legno (il termine rigaste sta a significare "fila di pali" secondo un antico termine longobardo) destinata a proteggere delle grosse idrovore che incanalavano l'acqua verso la Beverara. Queste ruotavano costantemente sotto la forza motrice dell'acqua e raggiungevano anche i 22 metri di diametro; ai naviganti che solcavano il fiume pareva di arrivare dinnanzi ad un enorme luna park con maestose ruote panoramiche. Proseguendo per la sopraelevata via Rigaste si arriva a CASTELVECCHIO, dove l'Adige si biforcava per proseguire a destra sotto forma di canale, l'Adigetto, ora del tutto interrato.
Il Castello scaligero fu costruito sulle fondamenta della chiesa di san Martino in Acquaro (= punto in cui è presente un guado sul fiume). Venne costruito con lunghe cortine merlate e torri angolari su ordine di Cangrande II della Scala, in un periodo in cui la signoria doveva difendersi più dall'insofferenza della città che dagli attacchi esterni. Nel suo mastio infatti si rifugiò l'ultimo dei Signori di Verona, Antonio della Scala, prima di abbandonare la città insorta. Era il 19 ottobre 1387 e dopo una breve parentesi viscontea, la città entrò spontaneamente a far parte della Serenissima Repubblica. Visitiamo il PONTE SCALIGERO, edificato nel 1355, e stupiamoci nell'apprendere che per oltre 5 secoli fu vietato ai veronesi: esso infatti era originariamente accessibile solo dal cortile interno del castello e, perdurando fino alla dominazione austriaca l'uso militare di quest'ultimo, venne aperto al transito pedonale nel 1870. Dopo aver percorso tutto CORSO CAVOUR arriviamo al "Capitel de l'agnel", un capitello in pietra posto a lato della piazzetta situata dinnanzi al ponte della Vittoria, sulla cui cima siede una sorridente pecorella in pietra. Nel medioevo esso era il simbolo dell'Arte della Lana, che all'epoca era una delle arti più influenti e prestigiose, a cui era permesso persino detenere beni immobili e terreni. Verona era uno dei maggiori centri europei nella produzione di tessuti pregiati, dove le piccole industrie utilizzavano la forza dell'acqua per muovere i macchinari che battevano e ammorbidivano. Sotto questo capitello si ritrovavano le lavandaie di Avesa prima di far ritorno al paese. Proseguendo lungo il fiume si entra nella contrada del Sole, cosi denominata sin dai tempi dei romani che nella zona avevano edificato un tempio dedicato ad Apollo, dio del Sole. Via Sole, vo' Sole e la chiesetta longobarda di santa Maria in Solaro (di cui rimangono solo piccole testimonianze) sono ciò che resta dell'antico nome della contrada, sede nel periodo medioevale e rinascimentale di abili artigiani che lavoravano l'ottone (via Ottolini) e che costruivano sedie di ogni forma e figura (via Cadrega).
La prossima tappa ci porta sulla sponda di sinistra del fiume. Dopo aver attraversato ponte Garibaldi, conosciuto un tempo con il nome di "ponte degli stracchi" per via di due grosse statue che erano adagiate su di un fianco, arriviamo alla chiesa romanica di SANTO STEFANO. E' questo uno degli edifici più antichi di Verona, che conserva ancora oggi le originarie mura perimetrali paleocristiane. Nel corso dei secoli sui mattoni in tufo della sua facciata furono incise iscrizioni relative a fatti di cronaca particolarmente straordinari, come una grossa piena del fiume che aveva distrutto parte del ponte lapideum (Ponte Pietra) o al venuta dell'imperatore Federico II, giunto con il suo seguito di soldati, elefanti e fiere; l'iscrizione più recente risale al 1900 quando la città fu visitata da Vittorio Emanuele, re d'Italia. Poco distante è la chiesa di San Giorgio, e superandola arriviamo a PONTE PIETRA. Bello di giorno, offre il meglio di sé durante la notte, quando una sapiente illuminazione e il silenzio in cui si ode l'acqua stagliarsi contro le pile, dipingono un quadro particolarmente romantico. Dalle sue variopinte arcate possiamo immaginare di rivedere l'Isolo, la grande isola fluviale che il canale dell'Acqua Morta formava sull'Adige e che arrivava sino a ponte Navi. L'Isolo era fronteggiato da una piccola isola di ghiaia, la giarina, e diviso in due parti: la parte a nord (Isolo di Sopra) destinata alla lavorazione del legname proveniente dall'Alto Adige; la parte a sud (Isolo di Sotto) destinata alle lavorazioni inquinanti quali tintorie, concerie e macello. Era questo uno degli angoli più belli e caratteristici della città, una sorta di piccola Tiberina, che negli ultimi anni dell'ottocento venne sconsideratamente distrutto interrando il canale (oggi divenuto via Interrato dell'Acqua Morta) dopo l'ennesima piena.
