Quasi celato in una misconosciuta traversa di via Garibaldi, è un'interessante raccolta di ceramiche, sculture, armi, reperti archeologici, monete e disegni iniziata nel rinascimento. Un museo particolare, in cui la visita comincia sin dall'esterno, dalla facciata che pare la solenne quinta di un teatro all’aria aperta.
Le origini del museo risalgono al 1955, quando il conte MARIO MINISCALCHI, a scopo educativo e culturale, decise la costruzione di una Fondazione detta "Museo Miniscalchi Erizzo". Venti anni dopo la sua morte essa cominciò il suo impervio cammino, catalogando reperti eterogenei, provenienti da secoli di acquisti e doni da parte delle famiglie con cui i Miniscalchi si imparentarono. Si articola su sedici sale, inaugurate nel 1990 dopo un grande lavoro di sistemazione scientifica a cui si accompagnò il ripristino della casa signorile.
L'atrio è articolato in quattro vani ricchi di testimonianze archeologiche e architettoniche riportate in luce durante i restauri praticati nel corso degli Anni Ottanta. Come varco d'ingresso alla seconda sala troviamo un arco neogotico in tufo, mentre una doppia coppia di colonne in marmo rosso di Verona, con capitelli a fogliame d'acanto, delimita il terzo vano dell'atrio, dal quale si accede allo scalone che immette nel Museo. L'ultimo vano dell'atrio presenta uno splendido soffitto ligneo del XV secolo: esso proviene da una stanza interna del palazzo e fu qui inserito all'epoca della ristrutturazione del 1880. È qui collocata una singolare SLITTA da TRAINO monoposto, dipinta con mitologiche figure marine; un raro cimelio, forse uno di quelli che una cronaca del 1767 descrive gareggiare in piazza Brà durante un inverno molto nevoso.
La visita al museo è aperta da un ampio scalone, che volutamente ricrea l'atmosfera di una ricca casa patrizia, su cui diciotto dipinti incassati in cornici di stucco ne arredano le pareti. Lungo lo scalone sono esposte anche due armature ornamentali forgiate nel XIX secolo e una acquasantiera bizantina del VI secolo. Lo scalone introduce nella SALA DEGLI ANTENATI, rievocati dai quadri alle pareti; da qui si passa alla sala del Procuratore Erizzo, dal ritratto che commemora l'avvenuta nomina nel 1767 di Nicolò Marcantonio Erizzo a Procuratore della Serenissima. Si accede quindi alla SALA DELLE BIFORE, che ospita un grande camino in maiolica dalla tipologia tipicamente trentina, oltre a mobili del '500 e '700.
L'arredo di mobili settecenteschi prosegue nella Sala del Settecento veneto, rappresentativa degli stili Luigi XIV, XV e XVI. In una vetrina sono ospitati antichi vetri di Murano, tra i quali spiccano tre vasi con coperchio di vetro soffiato decorato. Si passa quindi alla sala dedicata ai disegni: fogli inediti di autori veneti dei secoli XVI e XVII tra cui Falconetto, Farinati e Palma il Giovane.
Da questa sala si entra nella BIBLIOTECA, contenente opere di disparati autori ed argomenti, dai classici greci alle esplorazioni e alla linguistica. La successiva sala presenta vetrine con bronzetti etruschi, italici e romani, oltre a terracotte di uso domestico. La visita prosegue nell'Armeria orna di trofei d'armi, nella Saletta dei Soldatini (dalla raccolta soldatini intagliati nel legno) e nella "Sala del Moscardo", dal nome del grande erudito che lasciò in eredità le opere in essa contenute.
Il percorso museale si conclude con la saletta dedicata all'arte sacra, cosi detta per la presenza di numerosi oggetti devozionali, che introduce alla CAPPELLA finale, ricavata in una stanza del palazzo nel 1913, dove campeggia un altare del tardo settecento. L'arredo è completato da un lavabo da sacrestia del XVIII secolo e da un altarolo domestico del XVII secolo, composto da un crocifisso e due candelieri in ambra con intarsi in avorio, proveniente dall'area baltica.
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