SAN ZENO VESCOVO


San Zeno (o Zenone) venerato come santo dalla Chiesa cattolica è il Santo Patrono della città di Verona. Originario della Mauretania, dacui deriva il soprannome di VESCOVO MORO, fu il primo vero evangelizzatore della città scaligera, di cui fu anche l'ottavo vescovo cristiano, dal 362 fino al 380, anno della sua morte.

Come numerosi vescovi cristiani dell’epoca visse in austerità e semplicità, pescando spesso nell'Adige il pesce per il proprio pasto; per questo è considerato il SANTO PROTETTORE dei pescatori d'acqua dolce. Pur essendo semplice nelle abitudini era comunque persona colta ed erudita, formatosi alla scuola di retorica africana, i cui maggiori esponenti furono Apuleio di Madaura, Tertulliano, Cipriano e Lattanzio. Sono giunti fino a noi numerosi suoi sermoni, di cui 16 lunghi e 77 brevi, che testimoniano come egli, nella sua opera di evangelizzazione, si confrontò con il paganesimo ancora diffuso e si applicò per confutare l'arianesimo. Il sermone quindicesimo, ad esempio, traccia un parallelo tra la figura di Giobbe e quella di Gesù Cristo.

A lui i devoti veronesi hanno dedicato una GRANDE BASILICA, meraviglioso capolavoro dell'arte romanica: sulle formelle in bronzo del portale, sui bassorilievi in pietra a sinistra e a destra della porta e in alto sul protiro è raffigurata la vita di san Zeno con i suoi miracoli. Mentre nel dipinto in alto san Zeno compare tra cavalieri (a destra) e fanti (a sinistra), simboli dell'aristocrazia e del popolo riuniti nella fede cristiana. All'interno della chiesa il Santo è raffigurato sorridente anche in una GRANDE STATUA di bronzo, inserita in una piccola abside sulla sinistra del presbiterio. La sua festa è fissata nel martirologio al 12 aprile, ma la diocesi di Verona lo celebra il 21 maggio, nel giorno della traslazione del corpo fatta dai santi Benigno e Caro dalla temporanea sepoltura nella Cattedrale alla zona dell'attuale Basilica, avvenuta il 21 maggio 807.

Numerosi sono i MIRACOLI che leggende e devoti fedeli gli attribuiscono. Uno curioso riguarda una scommessa che il Vescovo moro avrebbe fatto col Diavolo: con la vittoria in una partita a palla, giocata con la punta di una montagna, avrebbe ottenuto in premio una fonte battesimale in porfido (visibile all'entrata della chiesa) che il rivale fu costretto a portare sulle spalle fin da Roma; un altro narra di come san Zeno guarì la figlia indemoniata di un magistrato (Gallieno di Rezia), ricevendo in dono una preziosa corona. Quello forse più straordinario è riferito da papa Gregorio I e narra di un improvviso straripamento delle acque dell'Adige che sommersero tutta la città; le acque arrivarono alla cattedrale dove il longobardo re Autari aveva appena sposata la bella principessa Teodolinda, ma si arrestaro improvvisamente sulla porta, alte e minacciose ma incapaci di invadere l'interno. I veronesi si salvarono aspettando dentro nella cattedrale che la piena calasse.

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