Attraversando ponte Pietra ritorniamo nella città vecchia e troviamo un dedalo di piccole strade che ci ricorda il forte legame della città con il suo fiume. A destra c'è vicolo Sabbionaia, dove nel medioevo veniva raccolta la sabbia di fiume; di fronte c'è via Fontanelle, da cui passava l'acquedotto che convogliava le acque verso piazza delle Erbe; a destra piazza Brà dei Molinari, antico luogo di raccolta dei molinari che nei loro barconi ormeggiati sulla riva macinavano granaglie d'ogni tipo (scomparsi agli inizi del novecento i mulini sull'Adige furono per più di mille anni una caratteristica di Verona); più avanti c'è la bassa via Sottoriva (sotto la riva) che conduce a piazzetta Pescheria, sede di un antico mercato del pesce e circondata da strade quali via Trota, via Storione e via (pesce) Gatto. Tornando verso l'Adige troviamo Ponte Nuovo, che collegava la parte centrale dell'Isolo con la terra ferma. Di fronte a noi c'è la CHIESA di SAN TOMMASO, sorta dove in epoca romana esistevano una vasta necropoli e un tempio per commemorare i defunti; nel suo interno, certamente meritevole d'una visita, è conservato un grande organo barocco che nel 1770 venne suonato da un adolescente W.A. Mozart. Proseguendo arriviamo al ponte delle Navi, che varie volte fu ricostruito nel corso dei secoli. Un tempo era posto alla fine dell'Isolo, dove le acque morte tornavano nell'Adige; aveva tre arcate con cui superava il fiume, una quarta con cui superava il canale e una lunga scalinata che permetteva di accedere all'Isolo di Sotto.
Raccontano gli annali del 1775 che durante l'ennesimo giorno di pioggia il fiume si era particolarmente ingrossato e aveva rotto gli argini in vari punti; sulla torretta del ponte si trovavano una dozzina fra donne e bambini, quando ad un tratto il ponte iniziò a cedere. Destinati a morte certa furono salvati dal coraggioso intervento di un doganiere (in servizio alla dogana del sale) che riuscì a farli scappare appena prima del crollo. Rubele fu subito incoronato eroe della città ed ebbe un intero Lungadige a sé dedicato. Era questo il punto di partenza dei Burchi, le navi che arrivavano fino a Venezia cariche di tessuti pregiati e che, faticosamente risalendo la corrente, ritornavano a Verona cariche di sale per tutto il nord Europa. E' anche il punto di arrivo del nostro viaggio. Imboccando via Dogana e voltando a destra quando incrociate in via Pallone, arrivate sino a piazza Brà, dove potete riconsegnare le biciclette.
VEDI ANCHE
>> CHIESA di SAN ZENO
>> CASTELVECCHIO
>> PONTE SCALIGERO
>> CORSO CAVOUR
>> CHIESA di SANTO STEFANO
>> PONTE PIETRA
>> CHIESA di SAN TOMMASO